i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Il Verbo si fece carne?
  Quando il Natale può realizzarsi in noi... (
by R.F.)

Questa volta il "Doppio Clic" mi è nato alla fine di una chiacchierata in una classe dove mi avevano chiesto come era nata la mia vocazione. È stato un momento di condivisione molto bello ed ho pensato che potevo tentare di trasferirlo in questa pagina. Questo perché si approssima il Natale, e quel "il Verbo – la Parola – si fece carne”  che svela il significato, ha segnato la mia vita facendomi capire molte cose che il catechismo da piccolo e la teologia da grande non sono riusciti a spiegarmi, facendomi il regolo più grande che un cristiano possa ricevere: il Vangelo!

Noi il Vangelo lo ascoltiamo ad ogni messa, ma in realtà non sappiamo cos’è il Vangelo.

Il mio più grande errore per anni è stato quello di pensare che il Vangelo fosse un libro, solo un libro da sfogliare, da leggere ma che, come ogni libro, è destinato a finire sullo scaffale di una libreria a prendere polvere… Forse è uno tra i tanti motivi che da adolescente mi avevano allontanato dalla fede.

Invece la mia più grande scoperta è stata quella che il Vangelo è una persona: è Gesù (il Verbo), che attraverso quelle pagine e quelle parole parla a me, anzi, parla di me, della mia vita, delle mie paure, dei miei desideri. È proprio come il rapporto con una persona. Una persona non è che la leggi. Una persona la guardi, l’ascolti, ci vivi, la vivi nella misura in cui ti si comunica… Così Gesù nel Vangelo: lo guardo, l’ascolto, ci vivo, lo vivo nella misura in cui mi parla.

Questo non è che l’ho scoperto per scienza infusa o perché io sono speciale, ma semplicemente perché altri che già ne facevano esperienza me lo hanno fatto scoprire, perché è possibile a tutti. Avevo quindici/sedici anni, in piena crisi, in rotta con i genitori che mi sembrava non mi capissero abbastanza, in rotta con la Chiesa che mi aveva deluso, diffidente verso tanti adulti e coetanei in cui spesso sentivo spesso un rapporto strumentalizzante. Però c’erano quei giovani che in parrocchia tenevano il coro, qualcuno insegnava catechismo, preparavano il presepio a Natale. Li detestavo perché avevano sempre questo sorriso in bocca e ogni volta facevano tanta scena quando si salutavano per strada, ma in fondo li invidiavo perché intuivo una felicità che a me mancava. Un giorno per un caso fortuito mi ritrovai a frequentarli. Mi sentii accolto e così amato come non avevo sperimentato. Per la prima volta sentii il cuore caldo, pieno… Cercai di capire cosa c’era dietro quel modo di vivere così bello, dietro quei sorrisi che scoprii veri e non di circostanza, che manifestavano e non nascondevano quello che avevano dentro. Mi risposero con semplicità: “Cerchiamo di vivere il Vangelo”.

Fu allora che ripresi ad andare a messa e ascoltare il Vangelo che avevo letto da piccolo e che veramente era finito dimenticato nello scaffale di una libreria. Cominciai a leggerlo anche a casa e scoprii che mi riguardava, che rispondeva ciò che vivevo.

Mi sentivo bloccato dai miei limiti, che mi pesavano ancora di più per il giudizio che ricevevo dagli altri, non approvato nelle aspirazioni più profonde. Trovai nel Vangelo: “Donna, qualcuno ti condanna? No nessuno. Neanche io ti condanno…” . Allora Gesù non mi giudicava e non mi condannava nemmeno per i miei peccati. Ho imparato pian piano ad essere più me stesso, ad accettarmi con i miei limiti, a migliorare nel mio carattere (allora molto brusco e acido).

Leggevo: “Ama il prossimo tuo come te stesso…”

A scuola avevo gli amici contati e la classe era molto divisa in gruppetti. Ho cominciato a provare a guardare ciascuno come se fosse un altro me stesso, interessandomi delle sue cose, cominciando per primo, magari prestando gli appunti della lezione. Pian piano il clima è cambiato, mi son trovato ben voluto da tutti e rispettato anche quando facevo scelte non uniformi al resto della classe (come entrare durante gli scioperi). Ero diventato persino il  protetto del capo di una banda di quartiere. Un mio compagno di classe mi ha chiesto come mai mi comportavo così e ha cominciato pure lui a vivere il Vangelo.

Leggevo: “Beati gli operatori di pace…”

In quel periodo in casa vivevamo un momento di forte tensione tra mia madre e mio fratello più grande. Allora cominciare a parlare ora con lui ora con l’altra, ascoltarne le ragioni e far vedere quali potevano essere le ragioni dell’altro… E pian piano il clima ha cominciato a tornare respirabile.

Così ho scoperto una cosa straordinaria: che il Vangelo era vero e le sue parole si realizzavano nelle mie giornate. Sentivo la vita piena e percepivo il calore di una presenza: si Gesù era diventato il “Dio vicino”, sentivo che il Verbo si faceva carne ancora una volta.

Il Natale è alle porte. Il Verbo (Gesù) può ancora farsi carne. Quale? Gesù per continuare a venire sulla terra non ha altra carne che la nostra carne: quella di Federica, di Carmen, di Roberto, di Stefano, di Sara… Non è una fantasia: è la stessa esperienza che s. Paolo riporta nelle sue lettere quando dice di se: “non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me”. Si perché se io vivo il Vangelo, vivo Gesù, perché Lui è la Parola, il Verbo. Così il Natale si perpetua in ciascuno di noi.

Roberto Frau

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