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Non è un modo
di dire, un’espressione nata dalla pietà popolare, da qualche
devozione medievale… È Gesù stesso a definirsi tale, ad
accettare quel titolo provocatoriamente propostogli da Pilato.
Gesù è un re. Anzi, è “il” Re, l’unico che può davvero fregiarsi
di un tale titolo, in cui il titolo diventa sostanza. Tuttavia è
un re molto diverso da quelli che conosciamo dalla storia o
dalla cronaca. Il suo regno non è di quaggiù, non ha confini,
non ha territorio o esercito, pur essendo un regno reale. Cresce
lentamente: da piccolo seme a grande albero, fino a incorporare
tutto in sé, nella pienezza del tempo. A noi è concesso un
privilegio: farne parte fin da subito, contribuire alla sua
inarrestabile crescita. Unica condizione per noi è accettarne la
legge intrinseca, quella che nel regno di Gesù muove, armonizza,
fa essere tutte le cose: l’amore.
AM
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