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Ci incontriamo oggi, dopo più di 5 mesi, il
desiderio forse era stato quello di vederci prima e sentirci un po’ più
spesso. Magari non ci siamo tutti, ma rappresentiamo tutti i nostri
gruppi.
Credo comunque che adesso la cosa più importante sia
che siamo nuovamente qui, insieme. Ma perché siamo qui? La nostra
presenza è anzitutto segno che desideriamo camminare insieme dietro una
Persona che in un modo o nell’altro ha incrociato la nostra vita e ci
ha affascinato.
Al di là di quanto allora diremo ciò che conta è
fare esperienza di Lui, che come già sappiamo si rende presente dove
due o più persone si incontrano nel suo nome, nel suo amore. Così nel
momento stesso in cui ascolteremo e rifletteremo insieme già possiamo
sperimentare quanto si dice
Ci lasciamo aiutare in questa conversazione da quanto
il papa ha scritto a chiusura del grande giubileo dove tracciava un
programma per la chiesa nel terzo millennio. E’ la prima volta che un
papa fa una cosa del genere: un itinerario per tutta la Chiesa, dove
descrive come devono essere i cristiani nel nuovo millennio, e cosa è
centrale nella vita cristiana.
Anche noi come parte di Chiesa siamo chiamati ad
avere questa stessa prospettiva.
Noi dovremmo avere una visione della nostra vita,
dovremmo stabilire un punto da dove osservarla. Ma qual è il punto più giusto nel quale porsi per comprendere quale
cammino dobbiamo fare come singoli, come gruppo, come gruppi, come
Chiesa?
Può sembrare paradossale, ma questo punto decisivo
è il punto d’arrivo. Anche il Padre celeste ha costruito tutto con
una vision. Lo Spirito creatore ha fatto tutto in vista del Figlio. C’è
quindi un progetto del Padre che lo Spirito deve realizzare, dove il
Padre vuole portarci: sul punto d’arrivo.
Qual è questa meta,
l’obbiettivo, di tutta l’umanità?
Essere in Dio, in Cristo una cosa sola. Lo Spirito
Santo sa che sarà così.
Anche noi siamo qui per ragionare in questo modo, per
capire cosa è importante nella nostra vita, cosa deve esserci per poter
raggiungere questa meta e come farlo insieme.
Vediamo
cosa dice: “Un nuovo tratto di cammino si apre per la Chiesa,
riecheggiano nel nostro cuore le parole con cui un giorno Gesù, dopo
aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l’apostolo a
‘prendere il largo’ per la pesca: ‘Duc in altum’ (Lc
5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e
gettarono le reti. ‘E avendolo fatto, presero una quantità enorme di
pesci’. Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del
passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al
futuro” (Novo Millennio Ineunte
1).
Questo è quanto dobbiamo fare. ‘prendere il
largo!’.
Dove posare il nostro
sguardo scrutando l’orizzonte che ci sta di fronte?
“Lo sguardo
resta più che mai fisso sul volto del Signore” (NMI, 16).
Siamo allora chiamati a rinnovare la scelta
fondamentale di seguire Gesù.
Ricercarlo nella nostra storia passata, presente e
futura, per entrare in una
comunione sempre più profonda con Lui. Ricordarci quanto ha detto al
nostro cuore nei momenti decisivi dell’incontro con Lui.
I cristiani sono quelli che trovano Dio nell’umanità
(visione dinamica)
Gli altri sono quelli che trovano in Dio l’umanità
(visione statica)
Il Verbo sul quale fissare lo sguardo è il Dio fatto
carne.
Dobbiamo allora partire dalla carne, dall’umanità,
con i suoi rischi e pericoli. Dobbiamo sporcarci, immergerci come ha
fatto Gesù. Mettere il dito in una piaga, come Tommaso e toccare la
Divinità. E’ sulla strada dell’incarnazione che noi siamo chiamati
a camminare, come poi ci dirà bene anche Roberto, seguire il Dio
crocifisso per noi.
