i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Parola

Il Vangelo domenicale

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 29 maggio 2005 - VI di Pasqua A 

       «Chi mangia e beve di me dimora in me e io in lui» (Gv 6,56)

     
   


Veramente mai nome fu più appropriato per indicare il cibarsi dell'Eucaristia: comunione. Perché Gesù ci conferma che cibarsi di Lui porta ad una intimità senza pari con Lui: un dimorare reciproco. Se l'Eucaristia è "il culmine e la fonte" di tutta la vita cristiana allora dobbiamo guardare a questa comunione il culmine e la fonte di tutto il nostro agire. Significa che tutto della mia vita deve spendersi per realizzare questa comunione, per raggiungerla e tutto il mio agire deve avere la comunione come motore. Significa che l'Eucaristia mi trasforma in apostolo di comunione, generatore di fraternità in tutti gli ambienti in cui vivo e che frequento. Essere di meno significa svuotare di contenuto il dono dell'Eucaristia. A noi prenderne coscienza e vivere con intensità quella "robusta spiritualità di comunione" auspicata da Giovanni Paolo II nella sua "Novo millennio ineunte".

RF

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