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Veramente mai nome fu più appropriato per
indicare il cibarsi dell'Eucaristia: comunione. Perché Gesù ci
conferma che cibarsi di Lui porta ad una intimità senza pari con
Lui: un dimorare reciproco. Se l'Eucaristia è "il culmine e la
fonte" di tutta la vita cristiana allora dobbiamo guardare a
questa comunione il culmine e la fonte di tutto il nostro agire.
Significa che tutto della mia vita deve spendersi per realizzare
questa comunione, per raggiungerla e tutto il mio agire deve
avere la comunione come motore. Significa che l'Eucaristia mi
trasforma in apostolo di comunione, generatore di fraternità in
tutti gli ambienti in cui vivo e che frequento. Essere di meno
significa svuotare di contenuto il dono dell'Eucaristia. A noi
prenderne coscienza e vivere con intensità quella "robusta
spiritualità di comunione" auspicata da Giovanni Paolo II nella
sua "Novo millennio ineunte".
RF |