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Questa
volta il "Doppio Clic" mi è nato
alla fine di una chiacchierata in una classe dove
mi avevano chiesto come era nata la mia vocazione. È stato un momento di
condivisione molto bello ed ho pensato che potevo
tentare di trasferirlo in questa pagina. Questo perché
si approssima il Natale, e quel
"il Verbo – la Parola – si fece carne”
che svela il significato, ha segnato la mia vita
facendomi capire molte cose che il catechismo da piccolo e la teologia
da grande non sono riusciti a spiegarmi, facendomi il regolo più grande
che un cristiano possa ricevere: il Vangelo!
Noi
il Vangelo lo ascoltiamo ad ogni messa, ma in realtà non
sappiamo cos’è il Vangelo.
Il mio più grande
errore per anni è stato quello di pensare che il Vangelo fosse un
libro, solo un libro da sfogliare, da leggere ma che, come ogni libro, è
destinato a finire sullo scaffale di una libreria a prendere polvere…
Forse è uno tra i tanti motivi che da adolescente mi avevano allontanato
dalla fede.
Invece la mia più
grande scoperta è stata quella che il Vangelo è una persona: è Gesù
(il Verbo), che attraverso quelle pagine e quelle parole parla a me,
anzi, parla di me, della mia vita, delle mie paure, dei miei
desideri. È proprio come il rapporto con una persona. Una persona non è
che la leggi. Una persona la guardi, l’ascolti, ci vivi, la vivi
nella misura in cui ti si comunica… Così Gesù nel Vangelo: lo
guardo, l’ascolto, ci vivo, lo vivo nella misura in cui mi parla.
Questo non è che l’ho
scoperto per scienza infusa o perché io sono speciale, ma
semplicemente perché altri che già ne facevano esperienza me lo hanno
fatto scoprire, perché è possibile a tutti. Avevo quindici/sedici anni,
in piena crisi, in rotta con i genitori che mi sembrava non mi capissero
abbastanza, in rotta con la Chiesa che mi aveva deluso, diffidente verso
tanti adulti e coetanei in cui spesso sentivo spesso un rapporto
strumentalizzante. Però c’erano quei giovani che in parrocchia tenevano
il coro, qualcuno insegnava catechismo, preparavano il presepio a
Natale. Li detestavo perché avevano sempre questo sorriso in bocca e
ogni volta facevano tanta scena quando si salutavano per strada, ma in
fondo li invidiavo perché intuivo una felicità che a me mancava. Un
giorno per un caso fortuito mi ritrovai a frequentarli. Mi sentii
accolto e così amato come non avevo sperimentato. Per la prima volta
sentii il cuore caldo, pieno… Cercai di capire cosa c’era dietro quel
modo di vivere così bello, dietro quei sorrisi che scoprii veri e non di
circostanza, che manifestavano e non nascondevano quello che avevano
dentro. Mi risposero con semplicità: “Cerchiamo
di vivere il Vangelo”.
Fu allora che ripresi
ad andare a messa e ascoltare il Vangelo che avevo letto da piccolo
e che veramente era finito dimenticato nello scaffale di una libreria.
Cominciai a leggerlo anche a casa e scoprii che mi riguardava, che
rispondeva ciò che vivevo.
Mi sentivo bloccato
dai miei limiti, che mi pesavano ancora di più per il giudizio che
ricevevo dagli altri, non approvato nelle aspirazioni più profonde.
Trovai nel Vangelo: “Donna, qualcuno ti condanna? No nessuno. Neanche io
ti condanno…” . Allora Gesù non mi giudicava e non mi condannava nemmeno
per i miei peccati. Ho imparato pian piano ad essere più me stesso, ad
accettarmi con i miei limiti, a migliorare nel mio carattere (allora
molto brusco e acido).
Leggevo: “Ama il
prossimo tuo come te stesso…”
A scuola avevo gli amici
contati e la classe era molto divisa in gruppetti. Ho cominciato a
provare a guardare ciascuno come se fosse un altro me stesso,
interessandomi delle sue cose, cominciando per primo, magari prestando
gli appunti della lezione. Pian piano il clima è cambiato, mi son
trovato ben voluto da tutti e rispettato anche quando facevo scelte non
uniformi al resto della classe (come entrare durante gli scioperi). Ero
diventato persino il protetto del capo di una banda di quartiere. Un
mio compagno di classe mi ha chiesto come mai mi comportavo così e ha
cominciato pure lui a vivere il Vangelo.
Leggevo: “Beati gli
operatori di pace…”
In quel periodo in casa
vivevamo un momento di forte tensione tra mia madre e mio fratello più
grande. Allora cominciare a parlare ora con lui ora con l’altra,
ascoltarne le ragioni e far vedere quali potevano essere le ragioni
dell’altro… E pian piano il clima ha cominciato a tornare respirabile.
Così ho scoperto una
cosa straordinaria: che il Vangelo era vero e le sue parole si
realizzavano nelle mie giornate. Sentivo la vita piena e percepivo il
calore di una presenza: si Gesù era diventato il “Dio vicino”, sentivo
che il Verbo si faceva carne ancora una volta.
Il Natale è alle porte.
Il Verbo (Gesù) può ancora farsi carne. Quale? Gesù per continuare a
venire sulla terra non ha altra carne che la nostra carne: quella
di Federica, di Carmen, di Roberto, di Stefano, di Sara… Non è una
fantasia: è la stessa esperienza che s. Paolo riporta nelle sue lettere
quando dice di se: “non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me”.
Si perché se io vivo il Vangelo, vivo Gesù, perché Lui è la Parola, il
Verbo. Così il Natale si perpetua in ciascuno di noi.
Roberto Frau |