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«Rimase solo Gesù
con la donna…»
Soli con Gesù: l’esperienza più intima e profonda che
l’animo umano possa sperimentare. L’esperienza di una presenza
mai imbarazzante o invadente, scrutatrice impietosa dei nostri
meandri più scuri, ma liberante, luminosa, risolutiva. Spariscono
gli accusatori, siano essi esterni osservatori che “aspettano la
mia caduta”, meschini e ingenui compagni di strada dediti alle
stesse o simili debolezze, o forse ad altre più veniali… (ma
chi può misurarle?) o siano
gli interni sensi di colpa che non si fermano al loro compito di
pungolo della coscienza e diventano schiacciante e impietoso
indice, intralcio alla rinascita dell’uomo nuovo.
«Neanch’io ti
condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Scoprire che quando ci
sentiamo amati e accettati nei nostri limiti siamo meglio disposti
a cogliere quell’ammonimento amoroso a non peccare più:
pedagogia divina
dell’amore dove la correzione segue il perdono, dove la carità
precede la verità. Una pedagogia che ci ricostruisce dentro, che
fa rifiorire il nostro deserto e quello di chi ci avvicina, quando
sappiamo donarne anche un piccolo riflesso.
Quale brano meglio di
questo può fare da sfondo a san Girolamo che in solitudine,
davanti al Crocifisso, domandava misericordia e non giudizio?
(FM)
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