i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Il volto umano di Cristo 2
  perché la mia umanità riguarda a Dio

 

Il mese scorso ci siamo fermati a "contemplare" il mistero umano di Dio che è Gesù. Questo mese aggiungiamo degli aspetti che ci spalancheranno le porte sul mistero della fragilità dell'umanità che approfondiremo il prossimo mese.

GLI OCCHI
Tra le caratteristiche che si possono evidenziare della sua persona anche fisica ce n’è una particolarmente importante: il suo sguardo. Evidentemente i suoi occhi dovevano essere intensi e penetranti, gli evangelisti (soprattutto Marco che riporta i ricordi di Pietro) lo fanno notare in numerose occasioni. E’ interessante cogliere le sfumature del linguaggio. I verbo “guardare” è impiegato in tre varianti:
1. Guardare attorno
E’ lo sguardo di Gesù quando invita all’attenzione prima della predicazione, quando vuole manifestare il suo affetto ai discepoli: “Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: ecco mia madre e i miei fratelli!” (Mc 3,34).
A volte è uno sguardo silenzioso ma intenso: “Entrò a Gerusalemme nel tempio. E dopo
aver guardato ogni cosa attorno … uscì con i Dodici diretto a Betania“ (Mc 11,11).
Oppure è uno sguardo sdegnato e sofferente: “Guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: stendi la mano!” (Mc 3,5).
2. Guardare in alto
E’ lo sguardo di Gesù che si rivolge al Padre; per esempio prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma è anche il modo in cui guarda Zaccheo, il basso uomo che era salito su un sicomoro per riuscire a vederlo passare.
3. Guardare dentro
E’ il suo modo di guardare quando desidera imprimere bene negli ascoltatori quello che dice: “Gesù guardandoli dentro disse: impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio” (Mc 10,27). Così fisso il giovane ricco che non aveva il coraggio di lasciare i suoi beni: “lo guardò dentro e lo amò” (Mc 10,21).
La vita di Pietro è stata segnata da due di questi sguardi:”Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni, e ti chiamerai Cefa, che vuol dire Pietro” (Gv 1,42). Poi dopo il tradimento: “Il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro…uscito fuori, pianse amaramente” (Lc 22,61-62).

UN UOMO SENSIBILE E ATTENTO
E’ vivissima in Gesù l’attenzione alla vita quotidiana. Nei suoi detti e nelle parabole troviamo una panoramica di scenette e personaggi del suo tempo: il vicino scocciatore, il giudice ingiusto, il viandante rapinato e ferito, il sacerdote puritano, la donna che non si rassegna a non trovare una moneta rotolata sotto i mobili, i servi che si danno alla bella vita quando il padrone è via, il ladro che arriva quando meno te l’aspetti, l’avaro che accumula capitale…
Nei suoi paragoni troviamo gli oggetti umili di tutti i giorni: il sale, la farina, il lievito, i vestiti rattoppati, gli spiccioli, il bicchiere di acqua fresca, il vino vecchio e il vino nuovo, la cruna dell’ago, le tarme e la ruggine, i fiori del campo, la rete dei pescatori.
E’ facile intuire una grande simpatia di Gesù per la nostra umanità.

Sono veramente ancora tanti gli aspetti della sua personalità sui quali sarebbe interessante soffermarsi, penso al suo amore per la natura, al suo umorismo, al rapporto coi bambini, a quello con le donne, al suo essere vero ebreo… Non è possibile farlo ora. Vorrei approfondire qualcosa che, più di tutto quanto detto sinora, ci può far sentire Gesù veramente uomo come noi.

TENTAZIONI
I vangeli ci raccontano che Gesù ha passato dei momenti di tentazione da parte del diavolo. Gìà questo lo rende democraticamente uguale a noi. Se poi andiamo a vedere di che tipo di tentazioni si trattava scopriamo qualcosa di ancor più “umano”. Prima di iniziare il suo ministero Gesù si ritira nel deserto per 40 giorni al termine dei quali viene tentato. Il diavolo gli chiede di fare un miracolo per sfamarsi, di dominare sul mondo e di usare Dio a suo piacimento. Tre tentazioni di esercitare poteri divini a suo vantaggio. Gesù le respinge e, come sappiamo, sceglierà la debolezza e l’umiltà. 
Non tutto finisce qui, l’evangelista nota che il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Quando? Sulla croce, tentato non più dal diavolo in persona, ma per bocca di uomini. Per altre tre volte viene fatta a Gesù questa proposta: “se veramente sei il Cristo salva te stesso, scendi dalla croce”. Dal popolo, dai soldati e dall’uomo crocifisso alla sua sinistra. E’ sempre la stessa tentazione di non essere uomo sino in fondo, ma di usare il potere divino per evitare di soffrire.

PAURA 
Probabilmente la frase che lui ha ripetuto di più nella sua vita è “Non temete”. Se c’è una cosa di cui ha tentato di convincerci è stata la fiducia in Dio nelle situazioni preoccupanti. L’ha fatto con regolarità, talvolta sgridando chi si lasciava prendere dal timore. Eppure ad un certo punto anche lui ha avuto paura. E’ stato quando ha sentito avvicinarsi il momento della passione. Marco ci dice che cominciò a sentire paura e angoscia. Non era mai successo prima, era stato sempre un uomo coraggiosissimo.

L’ABBANDONO
Sappiamo che riuscì a superare quel momento e ad affidarsi al Padre, ma non finì tutto lì, era solo l’inizio. 
Fu arrestato, processato, ingiustamente condannato, flagellato, deriso, picchiato e inchiodato in croce. I suoi nel mentre l’avevano lasciato solo. Cosa ha provato dentro di sé Gesù in questi momenti? Non è facile rispondere e immaginarsi il suo abisso di dolore, sappiamo che ad un certo punto, proprio prima di morire, dalla croce grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. 
Sono le parole con cui inizia un salmo, parole che esprimono quello che provava. In quel momento Gesù si è sentito veramente e sino in fondo solo uomo. Gli è sembrata vera una cosa terribile, che il Padre l’avesse abbandonato, dimenticato, lasciato a se stesso. 
Gesù era Dio in quanto si sentiva unito perfettamente al Padre e da lui riceveva la divinità, per tutta la vita egli aveva sentito questo. Ora non più, e dunque non si sente più Dio, ma solo uomo, “svuotato” della divinità.
E qui succede qualcosa di straordinario e paradossale, perché proprio quando Gesù si sente solo uomo, un pover’ uomo per giunta, mai come allora è Dio. Infatti ha vissuto l’abbandono del Padre per amore nostro, per farsi definitivamente vicino a noi, come noi. E’ stato un atto d’amore supremo. Siccome Dio è amore (è questa la sua essenza), in quel momento Gesù ci manifesta pienamente la sua divinità, ci manifesta di essere Dio - amore.
(continua)

Michele Marongiu

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