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Doppio
Clic purtroppo già altre volte si era fermata a riflettere sulla pace.
Vogliamo aggiungere un tassello per aiutarci a capire che abbiamo
un'enorme responsabilità che supera l'impotenza di fronte ai grandi
conflitti, e compiendo il salto dall'essere pacifisti e diventare
"operatori di pace".
Parliamo
della pace. Probabilmente questa parola evoca in ciascuno di noi, per
contrasto, il suo contrario: la guerra. Ci sovvengono automaticamente le
immagini dei bollettini di guerra sentite nei telegiornali, gli scenari
dell’Iraq e dell’Afghanistan, gli attentati e le ritorsioni in
Israele. Forse anche le scene della seconda guerra mondiale viste in
qualche film o sentite raccontare dai nostri nonni. Probabilmente ci
viene da dire: - Lì si che ci vorrebbe la pace! – e desiderare
sinceramente che questo si realizzi.
D’accordo, però forse ci stiamo dimenticando che i conflitti
sono molto più vicini a noi di quello che in genere crediamo, che
attraversano anche le nostre giornate. Magari l’ambiente che
frequentiamo è minato da una sorta di guerriglia che ci vede in
trincea. Ma andiamo per
gradi.
Torniamo alle guerre per antonomasia, quelle fra popoli, nazioni,
etnie. Proviamo a identificare i passaggi che conducono all’esplosione
di una guerra:
1.
Insofferenza per un altro popolo
Non sopportarne più
la presenza
Può nascere per tante cause diverse, le più comuni sono
§
L’ingiustizia: un popolo (una nazione) si ritiene
oppresso da un altro,
ü
sfruttato economicamente
ü
minacciato
ü
occupato territorialmente
ü
perseguitato
§
Antichi rancori
§
Sete di potere
2.
Rivalità
L’insofferenza
diventa rivalità. Percepisci l’altro come tuo nemico. Gli fai
concorrenza. Cerchi di essere più agguerrito di lui, di avere armi più
potenti, di coglierlo in fallo.
3.
Guerra fredda
Si rompono le
relazioni diplomatiche, regna una sorta di “indifferenza” reciproca,
si spia di nascosto l’avversario, si tengono le armi puntate su di
lui, gli eserciti pronti a intervenire, si sfavorisce quel paese in
tutti i modi possibili (boicottandolo economicamente, mettendoci contro
l’ONU…)
4.
Conflitto violento
A questo punto basta
un niente perché esploda il conflitto. Spesso il paese che si sente più
forte cerca le occasioni o le inventa per passare all’azione.
Torniamo a noi, alla nostra vita “pacifica”. Non ci
capita spesso di vivere la stessa escalation nei nostri ambienti: in
famiglia, con certi parenti, con i vicini di casa, in classe? In
piccolo, certamente, ma non senza dietro una grande sofferenza.
Anche qui tutto parte dall’
1.
insofferenza per l’altro
Non
lo sopportiamo più.
-
Può essere per una naturale antipatia (superabilissima),
-
perché ci sembra di subire delle ingiustizie (dai genitori, dai
professori…)
-
Oppure di essere in qualche modo sfruttati (dal datore di lavoro, da chi
mi cerca solo quando
ha bisogno…)
-
Perché l’altro occupa il mio “territorio” (mi prende il ruolo
nella squadra di calcio, usa senza permesso le mie cose…)
-
Per invidia e gelosia, dalle quali nessuno è immune.
-
Per sete di potere, di avere un posto migliore, di guadagnare di più,
di controllare gli altri.
2.
Rivalità
Si diventa rivali, si
cerca di superare, schiacciare, mettere in cattiva luce.
3.
Guerra fredda
Non ci si saluta più,
non ci si parla, ma in realtà si sta attentissimi al comportamento
dell’altro, si gode delle sue disgrazie, si cerca di mettere tutti
contro di lui.
4.
Conflitto aperto
Se l’altro fa
qualcosa che secondo noi supera il limite, il nostro vaso trabocca ed
esplode il conflitto: litigi a urla o addirittura passando alle mani,
gesti per danneggiarlo moralmente o materialmente, ricorso ad avvocati,
fino alle cose peggiori che leggiamo nei giornali.
Perché
succede tutto questo? La
radice è dentro di noi. Se rientriamo in noi stessi, quando abbiamo
il coraggio di guardarci con sincerità, scopriamo spesso che la nostra
anima è un campo di battaglia. Se a volte ci sembra una distesa
tranquilla, quante mine antiuomo vi sono nascoste: basta una leggera
pressione per cui esplodono, con reazioni esterne più o meno
controllate.
Quanti giudizi, rigidità, antipatie, gelosie, invidie, paure, piccoli o
grandi odi pronti a scattare alla minima minaccia esterna.
Questo perché spesso ci sono in noi dei nodi irrisolti: non siamo
soddisfatti di noi stessi: ambiti del nostro carattere che abbiamo
scoperto fragili e tentiamo di camuffare a noi e agli altri, frammenti
della nostra storia che rifiutiamo, aspetti del nostro corpo che non
riusciamo ad accettare…
Sono mine pronte a scattare, a volte basta il tono di voce con cui si
rivolgono a noi, l’atteggiamento di qualcuno, un gesto inconsapevole
di un altro che però a me ricorda un episodio molto spiacevole e mi
scatena dentro dei sentimenti e delle reazioni incontrollate.
No, la guerra non è fuori di noi: è in noi!
Eppure, nonostante tutto ciò, Dio ha fiducia in noi e crede che
possiamo diventare “operatori di pace”.
Roberto Frau
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