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Un
giorno ho chiesto ho chiesto a scuola agli alunni con quale colore
avrebbero descritto la propria esperienza di fiducia. Alcuni mi hanno
scritto. E da quelle risposte è nato un video clip (che puoi scaricare
cliccando qui). Ma la maggior parte ha risposto a voce indicando il nero.
Non mi ha meravigliato,
perché la fiducia è uno degli aspetti della vita che vengono più feriti
e provocano maggiori sofferenze. Questo perché la fiducia tocca le corde
più intime della propria dignità personale, dei propri affetti e dei
propri sentimenti. Questo perché fiducia, in qualche modo, significa
consegnare sé stessi o qualcosa di sé a qualcun altro. Rimanere feriti
nella fiducia significa perciò venire toccati nelle corde più intime
della propria anima. Il
dolore poi si fa incontenibile quando a tradire
la nostra fiducia sono proprio persone in cui avevamo riposto delle
aspettative d’amore, specie quelle che a qualsiasi titolo avevano dei
doveri d’amore nei nostri confronti…
Eppure l’uomo non può
fare a meno di vivere nella fiducia. Senza quella
non potremmo neanche affrontare la nostra esperienza quotidiana senza
sprofondare in un’ansia da risvolti patologici che sconfina nella
pazzia. Ogni giorno, senza neppure ragionarci accordiamo la nostra
fiducia a decine e decine di persone. Accordiamo la nostra fiducia
all’autista del pullman, alla sua esperienza di guida e alla sua onestà,
che non condurrà il proprio mezzo contro un muro o contromano sopra
altre auto. Accordiamo la nostra fiducia al panettiere che non
avvelenerà il pane che compreremo e mangeremo a pranzo. Accordiamo la
nostra fiducia al guidatore dell’auto ferma al semaforo rosso mentre
attraversiamo le strisce pedonali che non partirà senza motivo
investendomi. Accordiamo la nostra fiducia ai nostri insegnanti che ci
insegnano cose vere e nessuno di noi si rimetterebbe a riscrivere la
Teoria della relatività perché no si fida del lavoro svolto da Einstein,
né metterà in dubbio che la meccanica del motore dell’auto che si guida
sia efficace e riprenderà tutti gli studi ed esperimenti per verificare
la validità del suo funzionamento… Se così non fosse ogni giorno
rischieremo la follia. La fiducia è di per sé un atto umano e
ragionevole, indispensabile per vivere ogni gesto della nostra vita.
Smettere di fidarsi significa annientare la nostra umanità, rinunciare
ad essere uomini e sconfinare nella patologia.
Nessuno può negare la
parte drammatica che si nasconde dietro le pieghe dell’esperienza di
dare fiducia, eppure è un rischio che dobbiamo assolutamente correre. Si
tratta forse scavare dentro il contenuto della parola “fiducia” e
distinguerla da altro che ci metterebbe in situazioni anche di grave
pericolo.
Intanto
bisogna chiarire che fiducia non è ingenuità. Questo perché la fiducia è
un atto responsabile che io scelgo e decido di vivere, acquisendo dei
dati che mi permettano di affrontare quella situazione con un certo
margine di serenità. La fiducia senza responsabilità è ingenuità. Perché
parlo di responsabilità e non semplicemente di valutazione razionale
delle cose? Perché la ragione da sola non basta. Cercherò di conoscere,
capire e valutare una situazione, una persona e di arrivare a delle
conclusioni di affidabilità del soggetto che ho cercato di conoscere e
capire ma non potrò mai avere una conoscenza assoluta e perfetta,
soprattutto non potrò mai avere una visione profetica che mi dirà quali
sono le possibilità di sviluppo e della situazione e della persona.
Insomma, ci sarà sempre e in ogni circostanza un margine di incertezza,
di impalpabilità in cui la realtà ci sfugge e non è possibile
controllarla. Ci sarà sempre un certo margine di rischio: la realtà
fuori di noi ha sempre una sua autonomia e non si lascerà mai possedere
completamente. Per questo devo conteggiare il rischio dell’incertezza
delle situazioni dentro la mia valutazione. Per questo parlo di
responsabilità, perché accetto liberamente il rischio e mi faccio carico
delle possibili conseguenze. Ma non posso vivere senza poter accordare a
qualcuno la mia fiducia, almeno in una qualche misura. Questo sì che
sarebbe un atto non ragionevole e non umano.
