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Noi
non viviamo la nostra vita, o per lo meno ne viviamo solo una parte.
Perché?
Perché
non siamo dove dovremmo essere.
Cioè?
Che
fisicamente siamo in un determinato luogo ma noi, con la nostra
interiorità, siamo altrove…
Qualche
esempio?
Domani
ho una interrogazione difficile che non posso evitare. Invece di
concentrarmi nello studio vivo come se fossi già davanti
all’insegnante e, invece di memorizzare ciò che leggo, mi consumo già
nell’angoscia del giorno dopo… Poi, chissà come mai,
l’interrogazione va male. Normale, perché quando dovevo studiare non
ero lì.
Continuiamo
l’esempio.
Sono
arrabbiata per il voto e per come magari l’insegnante mi ha trattato.
Esco col mio ragazzo, ma non sono con lui: il mio mondo interiore è
ancora alla mattina dell’interrogazione. Rispondo male al mio ragazzo,
tutto quello che fa m’innervosisce. Lui cerca di sdrammatizzare e la
cosa invece mi ferisce perché mi sembra che non capisca. Litighiamo…
Potrei
proseguire l’esempio tornando a casa, dove ritrovo i miei genitori.
Mia madre era ben disposta per concedermi quella cosa che avevo
chiesto… Mi chiede di aiutare a preparare la tavola ma io non ci sono:
sono ancora nel litigio col mio ragazzo. Tratto bruscamente mia madre e
anche lei si irrigidisce e quella concessione che voleva darmi va in
malora.
Ma
queste forse sono cose che non succedono mai a nessuno?
La
realtà è che nel presente della nostra vita siamo dei latitanti in
mille piccole azioni: invece di ascoltare chi ci parla pensiamo a cosa
dire quando sarà il nostro turno, mentre studiamo ascoltiamo la radio,
viviamo distratti dalle preoccupazioni di ieri o proiettati nelle
soddisfazioni di domani.
Siamo
ancorati ad un passato che magari ci ha ferito e ci rimuginiamo
continuamente, o per recriminare o per affliggerci in inutili sensi di
colpa, creandoci invisibili catene che ci trattengono in un tempo che
ormai non c’è più.
Oppure
siamo proiettati in un futuro che può entusiasmarci o forse procurarci
angoscia, ma che ci allontana da quanto abbiamo tra le mani e che
sottovalutiamo e ci sfugge via. Ma quella vita che ci sfugge via toglie
anche la premesse per il successo di quanto ci aspettavamo o ci toglie
le condizioni per affrontare serenamente le difficoltà future.
Che
fare?
Visto
che stiamo compiendo una sorta di viaggio nel tempo, proviamo a fare un
salto a 2000 anni fa in quella grotta di Betlemme. Nel buio di quella
notte è successo qualcosa che sfugge la nostra consapevolezza e che
potrebbe rivoluzionare una vita, tutte le vite. C’è stato un attimo,
solo un attimo per cui qualcosa di straordinario prima non c’era e poi
ha cominciato ad esserci.
Ma
cosa è successo in quel solo attimo, in quel punto apparentemente
insignificante nello scorrere dei miliardi di miliardi di attimi
dell’esistenza della terra?
In
Gesù, che è Dio, che è per sua natura l’Eterno, ciò che è senza
tempo è entrato nel tempo!
Quel
momento è come se si fosse fermato il tempo o, se vogliamo, come se si
fosse dilatato a contenere tutto il tempo dell’Universo: l’Eterno è
entrato nella storia, ciò che è senza tempo ha invaso il tempo.
E
questo Eterno è cresciuto diventando fanciullo, ragazzo, uomo. Questo
eterno ha mangiato, dormito, camminato, pregato, studiato, lavorato,
parlato, festeggiato, predicato come ogni uomo ha fatto e fa. Ma non è
che fosse meno Gesù, meno eterno in base a quello che faceva: il suo
festeggiare alle nozze di Cana, o il suo predicare e far miracoli, il
suo dormire e il suo camminare erano espressione dello stesso Gesù,
ancorati nell’Eterno, espressione di una Vita senza tempo. Non esiste
più il passato, non esiste più il futuro: esiste solo l’eterno
presente della vita.
Anche
noi, da quando c’è Lui, possiamo fare lo stesso, inchiodando le
nostre azioni nell’eterno. Come? Provate a pensare ad una persona
innamorata, ad una persona che ama:
Dio
è Eterno perché è Amore, perché è l’Amante per eccellenza.
Nascendo in Gesù come uomo è venuto tra gli uomini a portare proprio
l’amore: “Questo è il mio comandamento: amatevi”!
Questo
dobbiamo fare, solo questo: amare. Amare giocando, amare studiando,
amare chiacchierando, amare facendo sport, amare lavorando.
Il
passato? Il futuro? Rimarranno nell’Eterno solo se avremo amato. È
inutile affaticarsi per un passato che non tornerà più o per un futuro
che non c’è ancora. La vita è adesso.
La
vita è come un treno. Nessuno dentro il treno corre verso l’ultima
carrozza nella speranza di recuperare qualcosa dimenticata nella
stazione di partenza. Come nessuno corre verso il locomotore nella
speranza di arrivare prima. Invece il buon viaggiatore sta tranquillo
seduto dentro il suo scompartimento, che è il momento presente: la
carrozza dell’amore lo condurrà a destinazione.
Concludo
citando due grandi che amo, S. Teresa di Lisieux e S. Paolo. La prima
nel suo diario afferma: “Signore, per amare non ho che adesso”. Il
secondo ai Filippesi scrive:”Non che io abbia già conquistato il
premio; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io
sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io
non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del
passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta”. Quel
“dimentico” del passato, certo “proteso” verso il futuro, ma è
nel presente che “corre” sulla via dell’amore per raggiungere la
meta: la pienezza della sua vita, la felicità.
Forse
occorrerebbe una sorta di grande forbice spirituale, per ritagliarci nel
presente e poter vivere con intensità solo quello…
Roberto Frau
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