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Un’immagine:
il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il
rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre
esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in
un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby
e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il
contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere
il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per
vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’
d’ordine…
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La prospettiva cristiana
Dopo
avere guardato a chi fosse l'uomo usando gli strumenti delle scienze
umane proviamo a gettare lo sguardo dentro la Bibbia per vedere quale
immagine di uomo ne possa saltare fuori.
Nella Bibbia troviamo che l’uomo è definito come
immagine e somiglianza di Dio: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e
a nostra somiglianza…” (Gen 1,26). Per comprendere chi veramente è
l’uomo dobbiamo capire chi sia Dio che ne costituisce come il modello,
anzi la “materia” di cui l’uomo è fatto. Il Cristianesimo ci ha dato
questa risposta: “Chi non ama non conosce Dio perché Dio è Amore”
(1Gv 4,8). Questo significa che l’uomo è stato creato ad immagine e
somiglianza dell’Amore, l’amore per Eccellenza, l’amore assoluto che è
Dio.
Perché
Dio per i Cristiani è amore? Non solo perché Dio si è relazionato con
l’uomo amandolo, donando sé stesso, ma perché il dono che ha fatto di sé
è stato Gesù, Figlio di Dio e lo Spirito Santo. In questo abbiamo
scoperto che Dio è Amore in sé stesso. Un Dio solitario non potrebbe
essere amore in sé stesso, avrebbe bisogno di un oggetto d’amore fuori
di lui. Invece Lui, in sé stesso, è amore perché è una comunità,
una famiglia di persone: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, la
Trinità. E queste persone sono Uno, un solo Dio, perché sono
continuamente in relazione d’amore l’una con l’altra. Nel momento in
cui, per assurdo, una di esse smettesse d’amare Dio non esisterebbe più.
Così l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, nel momento in cui
cessa di amare cessa di esistere nella sua umanità e sfocia
gradualmente verso la bestialità: vedi le guerre, la criminalità, le
cattiverie di cui l’uomo è capace. E l’uomo è capace anche del
contrario della sua più intima realtà che è l’amore perché l’amore e
la relazione hanno una clausola per essere vere: la libertà. Una
relazione è vera e l’amore è vero solo quando questo non è costretto:
devo responsabilmente sceglierlo. Nel momento in cui sono costretto
la relazione s’impoverisce e si annulla. Per questo motivo il comando
centrale lasciatoci da Gesù come suo e come nuovo è quello dell’amore
reciproco: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri
come io ho amato voi… Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:
se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). Il cristianesimo è
perciò la strada che ci conduce all’essenza dell’essere uomo e che
vissuto ci fa diventare veramente uomini. Infatti la capacità d’amare
(come lo abbiamo esaminato anche dal punto di vista umano), cioè la
capacità di relazione, misura quanto e come si è uomini. Uno più
ama, più è uomo; uno meno è capace di rapporto ed è meno uomo.
Però
c’è un particolare della Trinità, di cui noi siamo immagine, che non
dobbiamo sottovalutare. Questo particolare è che il Figlio si è fatto
uomo: Gesù di Nazareth. Sì, Dio, un membro della Trinità, è venuto
tra noi uomini in carne e sangue. In Gesù la Trinità si è fatto prima
feto nel grembo di Maria, si è fatto bambino a Betlemme, si è fatto
adolescente che non è tornato a Nazareth con i suoi per fermarsi al
Tempio di Gerusalemme e quando l’hanno ritrovato c’è stato un momento
d’incomprensione con i suoi genitori, si è fatto giovane che ha lavorato
nella falegnameria del padre, si fatto uomo maturo che ha trent’anni ha
cominciato la sua attività pubblica svelando la sua identità
soprannaturale… Dio stesso si è sottoposto, nella sua umanità, alla
comune regola del divenire, non ha predicato né fatto miracoli da
ragazzino né da adolescente ma solo al tempo giusto e opportuno. Lui
stesso ha attraversato le tappe del crescere come ogni altro uomo:
neppure lui che era Dio ne è sfuggito. E noi che Dio non siamo
vorremmo farne a meno? Ci sentiamo forse più di Lui? E non solo. Quando
ha iniziato la sua attività pubblica di predicazione e attorno a lui
si è formato un gruppo, quello dei discepoli, hanno fatto un cammino
insieme, hanno vissuto insieme, li ha visti imparare e sbagliare
e
sui
quegli errori ha spiegato i passi successivi da compiere per
crescere come uomini e come discepoli. Ma i discepoli sono diventati
quello che dovevano diventare attraversando la tappa più dura, la
crisi delle crisi: le ingiustizie, i soprusi, la condanna e la
morte del loro maestro. Una crisi sconvolgente in cui qualcuno ha
tradito, qualcuno è scappato, qualcuno ha rinnegato. C’è chi non ha
voluto affrontare la crisi e addirittura si è tolto la vita. C’è chi ha
accusato il colpo, si è ridimensionato nella sua presunzione e ha
ritrovato l’umiltà di imparare, di ricominciare a crescere potendo poi
fare l’esperienza di Gesù Risorto, dello Spirito Santo, venendo
coinvolto completamente nel mistero della Trinità e della pienezza di
vita delle relazioni vissute nell’amore.
Guarda un po’: tutto quello che è umanamente corretto
per la maturità dell’uomo e la sua realizzazione è tutto ben presente
nel cuore del cristianesimo. Ma forse non è un caso…
Roberto Frau
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