i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 La regola d'oro e il misterioso cammino del crescere...
  Perché il divenire dell'uomo non è questione di tempo ma di arte

Credo che nessuno dubiti che l'uomo cresca. Da piccolo bebè in braccio alla mamma lo ritrovi curvo sotto gli anni con i capelli bianchi e le rughe in viso. Eppure non è facile avere la coscienza che non basta che il tempo passi perché l'uomo cresca anche in umanità. Sì perché la crescita non è un automatismo nell'uomo ma un'arte che s'impara, con le sue strade e le sue regole.

Qual è la strada da percorrere per crescere?

Potrebbe sembrare una domanda con la risposta ovvia: come una nave per andare avanti nella sua rotta deve navigare nell’acqua perché è fatta per navigare, così l’uomo che è fatto dalla e per la relazione, l’unica strada da percorrere per crescere è quella del rapporto, la strada dell’amore e del dono di sé: non potrebbe essere altrimenti. Perciò se voglio crescere, se voglio diventare me stesso, se voglio affrontare e superare le crisi legate alle tappe della vita non posso fare altro che amare. Chi non esce da sé stesso e non si dona non cresce, rimane “bambino”, infantile per tutta la sua vita. Così come i bambini piangono per ottenere dai loro genitori così i finti adulti urleranno un po’ di più per ottenere ciò che vogliono senza mai assumersi la responsabilità della loro vita…

Ma come percorrere questa strada dell’amore in modo da mettermi nella condizione di crescere veramente? Quali atteggiamenti e strumenti devo avere per poter crescere sul serio nell’amore?

Sta tutto scritto dentro la così detta regola d’oro: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Proviamo a scomporre questa regola evangelica dell’amore per vedere cosa c’è dentro.

Come prima cosa per amare gli altri devo amare me stesso. Ma per amare qualcosa ci sono due presupposti. Posso amare una cosa che non conosco? Come posso amare la cucina cinese se prima non l’ho mai assaggiata e non ho assaporato i suoi gusti? Quindi come posso amare me stesso se non mi conosco?

Come secondo presupposto, posso amare una cosa che conosco se la rifiuto? Conoscere non basta: per amarla devo accettarla! Quindi non posso amare me stesso se, pur conoscendomi come sono, non mi accetto e non mi accolgo così come sono.

La seconda cosa della regola d’oro è di amare il prossimo. Ma per poter amare qualcuno che non sono io, che è fuori di me cosa devo fare? Non posso vedere qualcuno o qualcosa se tengo le palpebre chiuse: devo aprire gli occhi per vedere e lasciare entrare la sua immagine sino alla retina. Così se non ho un atteggiamento di apertura mentale posso anche essere vicino fisicamente a tanta gente (“prossimo”, per l’appunto) ma questi rimangono lontani e sconosciuti e quindi non amabili.

Ma nell’amare il prossimo esiste anche un altro presupposto da rispettare: io posso anche avere un atteggiamento di apertura verso l’altro ma se non accolgo come valore la sua realtà e la sua diversità è come avere gli occhi aperti ma con un bel paio di occhiali colorati, magari scuri che mi fanno vedere le cose tutte attenuate o colorate e non come sono realmente. Questa accoglienza nella relazione significa capacità di sapersi confrontare.

Quindi, scomponendo la regola d’oro dell’«ama il prossimo tuo come te stesso» del Vangelo emergono 4 atteggiamenti, 4 strumenti che mi permettono di crescere sulla via dell’amore:

ð      Conoscersi

ð      Accettarsi

ð      Aprirsi

ð      Confrontarsi

Conoscersi. Significa avere il coraggio di guardarsi dentro senza avere la paura di trovare limiti, difetti e fragilità e saper individuare qual è la tendenza del mio carattere, le mie inclinazioni, i miei valori e i miei talenti. Ad esempio io sono sempre stato ritenuto una persona precisa e metodica, molto brava nei lavori di catalogazione e archivio, incarico che ho svolto per anni in seminario. Ma nessuno sapeva, neppure io, della mia vena artistica e interpretativa. Poi per caso ho tirato fuori le mie qualità nel mimo e per due anni sono stato direttore artistico del Sabato Giovane e poi ho continuato anche nell’aspetto narrativo/teatrale, nella fotografia, nella grafica… Ma non mi conoscevo: ho dovuto imparare ad ascoltarmi. Così come di certi meccanismi di difesa per giustificare i miei errori e scaricare la responsabilità sugli altri come sono i meccanismi della razionalizzazione o della proiezione… E’ stato difficile accettare di avere questi atteggiamenti ma è in questo modo che ho cominciato a migliorarmi.

