i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Essere soli o essere uniti?
  Perché l'esperienza cristiana si esprime nella relazione

Cosa significa essere soli e cosa significa essere insieme, uniti? Non è una domanda oziosa perché se la risposta fosse immediata e semplice avremo attorno più gente felice e meno gente triste. Questo perchè il significato delle parole in gioco non è così scontato.

Infatti uno può anche essere in mezzo a tanta gente, ridere e scherzare ma essere solo, tremendamente solo, come la maschera di un clown o di un pierrot: attira tanta gente attorno a sé ma dentro è solo.
Soli
significa essere chiusi in sé stessi, incapaci di comunicare le cose più profonde e più belle che si vivono. Oppure soli significa ripiegati su sé stessi perché dagli gli altri si va solo per prendere e non per dare, perché magari si cercano sicurezze che dentro non si hanno, o perché si è diventati egoisti e sembra più facile sfruttare gli altri mettendosi al centro dell’attenzione…

Ma questo non cambia gli effetti della solitudine:

  • Si può contare solo sulle proprie forze
  • Si è più esposti alle difficoltà
  • Davanti al dolore e alla sofferenza non si hanno risorse
  • Non si ha chi è disposto a rischiare per te e con te
  • Non ti puoi confrontare sulle cose profonde della tua vita
  • Nonostante l’allegria che si manifesta all’esterno, dentro si è aridi, spenti, fragili sempre in atteggiamento di difesa rispetto agli altri e alla vita
  • Si sente la mancanza di senso della vita e si vive o in depressione o nella ricerca della trasgressione ad ogni costo per colmare il vuoto che si prova
  • Manca l’orizzonte del futuro e ci si consuma tutti nel presente

Fondamentalmente l’effetto dell’essere soli è una profonda tristezza interiore, magari ben mascherata ma che quando meno te lo aspetti ti assale alle spalle.

Anche il significato dell’essere uniti non è così immediato perché non significa essere in mezzo a tanta gente. Anzi si può essere fisicamente da soli, però ci si sente uniti con chi condivide i miei stessi ideali di vita, la mia vita, il mio modo d’essere. Essere uniti significa atteggiamento di apertura nei confronti della vita e quindi degli altri. Significa sentirsi parte positiva del mondo, senza avere timori o “territori” da difendere. Significa sentire gli altri con le loro diversità non una minaccia ma una risorsa. Significa sapere che c’è qualcosa dentro il cuore di ogni uomo che ci unisce immensamente di più rispetto a qualsiasi cosa che apparentemente ci possa dividere. Significa sapere che un certo livello non solo di comunanza ma addirittura di intimità è possibile con ogni persona.

Gli effetti sono poi straordinari:

  • Senti una forza che ti accompagna interiormente anche quando non hai nessuno vicino
  • Affronti le difficoltà e le sofferenze con fiducia e con serenità
  • Sperimenti la gioia intensa dell’intimità dei rapporti
  • Comprendi il significato più bello della vita e delle cose che fai
  • Sfrutti bene il presente e sei aperto al futuro

Insomma, la vita è felice e si vive col “cuore caldo” sentendosi sempre “cittadini del mondo”, mai fuori posto.

Ma come si opera questo miracolo che ci permette di unirci e vivere uniti? È Gesù!

Lui e venuto nel mondo per questo motivo, per rivelare chi è l’uomo e per restituirgli la sua vera “immagine”. Sì, perché l’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio: “facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”. “Nostra” perché Dio non è un dio solitario ma, in quanto Amore, è in sé stesso una famiglia, una comunità: la Trinità, tre ma uno! E noi siamo creati ad immagine e somiglianza dell’Amore, dell’Unità, ad immagine della relazione. Per questo quando si è soli si è nella tristezza perché stiamo rinnegando ciò per cui siamo fatti, stiamo vivendo fuori dalla nostra natura. Sarebbe come se si usasse la Ferrari di Schumacher come fosse una motozappa. Noi nasciamo da una relazione, cresciamo per delle relazioni, viviamo per delle relazioni, soffriamo e cresciamo male se queste relazioni ci vengono a mancare o sono sbagliate o le viviamo male. La nostra vita può cambiare per un abbraccio dato o non dato, per un abbraccio ricevuto o non ricevuto…

Gesù è venuto sulla terra perché ritrovassimo la dimensione del vivere uniti ad immagine della Trinità. Come un emigrante che in terra straniera si adatta alla vita del popolo in cui si trova a vivere ma mantiene gli usi e i costumi della sua terra d’origine, Lui ha portato gli usi e la vita della sua patria: il Cielo.

Gesù con la sua vita e con il suo amore si propone come ponte tra te e me, tra il Cielo  dentro di me (l’immagine e somiglianza con la Trinità) e il Cielo dentro di te. Se incroci due legni tra loro non bruciano perché sono vicini ma rimangono inesorabilmente soli: non sono uniti, al massimo fanno catasta. Perché si fondano nell’unità di un’unica fiamma ci vuole una scintilla che faccia scoccare l’incendio. Questa scintilla tra me e te concretamente è Gesù! Gesù che ha amato immensamente me, condividendo tutto di me sino a morire in croce, sino a gridare lo strazio dell’abbandono: “Dio mio, perché mi hai abbandonato”, per consumare ogni mia solitudine e abbandono. Ma che ha amato te allo stesso modo, per consumare ogni tua solitudine ed abbandono… E se ci avviciniamo gli uni gli altri con questa comune esperienza d’amore, con la consapevolezza di quanto sia immenso ciò che ci accomuna, esplode quella fiamma che ci unisce, riempiendoci di gioia e aprendoci al mondo e alla vita, con tutti gli effetti descritti prima!

Concretamente che cosa bisogna fare?

  1. Conoscerci uno a uno, non solo in superficie.
  2. Comunicare ciò che viviamo, le nostre esperienze, quello che viviamo dentro.
  3. Interessarci gli uni degli altri, comprendendo le altri necessità e condividendo le proprie
  4. Aiutarci in tutti i modi: se uno ha bisogno tutti hanno bisogno con lui, se uno è in difficoltà tutti siamo in difficoltà con lui. Tutto dell’altro ci riguarda, e bisogna cercare di risolvere le sue cose come se fossero cosa nostra perché Gesù con noi ha fatto così.

Roberto Frau

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