i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Costa di più ma si soffre di meno...
  Qualche riflessione di fronte all'impegno nella vita

Spesso si sente fare questo commento, di fronte alle affascinanti proposte del vangelo: “Bello, però costa”. E spesso dietro questa parola “costa” troviamo un motivo sufficiente per non cominciare nell’impegno a vivere quanto il vangelo ci propone. È segno di un atteggiamento ancora infantile nel vivere la vita che ha come risultato il moltiplicarsi delle situazioni di sofferenza di cui abbiamo messo noi stessi le premesse perché si realizzino.

Noi tutti cerchiamo la gioia e la felicità, ma facciamo il grosso errore di metterle in alternativa al “costo”, all’impegno che bisogna metterci per poterle sperimentare. Così cerchiamo scorciatoie per vivere nella maniera più facile possibile ma seminiamo le nostre relazioni di errori che ci costeranno dolore e sofferenza nei momenti in cui meno ce lo aspettiamo.

Esiste un grande corto circuito nella crescita delle persone, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta: il passaggio da una situazione “passiva” ad una situazione “attiva”. Il bambino, non avendo sviluppato tutte le sue potenzialità di intelligenza e di adattamento alle situazioni, proietta nelle cose che fa il suo mondo fantastico di aspettative piacevoli ma il loro raggiungimento normalmente viene mediato dai genitori o comunque dagli adulti: sono loro che superano le difficoltà perché il bambino raggiunga il suo obbiettivo. Quando si cresce, specie nell'adolescenza, si sente giustamente l’esigenza di autonomia dai propri genitori e si cerca di farne a meno il più possibile perché si vuole gestire la vita da sé. Questo è giusto ma a un patto: che noi si sostituisca col nostro impegno l’impegno che mettono i genitori o gli adulti per superare le difficoltà nel raggiungimento dell’obbiettivo, passando così da una situazione passiva ad una attiva. Se questo non si fa si rimane ancora in una condizione infantile, molto narcisistica e auto-centrata, continuando a comportarci in maniera passiva e succube nei confronti delle situazioni e delle persone e scaricando su di loro tutta la responsabilità dei risultati: “è la mamma che è chiusa… è la matematica che è difficile… è la professoressa che è scorbutica… è la mia amica che è permalosa… è il cristianesimo che costa…”. Allora cerchiamo delle scorciatoie che hanno come risultato il rendere tutto più complicato, mettendo le basi ad ansie e sofferenze che poi non siamo più in grado di gestire. Bugie, scuse, meccanismi di difesa che scaricano le mie responsabilità si susseguono sino a rendere le situazioni insostenibili: rovino il rapporto con amici, fidanzati/e, genitori, insegnanti, vado male a scuola, ecc. E non basta negare per impedire alla realtà di esistere, perché poi la vita presenta regolarmente il conto, spesso salatissimo: ci siamo divertiti un casino, questo è vero, ma poi la vita è spietata e se non ti sei preparato ti schiaccia senza chiederti il permesso. Il guaio è che ne sono io il primo responsabile.

Una punto fermo da ricordare sempre è che qualsiasi tipo di relazione con persone, situazioni e cose non dipende solo dall’oggetto della relazione ma anche dal soggetto di questa relazione (cioè da ciascuno di noi)  e di come il soggetto si pone di fronte alle cose. Sono io che devo mettermi in atteggiamento positivo senza sottrarmi alle mie responsabilità di fronte a ciò che faccio e vivo. Un conto è mettermi a studiare matematica o latino dicendo: tanto non ci riesco… che noioso… e un conto è mettersi con la voglia di affrontare la situazione e che qualche risultato posso comunque raggiungerlo. Un conto è mettersi ad ascoltare una persona dicendo: tanto ho ragione io… e un conto è essere disposti a comprendere le sue ragioni. Un conto è avvicinare una persona dicendo che è antipatico e un conto è partire dalla volontà di conoscerlo.

Tutto questo ovviamente “costa”, perché devo passare dalla condizione infantile auto-centrata in cui sono gli altri che affrontano la realtà per me, alla condizione matura, in posizione attiva nella sua rete di relazioni, in cui sono io in prima persona che devo gestire la realtà. Tutto questo ovviamente “costa” perché c’è una legge della natura per cui ogni trasformazione comporta un consumo di energia. Infatti ogni rapporto trasforma la realtà perché la situazione trasforma me e io trasformo la situazione.  Così come per ottenere energia elettrica dal petrolio il petrolio brucia, così come per far muovere la macchina la benzina brucia, così come per ottenere l’energia atomica l’uranio decade e si consuma, così ogni mia relazione con persone, cose e situazioni “costa” un certo consumo, un “consumo” di tempo, energie, volontà, impegno, affetti, desideri, progetti, sacrifici. Se questo investimento energetico esiste le mie relazioni producono risultati che mi danno soddisfazione, serenità sino ad arrivare alla felicità. Se invece manca, è come una macchina senza benzina in mezzo ad un incrocio: non posso lamentarmi se gli altri mi vengano addosso. Certo, non consumo niente ma concretamente gli altri e le situazioni mi sfasciano e io butto la mia vita nello sfascia carrozze dell’insoddisfazione e della sofferenza. Per soffrire di meno si soffre di più.

Al mercato sentivo sempre mia mamma che diceva “chi meno spende, più spende”, perché se prendi cose scadenti ti ritrovi a sostituirle spesso spendendo molto di più nella somma totale. Così è nella vita: spendo poco ottengo poco. Meno amore, impegno, correttezza, sincerità metto nel fare e vivere le cose è più conseguenze negative dovrò mettere in conto. Perché tutti i nodi vengono al pettine e quelle che pensiamo scorciatoie hanno il solo risultato di allontanarci dalla vera meta della vita: la nostra gioia.

Roberto Frau

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