Oggi, Signore, ti festeggiamo Re
dell’Universo e vorremo onorarti degnamente. Vorremmo farti sentire la
nostra dedizione, dimostrare la nostra fiducia, manifestarti il nostro
amore. Però così ci metti in imbarazzo. Che
razza di re può essere uno che ha fame, uno che ha
sete, straniero, addirittura nudo e malato, persino delinquente
in carcere? Non ci siamo abituati! Ti abbiamo sempre immaginato col
volto colmo di tenerezza e misericordia, tutto dedito a noi e ai nostri
guai e alla fine ci mostri un volto sfigurato dalla povertà e
dall’ignominia, un uomo “di fronte al quale ci si copre il volto”…
Volevamo servirti e in fondo cercavamo di
essere serviti. Ma tu questo servizio lo hai
già reso, mischiandoti in mezzo alle nostre miserie, condividendo
l’infamia e la maledizione dell’umanità scomoda che hai giudicato assiso
dal tuo trono: la croce. Ora tocca a noi ricambiare in ogni prossimo che
t’impersona e rappresenta sulla terra, prediligendo chi, magari
maleodorante di sudore e sporcizia, ci apre le porte del Cielo.