| È
importante rendersene conto: Gesù arriva tra noi come bimbo
indifeso, nella sua debolezza infinita, ma è "uno più forte
di me". Viene apposta perché io sono, pur nella mia
sicurezza, nel mio orgoglio incredibilmente fragile ed ho bisogno
della sua forza, del suo "ventilabro" per ripulire l'aia
della mia anima da ciò che è superfluo e poter raccogliere il
grano che il suo amore ha depositato in me. Da solo non ne sarei
capace.
Forse
aspettare il natale con questa coscienza ci permette di dare le
giuste proporzioni all'evento e capire che sono io quello che ha
bisogno del "medico", della sua forza, del suo Spirito e
del suo Fuoco coi quali mi battezzerà. E che non ci sono persone
di nessun tipo, seppur grandi e spirituali (come poteva essere
Giovanni Battista, come può essere qualsiasi altro riferimento
spirituale, alto ma pur sempre umano) a cui potermi aggrappare.
Gesù è più forte, e per questo noi possiamo abbandonarci alla
sua "debolezza".
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