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Sono passati 40 giorni, così ci rivelano gli
Atti degli Apostoli, e Gesù accingendosi ad essere assunto in
Cielo dice ai suoi: "siete testimoni". Già, testimoni. Significa
aver veduto, toccato, udito, cioè sperimentato l'oggetto della
testimonianza altrimenti si è testimoni del nulla. Quello è il
senso di quei "40 giorni", come il ritiro di Gesù dopo il
battesimo nel Giordano, come 40 furono gli anni del popolo nel
deserto prima di poter entrare nella terra promessa. "40"
sottolinea l'aver fatto una intensa e radicale esperienza di
Dio, di quelle che cambiano la vita, come fecero i discepoli col
Risorto presente in mezzo a loro per tutto quel tempo.
I cristiani sono un popolo di testimoni, o
almeno così dovrebbe essere. Cosa possiamo testimoniare? Di
quale radicale esperienza di Dio possiamo comunicare? Quali sono
i nostri "40" giorni? Ci stiamo giocando il nostro
cristianesimo! Se dovessimo ritrovarci ammutoliti dinnanzi a
queste domande occorre una svolta decisa. Cerchiamoci un
compagno, come Cleopa verso Emmaus, condividiamo con lui le
nostre speranze - magari deluse - nel Signore, apriamoci al
forestiero come fosse uno di famiglia lasciandoci interrogare
dalle Scritture e preghiamo "Resta con noi Signore, perché si fa
sera". Così come cominciò il primo di quei 40 giorni forse anche
noi potremmo comunicare a qualcuno: "non sentivi anche tu ardere
il cuore mentre Lui parlava"?
RF |