i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Il sogno...
  Suggestioni a partire dal natale appena trascorso

E' appena trascorso il tempo di Natale e a pensarci mi viene in mente il sogno. Perché il sogno? Non per l'atmosfera che si crea attorno a Natale, per le sue luci, il suo desiderio di tenerezza che ha ispirato tanti film su uno sfondo tra il magico e il miracolistico (qualcuno ha visto Polar Express, per intenderci?). No. Semplicemente perché il Natale è "Il Sogno" che si avvera, il sogno atteso per secoli dell’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio vicino. Generazioni di ebrei hanno atteso questo momento, molti lo hanno sperato e desiderato, alcuni lo hanno profetizzato ma non lo hanno visto. Ora quel sogno è diventato realtà e ha cambiato la storia, aprendo orizzonti impensati, facendo esultare Maria col bimbo già nel suo grembo, nel canto del Magnificat.

Il sogno. Chi di noi non coltiva un sogno dentro di sé?

Sogni piccoli, sogni grandi, sogni di ogni tipo: nel sogno abbiamo campo libero per esprimere qualsiasi cosa. È un luogo, quello del sogno, senza vincoli né remore, dove possiamo sfogare ogni nostro desiderio e ogni nostra aspettativa. Possiamo sognare anche delle cose negative, possiamo anche sognare di vendicarci di qualcuno e fargli del male… Ma anche in questi sogni dallo sfondo negativo crediamo che il suo realizzarsi ci procuri felicità. È questo il contenuto ultimo del sogno di ogni uomo: la felicità. Se sogno di avere successo nella vita, se sogno l’indipendenza dalla mia famiglia, se sogno di avere un ragazzo o una ragazza, se sogno di avere quella moto o quella macchina in realtà sto semplicemente sognando di essere felice. Per questo è importante non smettere di sognare perché significa mantenere aperta la speranza nella vita, la speranza nella realizzazione della mia felicità. E in quanto essere umano la felicità è un mio diritto irrinunciabile.

Attenzione però che quando parlo di sogno non mi riferisco a chi, non potendo godere della felicità nella vita reale, si rifugia nel sogno come se fosse un oppiaceo, una pista di coca o un tiro di fumo, per annegare la propria fatica del vivere quotidiano. No. Il sogno è un’altra cosa, perché il sogno vero cambia la mia vita, la coinvolge e la orienta sino ad influire sulla realtà e cambiarla. Il sogno vero è quella cosa che fa trasformare ciò che vivo ogni giorno nel sogno che possiedo e mi fa partecipare all’attività creatrice di Dio.

Che caratteristiche ha il sogno vero? Il canto del Magnificat di Maria ci apre e ci illumina.

Dietro quella esultanza di Maria, dietro quel sogno che si realizza c’è un “sì”. Senza l’accettazione di Maria alla proposta dell’Angelo, senza quel lasciarsi coinvolgere in tutte le conseguenze di parte di quella ragazza il sogno atteso da secoli non avrebbe avuto realizzazione. Ogni sogno chiama disponibilità a mettere in gioco la propria vita, costi quello che costi. Perché la nostra felicità non ha prezzo: vale la nostra vita, tutta la nostra vita. Io sono un religioso somasco. Se sono qui a scrivere queste cose e non sono altrove a fare chissà cosa è perché ho detto sì ad un sogno ed ho investito tutta la mia vita, perché quel sogno era il sogno di Dio su di me: quel sogno ero io. Dietro i sogni d’amore, di relazioni gratificanti, di sentirmi utile per qualcosa, dietro le mie piccole aspirazioni di ogni giorno, c’era un sogno più grande: il sogno di Dio per me, c’ero io. Per questo ho detto sì: ho detto sì all’amore ho detto sì a me stesso. Dentro ciascuno c’è un sogno che è poi lui stesso, c’è il sogno di Dio su ciascuno, fatto d’amore, fatto di dono, fatto dalla felicità piena di sentire la propria vita realizzata. Per questo dietro ogni sogno c’è una disponibilità: quella di non accontentarsi mai e di scavare in fondo al cuore sino a scovare il mistero meraviglioso che siamo. E spendersi perché questo realtà che siamo salti fuori e si mostri al mondo. “Ha guardato l’umiltà della sua serva… D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata…”. Una sconosciuta ragazzina, di uno sconosciuto villaggio della Galilea (“Cosa mai può venire di buono da Nazareth”) ha cambiato la storia di tutta l’umanità per i secoli in avvenire: la disponibilità ad un sogno, il sogno di Dio su di lei.

Ma il sogno possiede un’altra dimensione essenziale: l’attesa.

Un sogno non si realizza dall’oggi al domani: ha bisogno di tempo, ha bisogno di occasioni, ha bisogno di impegno e coinvolgimento personale. Gesù, l’Emmanuele, il Dio vicino cioè il sogno dell’umanità è stato atteso per secoli prima che si realizzassero le condizioni per la sua incarnazione. Maria ha atteso nove mesi prima che questo sogno che le cresceva in grembo venisse alla luce, ed ha atteso trent’anni prima che questo sogno si svelasse al mondo. Come giovani, come adolescenti, c’è una fretta folle per bruciare i tempi, per avere tutto subito. Eppure anche chi è giovane e adolescente deve sottostare alla legge del tempo: bisogna riconciliarsi col tempo perché il tempo è nostro alleato. Perché ciò che sembra impossibile o irraggiungibile ora col tempo può diventare possibile e raggiungibile. Solo che bisogna stare al gioco del tempo e non rimanere passivi e immobili. Giocare col tempo significa imparare a scrutarlo mentre scorre, mentre offre le occasioni per esprimersi: un fatto, una persona, una situazione anche banale possono diventare il punto di svolta che cambia la storia, la nostra storia. Ma quando il tempo passa con quella persona, con quel fatto, con quella situazione, bisogna esserci senza distrazioni: bisogna vivere il presente con forza e intensità, senza banalizzare mai niente. Maria alla proposta dell’Angelo c’era, non era distratta, non era da un’altra parte con la testa: era presente nel presente. E quel suo “sì” ha cambiato non solo la sua storia ma quella dell’umanità. Anch’io, anche noi possiamo essere presenti nel presente per raccogliere la sfida del tempo e saper giocare con esso. Perché io voglio continuare a vedere il sogno della mia vita svelarsi ogni giorno che passa finché non arrivi al suo pieno compimento.

Buona vita allora, buon sogno a tutti.

Roberto Frau

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