Però il vero grande
problema collegato alla fiducia non è nelle cose fuori di noi a cui
dobbiamo accordare la nostra fiducia ma è in noi stessi. Questo perché
inconsciamente riponiamo nell’oggetto della nostra fiducia il valore di
noi stessi. Proprio perché fidarsi significa consegnare sé o parte di sé
a qualcuno questo ci mette nella condizione di valutare il nostro “sé”
in paragone agli altri. Il tradimento della nostra fiducia da parte di
qualcuno viene vissuto inconsapevolmente come una attributo di valore
nei nostri confronti. Le delusioni nel campo della fiducia non fanno
altro che ferire la mia autostima, diminuire la valutazione della mia
dignità. Questo modo di vivere la fiducia mi fa partire debole nei
confronti degli altri perché non parto da me come un valore ma questo
valore lo faccio dipendere dagli altri e dal loro modo di rapportarsi
con me.
È a questo livello che
si crea una profonda differenza tra fiducia e una realtà analoga che si
chiama “FEDE”. Questo perché la fede è un’espressione particolare di
fiducia, dove effettivamente non solo si mette nelle mani di un altro
qualcosa di sé ma veramente si consegna tutto sé stessi. Però questo
“Altro” non è fuori di sé ma abita nel nostro sé. Sì, perché Dio è più
intimo a noi stessi della nostra stessa anima. Questo perché noi siamo
tempio dello Spirito Santo, siamo immagine e somiglianza del Dio che ci
ha creati, perché siamo figli di Dio, perché noi siamo Gesù!
Questo perché è
possibile? Perché è frutto dell’amore: chi ama abita nell’amato. Dio ci
ama immensamente e in questo amore senza confini si è trasferito in
noi. Recita il libro dell’Apocalisse: «Ecco, sto alla
porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io
verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» per indicare l’intimità
che viene a crearsi tra l’uomo e Dio. Ma anche Dio rispetta le dinamiche
della fiducia. Dice infatti che sta alla porta e bussa, cioè lascia un
margine di rischio: l’aprire la porta deve partire da me, dalla mia
scelta responsabile che accetta il margine di rischio. Nessuno sfonderà
la porta: solo noi potremo aprirla.
Se
io sono una persona amabile da Dio, se sono una persona abitata da Dio,
il valore del mio “sé” non è più valutato in base agli altri perché mi
ritrovo con un valore intrinseco enorme che non dipende da come gli
altri si rapportano con me. Io valgo perché io sono io, perché quell’io
è accolto, amato da Dio stesso. Questo non mi libera dal rischio della
fiducia da accordare agli altri e alle situazioni ma mi libera dagli
effetti più drammatici di una fiducia tradita: quella di sentirmi
svuotare del mio intimo perché alla mercè dell’altro. Finalmente io mi
posseggo pienamente: sono di Dio, sono in Dio, sono mio. E posso
donarmi!
Il
guaio sta nel fatto che per vivere la fede noi usiamo come punto di
partenza da noi stessi, e rischia di rendere la
fede incomprensibile. È necessario ribaltare la prospettiva per scoprire
che a monte di tutto ciò c’è una realtà più profonda: non sono io che
credo in Gesù e nel suo amore ma è Gesù che per primo crede in me, nella
mia vita, nelle mie possibilità. Gesù ha fiducia in me e mi riaccorda la
sua fiducia ogni volta che io posso averla tradita. È Gesù che chiama
«amico» Giuda; è Gesù che mantiene la promessa fatta a Pietro di farlo
il fondamento della Chiesa nonostante lo avesse rinnegato per tre volte;
è sempre Gesù che affida la sua missione di annunciarlo a chi era
scappato in preda al panico nell’orto degli ulivi. Sì, è Gesù che ha
fede in me e non io in lui. Questo è il senso della parabola del Padre
misericordioso che non si oppone al figlio che gli chiede le sostanze e
se ne va di casa: la sua fede nel figlio lo porta a scorgere il suo
rientro da lontano e di fare festa con lui.
Questo è ciò che
ritroviamo nel fondo della nostra coscienza e ci apre alla relazione col
mondo disposti ad accordare la dovuta e necessaria fiducia nelle
relazioni: è la sconfinata fiducia che Dio ha in me, che ha per l’uomo.
Ne ha corso il rischio e continuerà a correrlo: lo ha già pagato tutto,
con la sua stessa morte, e non rinnegherà quanto accordato.
Questo mi consente
di avvicinarmi a ogni persona sapendo che questa persona, come me, oltre
tutti i suoi limiti e le sue grettezze, nasconde quello stesso tesoro di
fiducia di Dio per lui che io stesso posseggo. Forse non potrò fidarmi
delle sue qualità umane ma posso fidarmi del Gesù che è in lui.
Roberto Frau
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