i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

Alla luce della GMG 2007
Salvare sé stessi?

Per la XXII giornata mondiale dei giovani Papa Benedetto XVI ha scelto «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). È un comandamento fondante del cristianesimo, visto che Gesù lo ha definito “nuovo” e “suo”, dalla cui applicazione fa dipendere la riconoscibilità del suo discepolato. Lo stesso S. Girolamo l’aveva posto tra i cardini del suo testamento spirituale. Sarebbe bello attraversare con voi quest’anno illuminati dalla forza di questo tema.

Gesù dice: «Come io vi ho amato…». Sino ad allora il vertice dell’amore era «ama il prossimo tuo come te stesso». L’apice nell’amare “come se stessi” è l’istinto di sopravvivenza dell’uomo: salvare sé stessi. Quel “come io” di Gesù invece contiene l’esatto opposto. Nelle tentazioni di Gesù nel deserto, il diavolo aveva cercato di convincerlo ad usare la potenza della sua divinità se non per scopi illeciti almeno per sé stesso: trasformare le pietre in pane, fare esperienza della predilezione del Padre buttandosi dal pinnacolo del tempio, diventare quel condottiero che avrebbe riunito le nazioni nella pace quando da un alto monte gli mostrò tutti i regni della terra… Gesù rifiutò questo plausibile progetto messianico per accogliere quello del Padre. Il brano si conclude dicendo che il diavolo si ritirò per tornare al tempo stabilito. E tornò. Ormai Gesù è in croce, il diavolo sferra il suo attacco e per altre tre volte attraverso le parole della folla: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio ". L’uomo chiede ha Gesù la prova suprema del suo essere il messia nel “salvare sé stesso”. Ma Gesù non cede all’inganno e fornisce una nuova prova: non salvo me, salvo te! Perciò lo sentiamo dire: "Padre, perdonali: non sanno quello che fanno".

È un termine di paragone alto, ma il cristiano non può accontentarsi di meno. In un mondo come il nostro dove il termine di paragone è il mio benessere, Gesù mi propone di confrontarmi col benessere dell’altro: la sua “salvezza”. Anche la prossimità del Natale ci comunica questo: Dio ha “lasciato” il Cielo per mettere al centro l’uomo, scendendo in mezzo alle sue pene e alla sua disperazione. E quanta disperazione ci circonda, a partire magari dal mio compagno di banco o dal mio collega d’università, sino ad arrivare al povero della porta accanto, a quella famiglia che non ha abbastanza per garantire ai suoi bambini una vita dignitosa. Perché non provare ad accordarsi con altri giovani per “rinunciare” a salvare sé stessi e accorgersi di chi attorno a noi a bisogno di salvezza? Non aveva cominciato così anche San Girolamo quando ancora non aveva il “San” davanti?

Roberto Frau

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