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Credo
che nessuno dubiti che l'uomo cresca. Da piccolo bebè in braccio alla
mamma lo ritrovi curvo sotto gli anni con i capelli bianchi e le rughe
in viso. Eppure non è facile avere la coscienza che non basta che il
tempo passi perché l'uomo cresca anche in umanità. Sì perché la crescita
non è un automatismo nell'uomo ma un'arte che s'impara, con le sue
strade e le sue regole.
Qual è la strada da
percorrere per crescere? …
Potrebbe sembrare una domanda con la risposta ovvia: come una nave per andare
avanti nella sua rotta deve navigare nell’acqua perché è fatta per
navigare, così l’uomo che è fatto dalla e per la relazione, l’unica
strada da percorrere per crescere è quella del rapporto, la strada
dell’amore e del dono di sé: non potrebbe essere altrimenti. Perciò se
voglio crescere, se voglio diventare me stesso, se voglio affrontare e
superare le crisi legate alle tappe della vita non posso fare altro che
amare. Chi non esce da sé stesso e non si dona non cresce, rimane
“bambino”, infantile per tutta la sua vita. Così come i bambini piangono
per ottenere dai loro genitori così i finti adulti urleranno un po’ di
più per ottenere ciò che vogliono senza mai assumersi la responsabilità
della loro vita…
Ma come percorrere questa strada dell’amore
in modo da mettermi nella condizione di crescere veramente? Quali
atteggiamenti e strumenti devo avere per poter crescere sul serio
nell’amore?
Sta tutto scritto dentro la così detta regola d’oro:
“ama il prossimo tuo come te stesso”.
Proviamo a scomporre questa regola evangelica dell’amore per
vedere cosa c’è dentro.
Come prima cosa per amare gli altri devo amare me
stesso. Ma per amare qualcosa ci sono due presupposti. Posso
amare una cosa che non conosco? Come posso amare la cucina cinese se
prima non l’ho mai assaggiata e non ho assaporato i suoi gusti? Quindi
come posso amare me stesso se non mi conosco?
Come secondo presupposto, posso amare una cosa che
conosco se la rifiuto? Conoscere non basta: per amarla devo
accettarla! Quindi non posso amare me stesso se, pur conoscendomi come
sono, non mi accetto e non mi accolgo così come sono.
La seconda cosa della regola d’oro è di amare il
prossimo. Ma per poter amare qualcuno che non sono io, che è fuori
di me cosa devo fare? Non posso vedere qualcuno o qualcosa se tengo
le palpebre chiuse: devo aprire gli occhi per vedere e lasciare
entrare la sua immagine sino alla retina. Così se non ho un
atteggiamento di apertura mentale posso anche essere vicino fisicamente
a tanta gente (“prossimo”, per l’appunto) ma questi rimangono lontani e
sconosciuti e quindi non amabili.
Ma nell’amare il prossimo esiste anche un altro presupposto
da rispettare: io posso anche avere un atteggiamento di apertura verso
l’altro ma se non accolgo come valore la sua realtà e la sua
diversità è come avere gli occhi aperti ma con un bel paio di
occhiali colorati, magari scuri che mi fanno vedere le cose tutte
attenuate o colorate e non come sono realmente. Questa accoglienza nella
relazione significa capacità di sapersi confrontare.
Quindi, scomponendo la
regola d’oro dell’«ama il prossimo tuo come te stesso» del Vangelo
emergono 4 atteggiamenti, 4 strumenti che mi permettono di crescere
sulla via dell’amore:
ð
Conoscersi
ð
Accettarsi
ð
Aprirsi
ð
Confrontarsi
Conoscersi.
Significa avere il coraggio di guardarsi dentro senza avere la paura di
trovare limiti, difetti e fragilità e saper individuare qual è la
tendenza del mio carattere, le mie inclinazioni, i miei valori e i miei
talenti. Ad esempio io sono sempre stato ritenuto una persona precisa e
metodica, molto brava nei lavori di catalogazione e archivio, incarico
che ho svolto per anni in seminario. Ma nessuno sapeva, neppure io,
della mia vena artistica e interpretativa. Poi per caso ho tirato fuori
le mie qualità nel mimo e per due anni sono stato direttore artistico
del Sabato Giovane e poi ho continuato anche nell’aspetto
narrativo/teatrale, nella fotografia, nella grafica… Ma non mi
conoscevo: ho dovuto imparare ad ascoltarmi. Così come di certi
meccanismi di difesa per giustificare i miei errori e scaricare la
responsabilità sugli altri come sono i meccanismi della
razionalizzazione o della proiezione… E’ stato difficile accettare di
avere questi atteggiamenti ma è in questo modo che ho cominciato a
migliorarmi.
