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Gesù scardina
una superstizione antica affermando che le disgrazie e le
calamità non sono punizioni di Dio. Lungi dall’apparire ovvia
questa risulta invece essere una convinzione dura a morire
ancora oggi. Perché Dio mi tratta così? Cosa ho fatto di male?
Ripetiamo ancora nelle avversità, incapaci di entrare nel
mistero del dolore e cioè nella logica del Regno. Quasi che Dio
ami più i ricchi egoisti degli indigenti, più i sani dei malati.
Se da
una parte Gesù libera, dall’altra mette in guardia: per tutti ci
sarà una fine (irrilevante in fondo se improvvisa o meno),
occorre convertirsi subito. Due equivoci: ritenere che Dio ha
esaurito la sua pazienza con me, oppure ritenere che Egli ha
pazienza infinita, c’è sempre tempo per cambiare. La parabola
insegna che il tempo dell’attesa misericordiosa di Dio non è
esaurito, ma che siamo “in riserva”, un anno per il fico e per
me? Dio mi chiede di prendere presto una decisione.
MM |