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Un’immagine:
il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il
rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre
esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in
un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby
e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il
contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere
il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per
vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’
d’ordine…
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Per
la XXII giornata mondiale dei giovani Papa Benedetto XVI ha scelto «Come
io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). È
un comandamento fondante del cristianesimo, visto che Gesù lo ha
definito “nuovo” e “suo”, dalla cui applicazione fa dipendere la
riconoscibilità del suo discepolato. Lo stesso S. Girolamo l’aveva posto
tra i cardini del suo testamento spirituale. Sarebbe bello attraversare
con voi quest’anno illuminati dalla forza di questo tema.
Gesù dice: «Come io
vi ho amato…». Sino ad allora il vertice dell’amore era «ama il prossimo
tuo come te stesso». L’apice nell’amare “come se stessi” è
l’istinto di sopravvivenza dell’uomo: salvare sé stessi. Quel “come io”
di Gesù invece contiene l’esatto opposto. Nelle tentazioni di Gesù nel
deserto, il diavolo aveva cercato di convincerlo ad usare la potenza
della sua divinità se non per scopi illeciti almeno per sé stesso:
trasformare le pietre in pane, fare esperienza della predilezione del
Padre buttandosi dal pinnacolo del tempio, diventare quel condottiero
che avrebbe riunito le nazioni nella pace quando da un alto monte gli
mostrò tutti i regni della terra… Gesù rifiutò questo plausibile
progetto messianico per accogliere quello del Padre. Il brano si
conclude dicendo che il diavolo si ritirò per tornare al tempo
stabilito. E tornò. Ormai Gesù è in croce, il diavolo sferra il suo
attacco e per altre tre volte attraverso le parole della folla: "Ha
salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio ". L’uomo
chiede ha Gesù la prova suprema del suo essere il messia nel “salvare sé
stesso”. Ma Gesù non cede all’inganno e fornisce una nuova prova: non
salvo me, salvo te! Perciò lo sentiamo dire: "Padre, perdonali: non
sanno quello che fanno".
È un termine di paragone
alto, ma il cristiano non può accontentarsi di meno. In un mondo come il
nostro dove il termine di paragone è il mio benessere, Gesù mi propone
di confrontarmi col benessere dell’altro: la sua “salvezza”. Anche la
prossimità del Natale ci comunica questo: Dio ha “lasciato” il Cielo per
mettere al centro l’uomo, scendendo in mezzo alle sue pene e alla sua
disperazione. E quanta disperazione ci circonda, a partire magari dal
mio compagno di banco o dal mio collega d’università, sino ad arrivare
al povero della porta accanto, a quella famiglia che non ha abbastanza
per garantire ai suoi bambini una vita dignitosa. Perché non provare ad
accordarsi con altri giovani per “rinunciare” a salvare sé stessi e
accorgersi di chi attorno a noi a bisogno di salvezza? Non aveva
cominciato così anche San Girolamo quando ancora non aveva il “San”
davanti?
Roberto Frau |