Accettarsi.
E’ essenziale accoglierci così come siamo perché possiamo costruirci col
materiale che abbiamo. Ricordiamo che partiamo da una base “buona”,
positiva di sua natura ma che magari non sappiamo ancora usare. Un’auto
è una cosa buona ma se non la sappiamo guidare diventa un’arma impropria
mettendo a rischio la nostra vita e quella degli altri. I nostri difetti
in fondo altro non sono che delle nostre qualità che non abbiamo
imparato ad usare e che usiamo male. D’altronde cosa dice la bibbia
nella creazione: “Dio creò l’uomo, maschio e femmina li creò, e vide che
era una cosa molto buona”. Noi siamo la parte “molto buona” della
creazione di Dio, perciò dobbiamo essere contenti della nostra realtà,
della nostra intelligenza, della nostra psicologia, della nostra
sessualità, delle nostre capacità affettive, di tutto il nostro mondo
interiore, delle nostre stesse pulsioni, perché sono un dono di Dio.
Accettarsi è il primo passo per possedersi. E il possedersi è il primo
passo per potersi donare: non posso donare ciò che non è mio. Questo
significa mettere le basi per poter veramente crescere e maturare
Aprirsi.
Significa avere una grande apertura mentale. L’apertura mentale è uno
dei nomi nuovi per indicare il vero contenuto dell’umiltà. Chi ci ha
detto che le nostre abitudini sono vere, che il nostro modo di valutare
le cose è il migliore in assoluto? L’aver fatto sempre in un stesso modo
e l’aver pensato sempre in uno stesso modo non significa avere fatto e
pensato sempre nel modo giusto. Sapete, l’uomo vive nei confronti della
realtà sempre in un processo di adattamento. Esistono due processi di
adattamento. Uno si chiama di “Accomodamento”: c’è una realtà, una
verità fuori di me e sono io che adatto i miei schemi alla nuova verità,
alla nuova realtà che scopro. Questo mi permette di ampliare le mie
conoscenze, di differenziare i miei comportamenti e i miei atteggiamenti
nella maniera più giusta rispetto a quella che è la realtà. C’è poi il
processo di “assimilazione” che tende ad adattare le verità e la realtà
che mi sono attorno agli schemi che io già possiedo. In questo modo però
falso la realtà, la faccio entrare a forza nella scatola dei miei
ragionamenti. In questo modo i miei atteggiamenti e i miei comportamenti
non saranno mai adeguati alla realtà, mettendomi così nella condizione
continua di sbagliare, di non capire e di non essere capito, isolandomi
pian piano dagli altri. Apertura significa perciò mettere in discussione
le nostre certezze, rinunciare anche alle nostre sicurezze perché il
nuovo, il bene possa entrare nella nostra vita. Chi si apre cresce, chi
si chiude muore.
Confrontarsi.
Significa permettere all’altro di esprimere sé stesso con la sua realtà
senza bollarlo in anticipo ma accogliendo quanto è e quanto mi dice come
una nuova ricchezza con cui confrontarmi. Abbiamo veramente bisogno gli
uni degli altri per crescere e non possiamo “farci” da soli: le nostre
diversità possono diventare un valore inestimabile e non dobbiamo mai
pretendere di assimilare gli altri ai nostri schemi: dobbiamo amare gli
altri e non “mangiarli”. In questo crescere insieme e confrontarsi
bisogna avere un’attenzione particolare verso chi ha già percorso un
tratto di strada in più rispetto a noi perché ha già sperimentato gli
stessi nostri errori e può darci, nel confronto con lui, dei
suggerimenti utili se non proprio per non commettere gli stessi errori
almeno per imparare da essi e trarne del positivo.
Quanta ricchezza
nascosta in una piccola frase del Vangelo, vero?
Roberto Frau
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