i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Il volto umano di Cristo 1
  perché la mia umanità riguarda a Dio

 

Questo mese l'approccio di doppio clic si modifica perché stavolta non parte da un fatto umano per trovarvi in controluce un spunto evangelico ma al contrario: tenterà di guardare in controluce l'umanità di Gesù per ritrovarvi la nostra.

 

CRISTO PER NOI
“Cristo”, che significa “Unto”, indicava il Messia, colui che doveva venire in Israele a nome di Dio. E’ il nome dato a Gesù di Nazaret dai suoi discepoli, è quindi un nome che suppone la fede in lui perché riconosce in lui una presenza divina. Molti comunque preferiscono chiamarlo più confidenzialmente col suo nome proprio: “Gesù”, S. Paolo poi li usava tutti e due: “Cristo Gesù”. Curiosamente oggi i non credenti generalmente lo chiamano “Cristo”, mentre i cristiani “Gesù”.
Oggi più che di Cristo è proprio di Gesù che vorremo parlare, cioè dell’aspetto umano di questo personaggio che per i suoi discepoli è niente meno che Dio stesso.

Ho l’impressione che per noi cristiani il fatto più sconcertante della storia sia diventato qualcosa di scontato, di ovvio, cioè che Dio si sia fatto uomo. Sembra quasi che per molti cristiani l’incarnazione di Gesù non sia vera sino in fondo. Anche se uomo Gesù viene considerato troppo perfetto rispetto a noi, un po’ come se Dio si fosse solo travestito da uomo mantenendo però una perfezione, una onnipotenza, una sapienza, una capacità di soffrire non umane e quindi lontane da noi.
Non è detto che sia così per tutti… per provare a capire se per noi sia così mettiamoci questa domanda:
Il fatto che Dio si sia fatto uomo cosa cambia per me? 
Ha delle conseguenze nella mia vita come cristiano (quindi anche in quella quotidiana di uomo/donna di oggi)?

UNA VITA UMANA
Innanzitutto dobbiamo vedere Gesù come una persona normale che ha avuto una crescita secondo le normali leggi dello sviluppo. Luca ci dice che “cresceva in età davanti a Dio e agli uomini”, neonato, bambino, adolescente… con tutto ciò che di naturale queste età comportano: sviluppo del corpo, delle conoscenze, dei sentimenti…

I SUOI SENTIMENTI
Gesù prova la fame e la sete, sente la stanchezza, ha bisogno di dormire, prova dei sentimenti e non ha paura di nasconderli. A questo proposito i vangeli ce lo mostrano spesso commosso e addirittura sconvolto di fronte alla morte di un suo amico: “Si commosse profondamente… si turbò… scoppio in pianto”, tanto che i presenti commentavano “Vedi come l’amava” . Anche di fronte alla città di Gerusalemme, pensando che sarebbe stata distrutta, Gesù pianse.
Altre volte gioisce e si lascia prendere dall’entusiasmo, come quando i suoi discepoli tornarono dalla missione “pieni di gioia” e lui “esultò nello Spirito Santo”. Se non fosse così non avrebbe potuto dire agli apostoli prima di morire: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi”.
Sapeva anche stare allegro; non possiamo immaginarlo troppo serio quando era invitato ad un matrimonio o ad un banchetto, infatti i pubblicani, generalmente buontemponi, si trovavano a loro agio con lui. Non per niente i moralisti lo accusavano di essere un mangione e un beone.

IL DESIDERIO
Anche lui provava intensi desideri: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!”. 
E’ interessante osservare che Gesù rivolge i suoi desideri non solo verso il Padre, come quando gli domanda qualcosa nella preghiera, ma anche verso gli uomini, ha bisogno di chiedere agli uomini: desidera dell’acqua dalla donna Samaritana, “Dammi da bere”. Desidera essere capito almeno dai suoi amici: “Da quanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?”, desidera quasi con ansia di trovarsi con i Dodici per l’ultima volta: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi”.
Per capire il significato del desiderio in Gesù pensiamo a tutto ciò che desiderare implica: l’attesa, la speranza, il dolore di non vedere subito realizzato ciò che si desidera, la delusione o la soddisfazione di avere ottenuto. E’ strano pensare che Gesù provava questo perché in genere chi ha potere può fare a meno di desiderare qualcosa perché ottiene tutto facilmente e Dio è onnipotente ma si è fatto uomo al punto di dare l’impressione di aver perso l’onnipotenza.

AMICO
Gesù ha avuto il senso dell’amicizia. Era particolarmente amico di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria, quando passava dalle loro parti si fermava a casa loro come ospite.
Chiama “amici” i suoi apostoli, è premuroso con loro e si preoccupa della loro stanchezza, ama stare in intimità con loro dopo aver predicato alle folle. Sente tre di loro particolarmente vicini: Pietro, Giacomo e Giovanni. Li vuole con sè nei momenti decisivi e quando sente avvicinarsi l’angoscia della crocifissione chiede loro compagnia (rimanendone però deluso): “Disse loro: la mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me” (Mt 26,38). 
(Continua)

Michele Marongiu

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