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Il vangelo di
questa domenica mi rimanda per associazione al primo dei
comandamenti, che ho meditato appena due giorni fa: “Io sono
il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”.
Nel contesto in cui è stato pronunciato per la prima volta il
suo messaggio era chiaro e potente: qualunque cosa potesse
sconvolgere gli israeliti, tanto da far loro presagire una
potenza ultraterrena, non poteva competere con la sconvolgente
liberazione dalla schiavitù e con l’aiuto nel deserto da parte
di Yahwe. Questo comandamento interviene anche oggi a salvare
Israele e ciascuno di noi dalla nevrosi ossessiva: “Non devi
più assicurarti instancabilmente il favore della divinità di
turno perché Io sarò sempre al tuo fianco, in modo affidabile!”.
Preghiamo questa settimana con il salmo 121: “Il Signore è il
tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre e sta alla tua
destra… . Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà
la tua vita”.
Oggi è non per
caso la XLI giornata mondiale per la preghiera per le vocazioni.
È certo che Dio vede le necessità della Chiesa, ma allora perché
pregare per le vocazioni? Pregare per le vocazioni significa
ricordare che la vocazione è dall’alto, dal Custode, per Cristo,
nello Spirito Santo. Non è il soggetto che sceglie, neppure
soltanto la Chiesa che chiama e nemmeno i bisogni del mondo che
suscitano vocazioni: Dio solo plasma e sostiene le vocazioni.
Quindi dobbiamo pregare il Signore affinché mandi operai nella
sua mietitura, così da affrettare il regno di Dio. Ma perché
tutto si avveri occorre che ne sentiamo l’urgente bisogno perché
Lui esaudisce i desideri del nostro cuore. Non c’è chiamata
senza un desiderio orante della Chiesa affinché il Signore
faccia ascoltare la sua voce.
LM
'Il Bel Pastore'
E' dolce e rassicurante il breve Vangelo di oggi: Gesù
dice che noi siamo le pecore del suo gregge, che ascoltano la
sua voce e lo seguono; lui è il nostro pastore, ci dà la vita, e
nessuno potrà mai rapirci dalla sua mano e dalla mano del Padre.
Siamo
dunque assolutamente al sicuro: come fa il pastore con le
pecore, così Gesù ci conosce uno per uno, vive giorno e notte
con noi, ci guida, ci porta ai pascoli migliori, ci protegge, ci
chiama: non per niente oggi in tutta la chiesa si prega proprio
per le 'vocazioni', per le 'chiamate' di Gesù.
Nel
capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, che sempre troviamo alla
quarta domenica di Pasqua, c'è una parola che descrive Gesù
Pastore: kalòs. Questa parola greca vuol dire 'buono', ma, prima
ancora, vuol dire 'bello'; Gesù è il buon Pastore, ma prima
ancora è il 'bel' Pastore.
Essere
le pecore del gregge di Gesù è dunque per noi la cosa migliore,
perché Gesù è il nostro pastore buono, ma è anche la cosa più
bella che ci possa capitare.
GG |