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"Vi do un comandamento nuovo" disse Gesù
in quell'ultima terribile e meravigliosa cena. Giovanni decenni
dopo quella cena scrive nella sua prima lettera: "E' di un
comandamento antico che vi scrivo, tuttavia è un comandamento
nuovo". Non è perciò "nuovo" solo nel senso che "prima non c'era
ed ora c'è". Si riferisce ad una vita che continuamente si
rinnova perché è nella radice dell'amore essere continuamente
creativo: "Ecco, faccio nuove tutte le cose". Nessuno si abitua
mai a sentirsi amato, e mai si abitua ad amare: quando subentra
l'abitudine proprio l'amore sta cominciando a spegnersi. Il
motivo di tutto ciò risiede nel fatto che questo "comando nuovo"
attinge la sua forza e il suo contenuto alla vita stessa della
Trinità. La reciprocità dell'amore della Trinità è il motore
dell'attività creativa e la filigrana della creazione, dove ogni
cosa è fatta in dono a tutto il resto.
Se nella nostra vita ci scontriamo col "vecchio" che avanza ed
ingrigisce le nostre giornate ora sappiamo la risposta: manca il
"nuovo" di quel comando, manca la vita della Trinità, del Cielo.
A noi l'affascinante compito di innescare attorno a noi quella
stessa vita, partendo da piccoli gesti di dono disinteressato. E
come affermava S. Giovanni della croce: "metti amore dove non
c'è amore e troverai amore".
RF |