Accettarsi. E’ essenziale accoglierci così come siamo perché possiamo costruirci col materiale che abbiamo. Ricordiamo che partiamo da una base “buona”, positiva di sua natura ma che magari non sappiamo ancora usare. Un’auto è una cosa buona ma se non la sappiamo guidare diventa un’arma impropria mettendo a rischio la nostra vita e quella degli altri. I nostri difetti in fondo altro non sono che delle nostre qualità che non abbiamo imparato ad usare e che usiamo male. D’altronde cosa dice la bibbia nella creazione: “Dio creò l’uomo, maschio e femmina li creò, e vide che era una cosa molto buona”. Noi siamo la parte “molto buona” della creazione di Dio, perciò dobbiamo essere contenti della nostra realtà, della nostra intelligenza, della nostra psicologia, della nostra sessualità, delle nostre capacità affettive, di tutto il nostro mondo interiore, delle nostre stesse pulsioni, perché sono un dono di Dio. Accettarsi è il primo passo per possedersi. E il possedersi è il primo passo per potersi donare: non posso donare ciò che non è mio. Questo significa mettere le basi per poter veramente crescere e maturare

Aprirsi. Significa avere una grande apertura mentale. L’apertura mentale è uno dei nomi nuovi per indicare il vero contenuto dell’umiltà. Chi ci ha detto che le nostre abitudini sono vere, che il nostro modo di valutare le cose è il migliore in assoluto? L’aver fatto sempre in un stesso modo e l’aver pensato sempre in uno stesso modo non significa avere fatto e pensato sempre nel modo giusto. Sapete, l’uomo vive nei confronti della realtà sempre in un processo di adattamento. Esistono due processi di adattamento. Uno si chiama di “Accomodamento”: c’è una realtà, una verità fuori di me e sono io che adatto i miei schemi alla nuova verità, alla nuova realtà che scopro. Questo mi permette di ampliare le mie conoscenze, di differenziare i miei comportamenti e i miei atteggiamenti nella maniera più giusta rispetto a quella che è la realtà. C’è poi il processo di “assimilazione” che tende ad adattare le verità e la realtà che mi sono attorno agli schemi che io già possiedo. In questo modo però falso la realtà, la faccio entrare a forza nella scatola dei miei ragionamenti. In questo modo i miei atteggiamenti e i miei comportamenti non saranno mai adeguati alla realtà, mettendomi così nella condizione continua di sbagliare, di non capire e di non essere capito, isolandomi pian piano dagli altri. Apertura significa perciò mettere in discussione le nostre certezze, rinunciare anche alle nostre sicurezze perché il nuovo, il bene possa entrare nella nostra vita. Chi si apre cresce, chi si chiude muore.

Confrontarsi. Significa permettere all’altro di esprimere sé stesso con la sua realtà senza bollarlo in anticipo ma accogliendo quanto è e quanto mi dice come una nuova ricchezza con cui confrontarmi. Abbiamo veramente bisogno gli uni degli altri per crescere e non possiamo “farci” da soli: le nostre diversità possono diventare un valore inestimabile e non dobbiamo mai pretendere di assimilare gli altri ai nostri schemi: dobbiamo amare gli altri e non “mangiarli”. In questo crescere insieme e confrontarsi bisogna avere un’attenzione particolare verso chi ha già percorso un tratto di strada in più rispetto a noi perché ha già sperimentato gli stessi nostri errori e può darci, nel confronto con lui, dei suggerimenti utili se non proprio per non commettere gli stessi errori almeno per imparare da essi e trarne del positivo.

Quanta ricchezza nascosta in una piccola frase del Vangelo, vero?

Roberto Frau

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