i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 La "scala" dell'amore!
  Perché ciò è già nostro mostri tutta la sua grandezza

Scalini che portano all'accesso di una delle porte nella cinta murariaStavolta partiamo dall'alto: perché Gesù è venuto su questa terra? Per insegnarci una cosa divina: ad amare. Forse vi chiederete perché è una cosa divina, tutti gli uomini in qualche modo amano, tutti vogliono bene almeno a qualcuno, magari odiano tutti gli altri però qualcuno lo amano, un figlio, un amico… Allora che bisogno c’era che Il Figlio di Dio venisse ad insegnarcelo?

Questo è vero ed è anche naturale, se ci pensiamo, perché Dio ha creato l’uomo proprio perché ami e dia così un senso alla sua vita, quindi a tutti in qualche modo viene spontaneo amare, affezionarsi, dare qualcosa agli altri. Fa parte della nostra natura, del nostro DNA, c’è poco da fare.

 

Però c’è modo e modo di amare. L’amore che si dà può essere grande o può arrivare solo fino ad un certo punto invalicabile (i miei spazi, il mio tempo, le mie paure, il mio interesse), può essere un amore senza confini o può limitarsi a pochissime persone… In altre parole il nostro amore può essere semplicemente umano o può superare i limiti della nostra umanità ed essere soprannaturale.

Gesù è venuto per insegnarci proprio questo secondo tipo di amore, che non è altro che lo stesso amore vissuto da Dio, nella Trinità.  

Per insegnarci cos’è l’amore vero ha preso i suoi discepoli, uomini normali, pieni di entusiasmo ma anche di difetti, e ha fatto come salire loro una scala gradino per gradino. Man mano che si salgono questi gradini si arriva a vivere un amore sempre più vero, forte e divino. Ora ripercorriamo questa scala dell’amore.

1. Il primo gradino è stato una parola che tutti gli uomini non possono che accettare perché è una legge che Dio ha impresso nel cuore di ognuno. E’ talmente giusta che è conosciuta e vissuta in tutte le religioni. Viene chiamata “regola d’oro”:

“tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”

Basterebbe questa a farci uscire dal nostro egoismo (io al centro) e a dare una svolta alla nostra vita. Ci chiede di immaginare di essere nella situazione del prossimo che incontriamo e di trattarlo come vorremo essere trattati noi al suo posto. Ha bisogno di un aiuto? Ne ho bisogno io, e glielo do. E’ solo senza amici? Sono solo io. E gli offro la mia amicizia. E’ nel dubbio? Lo sono io. E condivido le sue pene.

Basterebbe questa frase per cambiare il mondo intorno a noi.


2. Poi Gesù ha fatto fare un passo in avanti: 

“se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordo che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”.

In queste parole c’è qualcosa che supera la mentalità semplicemente umana, che cosa?

- L’altro può avercela con me senza mia colpa, o per un motivo futile, non giusto. Eppure Gesù chiede di riconciliarsi con lui. Gesù non vuole tanto la giustizia (i colpevoli siano puniti), ma la fraternità. 

E sa che chi è colpevole può cambiare grazie al nostro amore. che lo lascia sconcertato e lo mette in crisi.

- Non si può avere un buon rapporto con Dio se non lo abbiamo con i nostri fratelli. Il primo modo per amare Dio è amare il fratello. Prima di pregare, andare in Chiesa, chiedere qualcosa a Dio dobbiamo domandarci: com’è il mio rapporto con gli altri? Ho offeso, ferito, qualcuno? Qualcuno ce l’ha con me?


3. Gesù era un tipo audace
, non si è fermato qui, ci ha chiesto un amore ancora più “soprannaturale”. Quando ha detto: 

"avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? non fanno così anche i pubblicani? e se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? non fanno così anche i pagani? siate voi dunque perfetti come è perfetto il padre vostro celeste".

Qui Gesù non chiede di amare solo quelli della mia comunità, quelli che condividono i miei ideali, ma anche i lontani, i nemici. Quelli che ci sono antipatici e che cerchiamo sempre di sfuggire, quelli a cui abbiamo tolto il saluto per qualche offesa subita, quelli che ci hanno fatto del male (accusato ingiustamente, tradito, imbrogliato), quelli che non ci amano.

Perché? Per essere simili a Dio Padre che ama tutti i suoi figli senza differenze. 

Un tipo di amore così, si capisce subito, non è semplicemente umano, se infatti ascoltiamo il nostro istinto ci viene da amare quelli che ci amano e non amare (magari con la semplice indifferenza verso di loro) quelli che non ci amano. Gesù ci chiede di abbattere questa barriera (che è prima di tutto dentro di noi, non negli altri) per essere veramente suoi figli, che gli rassomigliano. Sa che dentro di noi c’è una fiammella divina e ci chiede di accenderla, di farla funzionare.


4. Al culmine della sua vita, prima di morire Gesù, si è riunito con i suoi discepoli più vicini e, in un momento di grande intimità, ha dato loro un comandamento che si può considerare il suo testamento:

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".

Non chiede più solo di amare gli altri, ma vuole che l’amore fra noi sia reciproco, che ciascuno ami e sia riamato, doni e riceva. La comunità veramente cristiana è quella dove c’è questo amore reciproco, dove non c’è qualcuno che da’ e qualcuno che passivamente riceve, ma tutti danno e ricevono, tutti si sentono amati.

Quest’amore reciproco è l’unica caratteristica che i cristiani devono avere. Da questo si devono riconoscere, non dal modo di pregare, di vestire, di parlare… Dal loro amore gli altri capiranno che Dio esiste e che è amore.

Roberto Frau

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