| Cari
giovani! Nel
rivolgermi con gioia a voi che state preparandovi alla XXI
Giornata Mondiale della Gioventù, rivivo nel mio animo il
ricordo delle arricchenti esperienze fatte nell’agosto dello
scorso anno in Germania. La Giornata di quest’anno verrà
celebrata nelle diverse Chiese locali e sarà un’occasione
opportuna per ravvivare la fiamma di entusiasmo accesa a Colonia
e che molti di voi hanno portato nelle proprie famiglie,
parrocchie, associazioni e movimenti. Sarà al tempo stesso un
momento privilegiato per coinvolgere tanti vostri amici nel
pellegrinaggio spirituale delle nuove generazioni verso Cristo.
Il tema che propongo alla
vostra considerazione è un versetto del Salmo 118 [119]: "Lampada
per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (v.
105). L’amato Giovanni Paolo II ha commentato così queste parole
del Salmo: "L’orante si effonde nella lode della Legge di Dio,
che egli adotta come lampada per i suoi passi nel cammino spesso
oscuro della vita" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
XXIV/2, 2001, p. 715). Dio si rivela nella storia, parla agli
uomini e la sua parola è creatrice. In effetti, il concetto
ebraico "dabar", abitualmente tradotto con il termine
"parola", sta a significare tanto parola che atto.
Dio dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nell’Antico Testamento
annuncia ai figli d’Israele la venuta del Messia e
l’instaurazione di una "nuova" alleanza; nel Verbo fatto carne
Egli compie le sue promesse. Lo evidenzia bene anche il
Catechismo della Chiesa Cattolica: "Cristo, il Figlio di
Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del
Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola
che quella" (n. 65). Lo Spirito Santo, che ha guidato il popolo
eletto ispirando gli autori delle Sacre Scritture, apre il cuore
dei credenti all’intelligenza di quanto è in esse contenuto. Lo
stesso Spirito è attivamente presente nella Celebrazione
eucaristica quando il sacerdote, pronunciando "in persona
Christi" le parole della consacrazione, converte il pane e
il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, perché siano nutrimento
spirituale dei fedeli. Per avanzare nel pellegrinaggio terreno
verso la Patria celeste, abbiamo tutti bisogno di nutrirci della
parola e del pane di Vita eterna, inseparabili tra loro!
Gli Apostoli hanno
accolto la parola di salvezza e l’hanno tramandata ai loro
successori come un gioiello prezioso custodito nel sicuro
scrigno della Chiesa: senza la Chiesa questa perla rischia di
perdersi o di frantumarsi. Cari giovani, amate la parola di Dio
e amate la Chiesa, che vi permette di accedere a un tesoro di
così alto valore introducendovi ad apprezzarne la ricchezza.
Amate e seguite la Chiesa, che ha ricevuto dal suo Fondatore la
missione di indicare agli uomini il cammino della vera felicità.
Non è facile riconoscere ed incontrare l’autentica felicità nel
mondo in cui viviamo, in cui l’uomo è spesso ostaggio di
correnti di pensiero, che lo conducono, pur credendosi "libero",
a perdersi negli errori o nelle illusioni di ideologie
aberranti. E’ urgente "liberare la libertà" (cfr Enciclica
Veritatis splendor, 86), rischiarare l’oscurità in cui
l’umanità sta brancolando. Gesù ha indicato come ciò possa
avvenire: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 31-32). Il Verbo incarnato, Parola di
Verità, ci rende liberi e dirige la nostra libertà verso il
bene. Cari giovani, meditate spesso la parola di Dio, e lasciate
che lo Spirito Santo sia il vostro maestro. Scoprirete allora
che i pensieri di Dio non sono quelli degli uomini; sarete
portati a contemplare il vero Dio e a leggere gli avvenimenti
della storia con i suoi occhi; gusterete in pienezza la gioia
che nasce dalla verità. Sul cammino della vita, non facile né
privo di insidie, potrete incontrare difficoltà e sofferenze e a
volte sarete tentati di esclamare con il Salmista: "Sono stanco
di soffrire" (Sal 118 [119], v. 107). Non dimenticate di
aggiungere insieme con lui: "Signore, dammi vita secondo la tua
parola... La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la
tua legge" (ibid., vv. 107.109). La presenza amorevole di
Dio, attraverso la sua parola, è lampada che dissipa le tenebre
della paura e rischiara il cammino anche nei momenti più
difficili.
Scrive l’Autore della
Lettera agli Ebrei: "La parola di Dio è viva, efficace e più
tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al
punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e
delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore"
(4,12). Occorre prendere sul serio l’esortazione a considerare
la parola di Dio come un’"arma" indispensabile nella lotta
spirituale; essa agisce efficacemente e porta frutto se
impariamo ad ascoltarla, per poi obbedire ad essa.
Spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica: "Obbedire (ob-audire)
nella fede è sottomettersi liberamente alla Parola ascoltata,
perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità
stessa" (n. 144). Se Abramo è il modello di questo ascolto che è
obbedienza, Salomone si rivela a sua volta un ricercatore
appassionato della sapienza racchiusa nella Parola. Quando Dio
gli propone: "Chiedimi ciò che io devo concederti", il saggio re
risponde: "Concedi al tuo servo un cuore docile" (1 Re
3,5.9). Il segreto per avere "un cuore docile" è di
formarsi un cuore capace di ascoltare. Ciò si ottiene
meditando senza sosta la parola di Dio e restandovi radicati,
mediante l’impegno di conoscerla sempre meglio.
Cari giovani, vi esorto
ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata
di mano, perché sia per voi come una bussola che indica la
strada da seguire. Leggendola, imparerete a conoscere Cristo.
Osserva in proposito San Girolamo: "L’ignoranza delle Scritture
è ignoranza di Cristo" (PL 24,17; cfr
Dei Verbum, 25). Una via ben collaudata per approfondire
e gustare la parola di Dio è la lectio divina, che
costituisce un vero e proprio itinerario spirituale a
tappe. Dalla lectio, che consiste nel leggere e rileggere
un passaggio della Sacra Scrittura cogliendone gli elementi
principali, si passa alla meditatio, che è come una sosta
interiore, in cui l’anima si volge a Dio cercando di capire
quello che la sua parola dice oggi per la vita concreta. Segue
poi l’oratio, che ci fa intrattenere con Dio nel
colloquio diretto, e si giunge infine alla contemplatio,
che ci aiuta a mantenere il cuore attento alla presenza di
Cristo, la cui parola è "lampada che brilla in luogo oscuro,
finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei
vostri cuori" (2 Pt 1,19). La lettura, lo studio e la
meditazione della Parola devono poi sfociare in una vita di
coerente adesione a Cristo ed ai suoi insegnamenti.
Avverte San Giacomo:
"Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto
ascoltatori, illudendo voi stessi. Perché se uno ascolta
soltanto e non mette in pratica la Parola, somiglia a un uomo
che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s’è
osservato, se ne va, e subito dimentica com’era. Chi invece
fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e
le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno
che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel
praticarla" (1,22-25). Chi ascolta la parola di Dio e ad essa fa
costante riferimento poggia la propria esistenza su un saldo
fondamento. "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in
pratica – dice Gesù - è simile a un uomo saggio che ha costruito
la sua casa sulla roccia" (Mt 7,24): non cederà alle
intemperie.
Costruire la vita su
Cristo, accogliendone con gioia la parola e mettendone in
pratica gli insegnamenti: ecco, giovani del terzo millennio,
quale dev’essere il vostro programma! E’ urgente che sorga una
nuova generazione di apostoli radicati nella parola di Cristo,
capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo e pronti a
diffondere dappertutto il Vangelo. Questo vi chiede il Signore,
a questo vi invita la Chiesa, questo il mondo - anche senza
saperlo - attende da voi! E se Gesù vi chiama, non abbiate paura
di rispondergli con generosità, specialmente quando vi propone
di seguirlo nella vita consacrata o nella vita sacerdotale. Non
abbiate paura; fidatevi di Lui e non resterete delusi.
Cari amici, con la XXI
Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo il prossimo 9
aprile, Domenica delle Palme, intraprenderemo un ideale
pellegrinaggio verso l’incontro mondiale dei giovani, che avrà
luogo a Sydney nel luglio 2008. Ci prepareremo a questo grande
appuntamento riflettendo insieme sul tema Lo Spirito
Santo e la missione, attraverso tappe successive. Quest’anno
l’attenzione si concentrerà sullo Spirito Santo, Spirito di
verità, che ci rivela Cristo, il Verbo fatto carne, aprendo
il cuore di ciascuno alla Parola di salvezza, che conduce alla
Verità tutta intera. L’anno prossimo, 2007, mediteremo su un
versetto del Vangelo di Giovanni: "Come io vi ho amato, così
amatevi anche voi gli uni gli altri" (13,34) e scopriremo
ancor più a fondo come lo Spirito Santo sia Spirito d’amore,
che infonde in noi la carità divina e ci rende sensibili ai
bisogni materiali e spirituali dei fratelli. Giungeremo, infine,
all’incontro mondiale del 2008, che avrà per tema: "Avrete
forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete
testimoni" (At 1,8).
Sin d’ora, in un clima di
incessante ascolto della parola di Dio, invocate, cari giovani,
lo Spirito Santo, Spirito di fortezza e di testimonianza,
perché vi renda capaci di proclamare senza timore il Vangelo
sino agli estremi confini della terra. Maria, presente nel
Cenacolo con gli Apostoli in attesa della Pentecoste, vi sia
madre e guida. Vi insegni ad accogliere la parola di Dio, a
conservarla e a meditarla nel vostro cuore (cfr Lc 2,19)
come Lei ha fatto durante tutta la vita. Vi incoraggi a dire il
vostro "sì" al Signore, vivendo l’"obbedienza della fede". Vi
aiuti a restare saldi nella fede, costanti nella speranza,
perseveranti nella carità, sempre docili alla parola di Dio. Io
vi accompagno con la mia preghiera, mentre di cuore tutti vi
benedico.
Dal Vaticano, 22
Febbraio 2006, Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo.
BENEDICTUS PP. XVI |