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Mentre
lo conducevano via,
presero un certo Simone di Cirène che
veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare
dietro a Gesù.
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Sicuramente ha grande
valore scegliere di soffrire per Gesù, caricarci la croce del
sacrificio volontario per amore suo, soprattutto quella croce
collegata alla carità verso i fratelli, alle opere di
misericordia… “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua
croce…”. Ho sentito di grandi santi che sapevano dare prova di
amore a Dio sopportando indicibili penitenze, a volte anche
eccentriche, espressioni di uno slancio d’amore unico.
Simone di Cirene
è l’uomo caricato della croce suo malgrado. Non era un
volontario e forse ha anche protestato per quel bizzarro scherzo
del destino. Ditemi: la croce che ci arriva malgrado noi è meno
preziosa di quella scelta volontariamente? Non è forse sempre e
comunque croce di Gesù?
Non occorre
essere grandi penitenti volontari: forse è sufficiente accettare
di portare con amore quella croce che noi non avremmo neanche
scelto e che altri ci mettono addosso. La croce di un incarico
ingrato, di una aspettativa difficile da soddisfare, di un
caratteraccio da sopportare, di un incidente dovuto
all’imprudenza altrui… Avremmo desiderato dar prova di amare
Dio con ben altre croci… L’importante è portarla dietro a Gesù,
senza lamentarci o rattristarci. Dovere di ogni cristiano e tanto
caro a noi che ne abbiamo fatto lo stemma della nostra famiglia.
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