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Gesù, come spesso fa, mette il dito nella piaga e smaschera la
nostra convinzione di essere brave persone. Certo è cosa buona
amare chi ci ama e fare del bene a chi ce ne fa. E' un dovere di
riconoscenza e spesso molti non fanno neppure quello. Ma non
possiamo illuderci di essere cristiani se agiamo bene come
chiunque potrebbe agire bene: un ateo come un buddista, un
agnostico come un animista. Gesù ci sfida a fare qualcosa che ci
renda riconoscibili come suoi seguaci: amare il nemico, usare
misericordia senza calcolo, trasformare addirittura le angherie
subite in sovrabbondanza di generosità.
Non possiamo mimetizzarci a lungo: Gesù è stato riconosciuto dal
centurione come figlio di Dio mentre moriva sulla croce
perdonando i suoi carnefici. Certo le nostre forze non saranno
sufficienti, ma almeno questo ci costringerà ad attingere alla
Fonte della Carità e metterci sul serio alla sua sequela.
RF
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