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L'evangelista
Giovanni ci racconta oggi la terza apparizione di Gesù risorto (Gv
21, 1-19); qui per tre volte il Signore chiede a Pietro se gli
vuol bene; ed ogni volta, dopo che Pietro gli risponde di sì,
gli affida la missione di pascere le sue pecorelle, di essere la
guida dei cristiani.
Dunque il
requisito per un incarico così importante è uno solo: si tratta
di voler bene a Gesù. Per ben sette volte in poche righe ritorna
questa espressione, nel dialogo tra Gesù e Pietro: voler bene a
Gesù.
Ma il testo
greco, le parole cioè che l'evangelista ha proprio scritto, ci
riserva una sorpresa: non sempre infatti il 'voler bene' è
espresso allo stesso modo. Gesù le prime due volte usa una
parola che si rifà all'agape, l'amore più alto e più bello;
invece nella terza domanda di Gesù, e sempre nelle risposte di
Pietro, c'è una parola che rimanda alla 'filia', all'amore di
amicizia, alto e bello sì, ma meno dell'agape.
È come se Gesù
si accontentasse, abbassasse il tiro: se come Pietro
riconosciamo di essere ancora incapaci di 'agape', il Signore
risorto si china su di noi, ci prende al punto in cui siamo, e
ci dice, come a Pietro: "Seguimi".
GG.
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