i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Essere giovani... 3 
  Scoprire la vocazione di tutti i giorni

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La vocazione di ciascuno di noi non è una scatola, per cui trovata quella il gioco è fatto. No, non funziona così.

La vocazione è il dinamismo della propria vita personale, dei suoi eventi e dei fatti non delle idee e delle parole. In questo gesù si dimostra chiaro e drastico: nel Regno non si entra a forza di "bla, bla" e le preghiere servono a poco se poi non si fa la volontà del Padre, volontà che Gesù poi spiega come il "mettere in pratica il Vangelo", la Parola di Dio.

Così può anche capitare di aver "scoperto" la mia vocazione nel matrimonio o nel sacerdozio ma se ogni giorno non cerco la Volontà di Dio per me e non l'attuo nel vivere le parole del Vangelo, quella "vocazione" al matrimonio o al sacerdozio sono delle scatole vuote, e come una scatola di cartone viene spazzata via al primo temporale...

E' nella piccola "vocazione " quotidiana al Vangelo, all'essere "santi e immacolati nell'amore" che uno può scoprire la propria vocazione, per intenderci, "complessiva". Questo perché la Volontà di Dio su di noi si può paragonare ad un raggio di sole che ci raggiunge. Il sole è Dio e il raggio è il suo amore, le sue parole che, se vissute, realizzano la mia vita. Il raggio ha questa caratteristica geometrica: di essere fatto di punti. Così anche la nostra vita è fatta di istanti, di un continuo susseguirsi di attimi presenti. Quello che spetta a me è chiedermi: "Come posso vivere il vangelo ora, come posso amare adesso", un adesso fatto di lavoro, di studio, di riposo, di rapporti con gli amici, coi famigliari o magari con sconosciuti. In quell'«adesso» tutto si circoscrive e si semplifica: il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora. Ho solo quello da vivere e posso viverlo!

Così il Vangelo diventa attuabile, l'amore possibile e avanzo sui "punti" che compongono il raggio della mia vita, della Volontà di Dio su di me. E giunge un momento in cui posso voltarmi indietro e visto i cammino percorso posso dire: "Ma questo sono io!". Se si è onesti con sé stessi la vocazione che abbiamo definito "complessiva" viene da sé, normale, naturale.

Tutta la vita, istante per istante, si riempie e ogni cosa acquista significato, dalla cosa più bella alla cosa più dolorosa. Non fa differenza lavorare, studiare o giocare perché sono cose che si accendono dal di dentro e illuminano le nostre giornate. Anche le cose difficili possono acquistare leggerezza e quelle più banali trovano una loro solennità, perché ormai nella vita niente è più da scartare...

Alla fine la casa sarà salda nella roccia e potrà arrivare la bufera e il fiume potrà gonfiarsi, ma si rimarrà sempre in piedi. 

Come sempre, provare per credere.

Roberto Frau

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