|
Un’immagine:
il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il
rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre
esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in
un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby
e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il
contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere
il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per
vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’
d’ordine…
|
|
Queste
osservazioni mi sono nate di fronte ai miei alunni ormai prossimi alla
maturità. E' il compiersi di un cammino, dove convogliano anni di
esperienza. Quante volte nella vita si arriva a "compiere" qualcosa, a
partire dall'annuale appuntamento col proprio compleanno. Ci sono mille
sforzi nel "compiere" progetti piccoli e grandi, nello sport, nello
studio, nel tempo libero, nelle relazioni. In fondo il "compiere"
potrebbe essere una chiave di lettura di tutta la vita. Chiarirsi il
contenuto di questa parolina allora non è un semplice sfizio linguistico
ma gettare una luce sul modo con cui possiamo affrontare la nostra
esistenza.
Mi torna nel cuore una frase pronunciata da Gesù: "non
sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi
dico: finché non siano passati il cielo e la terra non passerà dalla
Legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto"
(Mt 5,18). Mi è piaciuto il fatto che niente vada perduto, neppure un
iota o un segno. Dare compimento a qualcosa significa che quello che si
realizza e ciò che ne seguirà poggia su quanto c'è stato prima, significa dare senso, sostanza e valore a
tutto quanto c'è stato prima, compresi i passi falsi, gli errori, i
drammi e le sofferenze. Niente è da scartare o da buttare, tutto diventa
prezioso tassello che regge e riempie una vita: "neppure un iota o un
segno" andrà perduto.
Poi,
chi dà compimento? Gesù, è lui che è venuto per dare compimento! E'
Qualcuno che mi ama, Qualcuno per cui la mia vita non è mai banale né
sbagliata, ma considera semplicemente la mia vita, preziosa proprio
perché sono io a viverla. E' Lui che mi prende in braccio quando non
posso più camminare e mi tende la mano per rialzarmi quando sono caduto,
che non lascerà cadere "neppure un iota o un segno" dalla mia vita:
"anche i capelli del vostro capo sono tutti contati".
Se è così allora mi viene da pensare che a compiere la
nostra vita non sono particolari date o particolari avvenimenti, non è
il compleanno, la maturità, la laurea o il matrimonio... Ciò che dà
compimento è il modo con cui si vivono certe date e si affrontano gli
avvenimenti, anche quelli più banali: è l'Amore! Non a caso la Scrittura
definisce l'amore come "pieno compimento della legge" (Rom 13,10),
perché con l'Amore l'Eterno entra nel tempo: l'Eterno entra nel mio
impegno nella maturità, nella mia scelta dell'università o del lavoro,
nelle mie vacanze, nelle mie relazioni. L'amore: quanto so dare e
spendere di me per qualcuno che posso amare più di me. Perché l'amore
circonda il suo oggetto, lo abbraccia e lo stringe a sé: "chiude" il
cerchio, la linea si "compie".
La vita come un compimento. Si tratta di vivere la vita
con l'intensità di un abbraccio, perché l'amore avvolge ogni avvenimento
della vita, piccolo grande che sia: "neanche un iota o un segno andrà
perduto".
Roberto Frau
|