i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Viaggi nel tempo
  l'Eterno nel momento (
by R.F.)

Noi non viviamo la nostra vita, o per lo meno ne viviamo solo una parte.

Perché?

Perché non siamo dove dovremmo essere.

Cioè?

Che fisicamente siamo in un determinato luogo ma noi, con la nostra interiorità, siamo altrove…

Qualche esempio?

Domani ho una interrogazione difficile che non posso evitare. Invece di concentrarmi nello studio vivo come se fossi già davanti all’insegnante e, invece di memorizzare ciò che leggo, mi consumo già nell’angoscia del giorno dopo… Poi, chissà come mai, l’interrogazione va male. Normale, perché quando dovevo studiare non ero lì.

Continuiamo l’esempio.

Sono arrabbiata per il voto e per come magari l’insegnante mi ha trattato. Esco col mio ragazzo, ma non sono con lui: il mio mondo interiore è ancora alla mattina dell’interrogazione. Rispondo male al mio ragazzo, tutto quello che fa m’innervosisce. Lui cerca di sdrammatizzare e la cosa invece mi ferisce perché mi sembra che non capisca. Litighiamo…

Potrei proseguire l’esempio tornando a casa, dove ritrovo i miei genitori. Mia madre era ben disposta per concedermi quella cosa che avevo chiesto… Mi chiede di aiutare a preparare la tavola ma io non ci sono: sono ancora nel litigio col mio ragazzo. Tratto bruscamente mia madre e anche lei si irrigidisce e quella concessione che voleva darmi va in malora.

 

Ma queste forse sono cose che non succedono mai a nessuno?

La realtà è che nel presente della nostra vita siamo dei latitanti in mille piccole azioni: invece di ascoltare chi ci parla pensiamo a cosa dire quando sarà il nostro turno, mentre studiamo ascoltiamo la radio, viviamo distratti dalle preoccupazioni di ieri o proiettati nelle soddisfazioni di domani.

Siamo ancorati ad un passato che magari ci ha ferito e ci rimuginiamo continuamente, o per recriminare o per affliggerci in inutili sensi di colpa, creandoci invisibili catene che ci trattengono in un tempo che ormai non c’è più.

Oppure siamo proiettati in un futuro che può entusiasmarci o forse procurarci angoscia, ma che ci allontana da quanto abbiamo tra le mani e che sottovalutiamo e ci sfugge via. Ma quella vita che ci sfugge via toglie anche la premesse per il successo di quanto ci aspettavamo o ci toglie le condizioni per affrontare serenamente le difficoltà future.

Che fare?

 

Visto che stiamo compiendo una sorta di viaggio nel tempo, proviamo a fare un salto a 2000 anni fa in quella grotta di Betlemme. Nel buio di quella notte è successo qualcosa che sfugge la nostra consapevolezza e che potrebbe rivoluzionare una vita, tutte le vite. C’è stato un attimo, solo un attimo per cui qualcosa di straordinario prima non c’era e poi ha cominciato ad esserci. 

Ma cosa è successo in quel solo attimo, in quel punto apparentemente insignificante nello scorrere dei miliardi di miliardi di attimi dell’esistenza della terra?

In Gesù, che è Dio, che è per sua natura l’Eterno, ciò che è senza tempo è entrato nel tempo!

Quel momento è come se si fosse fermato il tempo o, se vogliamo, come se si fosse dilatato a contenere tutto il tempo dell’Universo: l’Eterno è entrato nella storia, ciò che è senza tempo ha invaso il tempo.

E questo Eterno è cresciuto diventando fanciullo, ragazzo, uomo. Questo eterno ha mangiato, dormito, camminato, pregato, studiato, lavorato, parlato, festeggiato, predicato come ogni uomo ha fatto e fa. Ma non è che fosse meno Gesù, meno eterno in base a quello che faceva: il suo festeggiare alle nozze di Cana, o il suo predicare e far miracoli, il suo dormire e il suo camminare erano espressione dello stesso Gesù, ancorati nell’Eterno, espressione di una Vita senza tempo. Non esiste più il passato, non esiste più il futuro: esiste solo l’eterno presente della vita.

Anche noi, da quando c’è Lui, possiamo fare lo stesso, inchiodando le nostre azioni nell’eterno. Come? Provate a pensare ad una persona innamorata, ad una persona che ama: 

 

Dio è Eterno perché è Amore, perché è l’Amante per eccellenza. Nascendo in Gesù come uomo è venuto tra gli uomini a portare proprio l’amore: “Questo è il mio comandamento: amatevi”!

Questo dobbiamo fare, solo questo: amare. Amare giocando, amare studiando, amare chiacchierando, amare facendo sport, amare lavorando.

Il passato? Il futuro? Rimarranno nell’Eterno solo se avremo amato. È inutile affaticarsi per un passato che non tornerà più o per un futuro che non c’è ancora. La vita è adesso. 

La vita è come un treno. Nessuno dentro il treno corre verso l’ultima carrozza nella speranza di recuperare qualcosa dimenticata nella stazione di partenza. Come nessuno corre verso il locomotore nella speranza di arrivare prima. Invece il buon viaggiatore sta tranquillo seduto dentro il suo scompartimento, che è il momento presente: la carrozza dell’amore lo condurrà a destinazione.

Concludo citando due grandi che amo, S. Teresa di Lisieux e S. Paolo. La prima nel suo diario afferma: “Signore, per amare non ho che adesso”. Il secondo ai Filippesi scrive:”Non che io abbia già conquistato il premio; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta”. Quel “dimentico” del passato, certo “proteso” verso il futuro, ma è nel presente che “corre” sulla via dell’amore per raggiungere la meta: la pienezza della sua vita, la felicità.

Forse occorrerebbe una sorta di grande forbice spirituale, per ritagliarci nel presente e poter vivere con intensità solo quello…

Roberto Frau

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