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Natale
è da sempre la festa della luce, la luce del sole che in questi
giorni di dicembre ricomincia ad allungare il suo tempo sulla
notte, e la Luce di Dio, che oggi viene nel mondo; ha dunque un
fascino particolare celebrare la Messa di Natale al sorgere
della luce.
Il
Vangelo della Messa 'dell'aurora' ci narra ciò che è successo in
'quella' aurora: la visita dei pastori a Maria, a Giuseppe e al
Bambino.
L'evangelista Luca per ben tre volte in poche righe usa qui il
termine greco 'rhema': è una parola che, come la corrispondente
ebraica 'dabar', significa appunto 'parola'; la parola che il
Signore ha fatto conoscere ai pastori (versetti 15 e 17) e che
Maria 'medita' nel suo cuore (versetto 19).
Ma si
tratta di una parola speciale, di una parola che 'avviene', che
non solo dice, ma anche 'fa quello che dice': la Parola eterna,
infinita di Dio, che si fa carne.
Anche
noi possiamo dar gloria a Dio, vivere la gioia, lo 'stupore' che
provarono quel giorno gli angeli e gli uomini a Betlemme per
questo 'avvenimento': Dio nascosto nella debolezza di un
bambino, figlio di Maria, nostro fratello.
GG |