i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Speciale Köln 2005

   
 

Con questo tema introduttivo abbiamo voluto prendere coscienza di cosa significasse partecipare alla GMG di Colonia iscrivendoci non attraverso le diocesi di appartenenza ma come giovani somaschi...

 
 
 
 
    
  
La GMG nella luce Somasca: la Croce, la Chiesa, il pellegrinaggio.

Lucerna, 14.08.2005

La bellezza di un incontro ecclesiale delle dimensioni di una GMG sta proprio nella varietà delle persone che vi partecipano, sia per nazionalità e sia per l’esperienza di Chiesa che fanno. Incontreremo tedeschi, colombiani, coreani… che vivono il cristianesimo con delle sfumature caratteristiche date dallo loro cultura e dalla loro storia. Così incontreremo rappresentanti di associazioni e movimenti diversi che avranno a loro volta delle coloriture diverse che arricchiranno il quadro che verremo a formare: scout, catecumenali, carismatici, gen… Così giovani di tante famiglie religiose: redentoristi, mercedari, missionari della consolata, salesiani… somaschi. Somaschi appunto. Quale può essere il nostro contributo in questo contesto? Cosa possono dare di proprio i giovani somaschi in una occasione come questa?

Vi do tre suggerimenti alla luce dei tre elementi costitutivi della GMG: la Croce, il pellegrinaggio e la Chiesa.

La storia della GMG nasce 20 anni fa alla fine dell’Anno Santo della Redenzione del 1984, quando chiudendo la Porta Santa Giovanni Paolo II affida ai giovani la Croce che aveva troneggiato durante tutto l’anno a fianco dell’altare di S. Pietro. Consegnando la Croce dirà queste parole: «Vi affido la Croce di Cristo. Portatela nel mondo come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità e annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza». Nel 1985 attorno a questa croce si radunano i giovani di tutto il mondo con la prima GMG, proprio a Roma.

Il logo che capeggia nelle nostre bandiere e nelle nostre bandane rappresenta in maniera stilizzata Gesù che porta la croce: è lo stemma dei padri somaschi. Perché tutta l’esperienza spirituale e le opere di carità di Girolamo Emiliani nascono dall’incontro col Crocifisso misericordioso che non lo condanna per tutto il male che nella sua vita aveva commesso ma lo salva. Ai piedi della croce scopre il volto paterno di Dio e si ritrova figlio. Questa esperienza di figliolanza Girolamo la comunica a chiunque incontra, prediligendo chi non ha potuto fare esperienza di una vera paternità: gli orfani. Per questo, nel suo testamento spirituale, esorta i suoi compagni a seguire la via del Crocifisso. Dietro a lui potremo sperimentarci tutti figli di Dio, tutti fratelli: si può sperimentare la famiglia.

Questa famiglia dei figli di Dio altro non è che la Chiesa. È nella Chiesa che Girolamo trova il senso e l’obbiettivo della sua vita. Attraverso gli orfani, i suoi compagni, gli amici che condividono il suo ideale di carità, ricostruisce quella famiglia che era la prima comunità cristiana, quella descritta dagli Atti degli Apostoli. Per questo lui e i suoi compagni ogni giorno pregavano chiedendo a Dio di “ricostituire quello stato di santità che fu al tempo dei suoi apostoli”. Per questo attorno a lui giravano espressioni diverse della Chiesa del suo tempo ed era legato da profonda amicizia con altri fondatori di ordini religiosi. Così collaboravano con lui cappuccini, domenicani, teatini, clero diocesano, vescovi, laici, uomini e donne di ogni condizione. Per questo è una ricchezza enorme che nel nostro gruppo non siamo tutti somaschi, ma ci siano anche i missionari della Consolata, amici che ci hanno conosciuto ma non necessariamente percorrono il nostro stesso cammino. In questo modo, nel piccolo, siamo espressione di questa comunione di Chiesa che Girolamo aveva nel cuore.

Infine il pellegrinaggio. Non è un caso che le GMG, almeno in Europa, si siano svolte in luoghi che sono mete di pellegrinaggi storici, centri della fede del cristianesimo europeo: Roma, Santiago de Compostela, Cezstochova, la stessa Colonia. L’esperienza del pellegrinaggio è quella di mettere il cristiano in movimento, di avere la consapevolezza di dover fare un percorso per misurare la propria fede e incontrare Dio. San Girolamo è stato un uomo sempre in cammino, che per tutto il nord Italia è passato di città in città, viaggiando insieme con i suoi ragazzi in una processione aperta proprio dal Crocifisso. Ma la meta del suo pellegrinaggio, il suo percorso per misurare la sua fede, il luogo dove incontrare Dio non era un particolare santuario di quelle città che visitava ma era il fratello bisognoso che vi abitava. Di Girolamo un amico diceva che “fra tutti preferiva i suoi cari poveri come coloro che meglio gli rappresentavano Cristo”. Così anche per noi la meta del nostro pellegrinaggio non è tanto un luogo quanto il fratello che abbiamo accanto e che incontriamo nel nostro cammino.

Ecco le tre cose che possiamo portare con noi e donare a chi incontreremo in questa GMG: un’esperienza di Chiesa, di comunione fraterna che nasce dal Crocifisso e si apre al fratello come luogo di incontro con Dio. Una realtà in cui chiunque si può sentire in famiglia. In questo modo ci mescoleremo a tutti senza presunzione arricchendoci dei doni degli altri e contribuendo alla ricchezza di tutti.
 


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