i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Dentro di noi non c'è solo il bene...
  come scoprire e supererare le proprie resistenze all'amore

Più volte in questa rubrica abbiamo ripetuto che l'uomo è chiamato da Dio all'amore e che questo lo fa veramente uomo. Ora però, nonostante la nostra buona volontà per migliorare e crescere - cioè conoscerci e accettarci, aprirci e confrontarci - ci ritroviamo bloccati, incapaci di vivere in positivo le cose e di vivere nell’amore, nell’atteggiamento del “dare”. Perché capita questo e ci ritroviamo più spesso ad essere chiusi invece che aperti, ad essere accentratori e narcisisti invece che aperti alla condivisione e al confronto? Perché il nostro agire è soffocato dai condizionamenti. Anzi esiste un condizionamento che sta a monte di tutti che tenta di scaricarci da ogni nostra responsabilità ed impegno per assicurarci una vita in cui non compromettersi più di tanto. Questo condizionamento a monte di tutto è il nostro stesso “io”. Uso però la parola “io” virgolettata perché con questa parola non voglio indicare la nostra identità in senso assoluto ma una specie di “deviazione” dell’uomo così come era nel progetto della Creazione. Mantengo la parola “io” perché rende bene il fatto che lo sentiamo come profondamente intimo a noi stessi al punto che ce ne sentiamo assolutamente identificati. S. Paolo, nelle sue lettere, ne parla nei termini di “uomo vecchio”, in opposizione alla realtà che invece chiama “uomo nuovo”. Paolo, quando parla di “uomo vecchio” vuole indicare l’umanità ferita dal peccato quindi ripiegata su sé stessa e che mantiene sé stessa come punto di orientamento. Invece quando parla di “uomo nuovo” si riferisce all’umanità rinnovata dall’amore di Gesù che è morto e risorto per noi, indicando cioè il Risorto in noi.

Approfondiamo cosa sia l’uomo vecchio.
È la dimensione di chiusura dell’uomo che, pur creato per essere in relazione con gli altri, sperimenta in sé una dimensione di “mancanza di rapporto”, di separazione, divisione e frantumazione. Questa frantumazione e divisione l’uomo lo vive prima di tutto con sé stesso (non si accetta per come è, si sente pieno di difetti, si vorrebbe diverso), poi con gli altri (li vede come dei pericoli di cui non sa se fidarsi o meno oppure delle persone da dominare per sentirsi importante visto che magari non si accetta e non si stima a sufficiente), e infine diviso con l’ambiente (non riesce ad adattarsi al contesto in cui vive, non rispetta il valore delle cose e del bene comune).

Facciamo continuamente esperienza di sentirci divisi in noi stessi, al punto che anche S. Paolo, per quanto santo, ne parla riferendosi a quanto lui stesso vive: “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio … infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rom 7). Questo perché tali condizionamenti sono assorbiti in modo inconscio e se non riusciamo a razionalizzarli riescono ad influenzarci in modo subdolo.

Di fatto, questa divisione in noi, ci porta continuamente a vivere in difesa, facendoci percepire il dono di sé come un rischio al nostro bene, che se donando perdessimo qualcosa di noi e rompesse la nostra unità (in realtà già frantumata, perché altrimenti non proveremmo questa paura). Questo ci mette in antagonismo sia nei confronti degli altri che di Dio stesso: gli altri non sono più un dono per me ma una sorta di avversario con cui entrare in competizione, qualcuno su cui dimostrare che sono migliore. Anche se capisco quanto sia bello vivere il Vangelo e di quanta felicità mi possa dare viverlo insieme agli altri come una famiglia, metto il mio “io” come limite invalicabile. Questo però significa che si crea un paradosso: non si può voler mangiare la torta e conservarla, non si può desiderare la comunione e il rapporto e conservare il proprio individualismo. Si tratta di avere il coraggio di consumare il proprio “io” (quello virgolettato, l’uomo vecchio) a favore del rapporto con gli altri. Non è un caso che Gesù ci ponga di fronte al bivio: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9,23-25). L’opzione è tra perdere la vita o guadagnarla: solo che la nostra vita si guadagna perdendola e la si perde volendola guadagnare. Sembra un paradosso, ma non lo è perché in realtà si perde l’uomo vecchio per guadagnare l’uomo nuovo. Il paradosso comunque rimane perché percepiamo l’uomo vecchio come la nostra vera realtà ed abbiamo tutta la percezione e la sofferenza di rinnegare il nostro vero io. In realtà quell’io è una pura illusione: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”.