Ci sono delle piaghe aperte nella nostra storia e
nella storia dell’umanità, della Chiesa…
Noi abbaiamo paura di metterci il dito e così
facendo non arriveremo mai alla fede ma ci perderemo in mezzo ai
ragionamenti
“Ecco, Io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).
“Da
questa certezza – commenta il papa (cfr NMI
29) – dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana…
Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i
problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle
grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non
una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci
infonde: Io sono con voi!
Cristo
stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita
trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella
Gerusalemme celeste”.
Dio ha salvato l’umanità non tramite un annuncio,
ma tramite una Persona.
Noi salviamo la nostra vita, se perdiamo la nostra
vita in Lui, se entriamo nel dinamismo d’amore che è la sua vita.
L’altro è salvato se incontra una persona, non una
formula.
Ecco
allora che il papa ci indica il modo di cercare e incontrare questa
persona che ci salva e che ci permette di testimoniarla.
Prima
del fare, “prima di programmare…- il papa afferma _ occorre
promuovere unna spiritualità della comunione, facendola emergere come principio
educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove
si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori
pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità.
Nel
Vangelo ci sono dei principi educativi.
C’è
questa spiritualità di comunione.
Il
primo principi che tutti già conosciamo è quello dell’amore
reciproco: “amatevi gli uni gli altri”.
“La
comunione è il frutto e la manifestazione di quell’amore che,
sgorgato dal cuore dell’eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo
Spirito che Gesù ci dona (cfr. Rm
5,5), per fare di tutti noi “un cuor solo e un anima sola” (At
4, 32)
Le
Parole del Signore, a questo proposito, sono troppo precise per poterne
ridurre la portata. Tante cose, anche nel nuovo secolo, saranno
necessarie per il cammino storico della Chiesa; ma se mancherà la carità
(agape) tutto sarà inutile (cfr 1
Cor 13, 2)” (NMI, 42)
Tutto
questo è molto illuminante e molto bello!
Come
incarnarlo nella nostra vita di tutti i giorni?
“Innanzi
tutto sguardo portato sul mistero della Trinità che abita in noi e la
cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.
[Alla base di tutto deve esserci il sentirsi amati, il sentirsi buoni]
-
Il
fratello come “uno che mi appartiene”,
-
saper
condividere,
-
vedere
anzitutto il positivo,
-
far
spazio,
-
portare
i pesi gli uni degli altri.
Non
ci facciamo illusioni. Senza questo cammino spirituale, a ben poco
servirebbero gli strumenti esteriori [incontri, bivacchi, campi, momenti
di preghiera, sentirsi via internet, o col cellulare] della comunione.
Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che vie
di espressione e di crescita” (cfr. 43)
Siamo
allora invitati a vivere questa spiritualità di comunione per
incontrare Gesù e camminare con lui verso la meta da lui pensata,
l’unità dell’intera famiglia umana.
Mi
piacerebbe concludere questa prima parte leggendovi una riflessione
sulla comunione che ci può aiutare a capire a cosa bisogna puntare per
viverla bene:
“La
comunione è un combattimento di ogni istante.
La negligenza di un solo istante può frantumarla;
basta un niente;
un solo pensiero senza carità,
un giudizio ostinatamente conservato,
un attaccamento sentimentale,
un orientamento sbagliato,
un’ambizione o un interesse personale,
un’azione compiuta per se stessi e non per il Signore. (…)
Aiutami, Signore, a esaminarmi così:
qual è il centro della mia vita?
Tu oppure io?
Se sei Tu, ci raccoglierai nell’unità.
Ma se vedo che intorno a me pia piano tutti si allontanano e si
disperdono, questo è il segno che ho messo al centro me stesso
(F. X. N. van Thuan)”.
La
comunione richiede un grande impegno da parte di ognuno. Ma nella
comunione sarà Gesù, la Trinità a rendersi presente fra noi. E solo
se mettiamo al centro delle nostre vite Dio e il suo Vangelo, possiamo
essere raccolti in unità e
contribuire a raccogliere gli
altri in unità. Questo però si può fare unicamente insieme e
grazie al contributo di ciascuno.
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