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Stavolta
partiamo dall'alto: perché Gesù è venuto su questa terra? Per
insegnarci una cosa divina: ad amare. Forse vi chiederete perché è una
cosa divina, tutti gli uomini in qualche modo amano, tutti vogliono
bene almeno a qualcuno, magari odiano tutti gli altri però qualcuno
lo amano, un figlio, un amico… Allora che bisogno c’era che Il
Figlio di Dio venisse ad insegnarcelo?
Questo
è vero ed è anche naturale, se ci pensiamo, perché Dio ha creato
l’uomo proprio perché ami e dia così un senso alla sua vita, quindi
a tutti in qualche modo viene spontaneo amare, affezionarsi, dare
qualcosa agli altri. Fa parte della nostra natura, del nostro DNA,
c’è poco da fare.
Però
c’è modo e modo di amare. L’amore che si dà può essere grande o
può arrivare solo fino ad un certo punto invalicabile (i miei spazi, il
mio tempo, le mie paure, il mio interesse), può essere un amore senza
confini o può limitarsi a pochissime persone… In altre parole il
nostro amore può essere semplicemente umano o può superare i limiti
della nostra umanità ed essere soprannaturale.
Gesù
è venuto per insegnarci proprio questo secondo tipo di amore, che non
è altro che lo stesso amore vissuto da Dio, nella Trinità.
Per
insegnarci cos’è l’amore vero ha preso i suoi discepoli, uomini
normali, pieni di entusiasmo ma anche di difetti, e ha fatto come salire
loro una scala gradino per gradino. Man mano che si salgono questi
gradini si arriva a vivere un amore sempre più vero, forte e divino.
Ora ripercorriamo questa scala dell’amore.
1.
Il primo gradino è stato una parola che tutti gli uomini non
possono che accettare perché è una legge che Dio ha impresso nel cuore
di ognuno. E’ talmente giusta che è conosciuta e vissuta in tutte le
religioni. Viene chiamata “regola d’oro”:
“tutto
quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”
Basterebbe
questa a farci uscire dal nostro egoismo (io al centro) e a dare una
svolta alla nostra vita. Ci chiede di immaginare di essere nella
situazione del prossimo che incontriamo e di trattarlo come vorremo
essere trattati noi al suo posto. Ha bisogno di un aiuto? Ne ho bisogno
io, e glielo do. E’ solo senza amici? Sono solo io. E gli offro la mia
amicizia. E’ nel dubbio? Lo sono io. E condivido le sue pene.
Basterebbe questa
frase per cambiare il mondo intorno a noi.
2.
Poi Gesù ha fatto fare un passo in avanti:
“se
dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordo che tuo
fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti
all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi
torna ad offrire il tuo dono”.
In
queste parole c’è qualcosa che supera la mentalità semplicemente
umana, che cosa?
- L’altro può avercela con me senza mia
colpa, o per un motivo futile, non giusto. Eppure Gesù chiede di
riconciliarsi con lui. Gesù non vuole tanto la giustizia (i colpevoli
siano puniti), ma la fraternità.
E sa che chi è colpevole può cambiare
grazie al nostro amore. che lo lascia sconcertato e lo mette in crisi.
- Non si può avere un buon rapporto con
Dio se non lo abbiamo con i nostri fratelli. Il primo modo per amare Dio
è amare il fratello. Prima di pregare, andare in Chiesa, chiedere
qualcosa a Dio dobbiamo domandarci: com’è il mio rapporto con gli
altri? Ho offeso, ferito, qualcuno? Qualcuno ce l’ha con me?
3.
Gesù era un tipo audace, non si è fermato qui, ci ha chiesto un
amore ancora più “soprannaturale”. Quando ha detto:
"avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo
nemico; ma io vi dico:
amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché
siate figli del padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i
malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli
ingiusti. infatti se
amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? non fanno così anche
i pubblicani? e se date
il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
non fanno così anche i pagani? siate
voi dunque perfetti come è perfetto il padre vostro celeste".
Qui Gesù non chiede di amare solo quelli della mia comunità, quelli
che condividono i miei ideali, ma anche i lontani, i nemici. Quelli che
ci sono antipatici e che cerchiamo sempre di sfuggire, quelli a cui
abbiamo tolto il saluto per qualche offesa subita, quelli che ci hanno
fatto del male (accusato ingiustamente, tradito, imbrogliato), quelli
che non ci amano.
Perché? Per essere simili a Dio Padre che ama tutti i suoi figli senza
differenze.
Un tipo di amore così,
si capisce subito, non è semplicemente umano, se infatti ascoltiamo il
nostro istinto ci viene da amare quelli che ci amano e non amare (magari
con la semplice indifferenza verso di loro) quelli che non ci amano. Gesù
ci chiede di abbattere questa barriera (che è prima di tutto dentro di
noi, non negli altri) per essere veramente suoi figli, che gli
rassomigliano. Sa che dentro di noi c’è una fiammella divina e ci
chiede di accenderla, di farla funzionare.
4. Al culmine della sua vita, prima di morire Gesù, si è riunito con i suoi
discepoli più vicini e, in un momento di grande intimità, ha dato loro
un comandamento che si può considerare il suo testamento:
"Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi
anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se
avrete amore gli uni per gli altri".
Non chiede più solo di amare gli altri, ma vuole che l’amore fra noi
sia reciproco, che ciascuno ami e sia riamato, doni e riceva. La comunità
veramente cristiana è quella dove c’è questo amore reciproco, dove
non c’è qualcuno che da’ e qualcuno che passivamente riceve, ma
tutti danno e ricevono, tutti si sentono amati.
Quest’amore
reciproco è l’unica caratteristica che i cristiani devono avere. Da
questo si devono riconoscere, non dal modo di pregare, di vestire, di
parlare… Dal loro amore gli altri capiranno che Dio esiste e che è
amore.
Roberto Frau
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