Cosa succede se lasciamo campo libero al nostro “uomo vecchio”. Non penso tanto alle cose più truci di cui è capace l’uomo come le guerre, gli omicidi, le violenze di ogni genere ma a cose più spicce che viviamo anche noi. Qualche esempio: incomprensioni, gelosie, permalosità, spirito di rivalsa. Ci riempiamo magari la bocca di parole come “amore”, “amicizia”, “comunità”, “solidarietà” e poi vogliamo avere sempre ragione noi, non ci ascoltiamo, ci offendiamo senza capire le ragioni dell’altro, ci chiudiamo gli uni gli altri senza, giudichiamo il comportamento degli altri, diventiamo incapaci di perdonare, si creano diffidenza, divisioni… Avete presente l’esperienze di Loreto, specie il viaggio? È stato qualcosa di bellissimo ma quanta tensione, quanti personalismi: “io voglio fare così”, “io voglio fare cosà”, “guarda come si comporta quello, guarda come si comporta quella”… Magari si è presa simpatia per lo stesso ragazzino e la compagna di gruppo diventa rivale a cui togliere il terreno sotto i piedi. Oppure voglio raggiungere quell’obbiettivo e faccio le case di nascosto, magari dico qualche bugia. E dov’è finito l’amore con cui dovremmo amarci e che ci siamo ripromessi cominciando questo cammino di gruppo? Ci ha fregati l’uomo vecchio facendoci vedere il nostro tornaconto e facendoci chiudere gli occhi sugli altri. Facendoci ripiegare su noi stessi. In questo siamo tutti coinvolti! Bisogna imparare a guardarsi dentro e a valutare cosa guida le mie scelte e le mie decisioni: è l’amore o il mio uomo vecchio? Questo anche di fronte a cose buone e giuste: lo faccio per me o lo faccio per amore? Se lo faccio per amore cresco e faccio crescere gli altri. Lo faccio per me stesso, faccio del male agli altri e uccido la mia umanità perché la mia umanità e fatta per amare. Come il fiume se cessa di far scorrere l’acqua comincia a stagnare e pian piano imputridisce sino ad uccidere tutta la vita che contiene, così noi se ci lasciamo bloccare dall’uomo vecchio e facciamo stagnare l’amore questo imputridisce e ci muore dentro. E poi ci chiediamo come mai, nonostante tutti i nostri sforzi per essere felici, ci sentiamo tristi e soli, sentiamo la vita solo come una sofferenza, senza capire che siamo noi stessi la causa del nostro male. Come sangue che non scorrendo più manda in cancrena quella parte del corpo che deve essere amputata per impedire che uccida tutto il corpo…

Poniamoci allora di fronte alle scelte da fare chiedendoci se Gesù si comporterebbe così, Lui che è la matrice originaria del nostro “uomo nuovo”, tagliando invece con fermezza tutto ciò che gli è contrario, fosse anche una piccola cosa.

Ma come debellare l’uomo vecchio?
Finché vivremo dovremo sempre fronteggiarlo: anche i santi hanno continuato a confessarsi tutta la vita affermando di essere dei grandi peccatori. Possiamo però limitarlo e contenerlo. Come?

Prima di tutto partendo da una doppia consapevolezza. La prima che l’uomo vecchio esiste, che è un limite al nostro agire, ma proprio il fatto di saperlo e di non ignorarlo ci permette di affrontare il problema che altrimenti ci schiaccerebbe. Come chi è consapevole della una malattia può fare qualcosa per curarsi mentre ignorandola agirebbe indisturbata facendo il nostro male. La seconda consapevolezza è quella che non agiamo solo in base alla nostra forza. È Gesù Crocifisso che ci ha salvati, è solo in Lui siamo capaci: “Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato … Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rom 6,6-11). È il suo amore per noi che ci rende capaci di superare il nostro narcisismo e ci rende dei Risorti con Lui. Quando ci sentiamo senza più risorse, in Lui abbiamo tutto il sostegno: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza … Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno … Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” (Rom 8,21,39).

Seconda cosa, puntare tutto sull’amore e Giovanni nella sua lettera non lascia dubbi sui modi: “Noi siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1Gv 3,14). Amare il fratello, ogni fratello, metterlo prima di me: se c’è l’amore non c’è l’egoismo, se c’è l’altro non ci sono io. È necessario partire dal positivo, guardando a ciò che troviamo e non a ciò che perdiamo. Ricordiamo che il così detto “pensiero positivo”, quell’atteggiamento di ottimismo di fondo con cui guardare la realtà, fa emergere in noi risorse nascoste per affrontare le situazioni critiche. Il fatto di partire dall’amore (quindi dal positivo) ci dà l’obbiettivo per cui spostiamo la nostra attenzione dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, dall’io al tu, percependo il valore della “torta” da acquistare rispetto al “pane raffermo” a cui rinunciamo. Questo non toglie che bisogna comunque vivere quella parola di Gesù: “rinnega te stesso”, ed essere esigenti e duri con sé stessi, senza lasciarci irretire dalle varie scuse che ci possono nascere dentro, naturali meccanismi di difesa psicologici che però il nostro uomo vecchio sfrutta a dovere per non scomodarsi e tirare l’acqua al suo mulino.

D’altronde Gesù ha una frase nel suo vangelo molto forte ma quanto mai vera: “Il Regno dei Cieli patisce violenza e solo i violenti se ne impadroniranno” (Mt 11,12). Ma ricordate: è una violenza verso il proprio “uomo vecchio” che ci è resa possibile proprio perché Lui per primo l’ha vissuta sulla croce per darci l’energia e la vita necessaria perché anche noi, in Lui e per amore, potessimo farlo.

Sapete quali sono i risultati di tutto ciò? Che noi cominceremo ad assaporare una bellezza interiore straordinaria e una libertà senza confronti. E che le persone che ameremo in questo modo verranno conquistate dal fascino del nostro amore verso di loro.

Roberto Frau

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