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Nell'appuntamento
precedente è emersa l'affascinante
(e spesso sofferta) ricerca di sé che anima i sogni, le ribellioni, le
trasgressioni di chi vive la giovinezza. Se nel viverla si viene
assaliti dal dubbio che non siamo frutti del caso può aprirsi un
orizzonte nuovo che viene definito da una parola che ormai è stata
svuotata di significato: la vocazione. Potrebbe essere tradotta con la
frase "sentirsi chiamare per nome": riconoscere me stesso in
un "nome" che descrive ciò che nell'intimo di me sento e
desidero.
Questa
volta proviamo (pur semplificando moltissimo) a dare qualche tratto a
due ceppi fondamentali del "sentirsi chiamare per nome". Sono
due modi diversi e complementari per esprimere sulla terra la parola
"Amore" detta da Dio in Cielo: il matrimonio e la
consacrazione (sacerdotale e/o religiosa).
Sono
due forme di chiamata al primato di Dio, alla comunione e
alla fecondità, come due volti di una stessa medaglia.
Il
matrimonio.
E'
il mistero dell'incontro di due anime e due corpi (cioè due persone)
che si fondono in un'unica realtà d'amore e si aprono alla fecondità
della vita. E' il rapporto umanamente più forte che si possa pensare,
che diventa rappresentazione concreta sulla terra dell'amore che Cristo
ha dimostrato all'umanità.
Si
tratta di seguire Dio (perché questo è il cristianesimo) attraverso la
mediazione di quel "tu" concreto con cui ti sei legato e dei
figli che questo legame ha generato. Certo la famiglia cristiana è per
sua natura aperta agli altri e al servizio, ma il 1° amore per Dio
passa attraverso il coniuge e si rende visibile al mondo attraverso
l'amore dei primi prossimi che sono i membri della propria famiglia.
Questa
comunione ha lo scopo di portare sulla terra il regno dei Cieli
promesso da Gesù, di incarnare e concretizzare nel tessuto sociale
l'Amore del Padre.
La
consacrazione.
Il
termine è improprio perché ogni battezzato è consacrato nello Spirito
Santo e incorporato a Cristo. Oggi si sente anche usare la definizione
di "speciale consacrazione" per sottolineare una decisione di
unirsi più visibilmente a quel Gesù a cui tutti siamo consacrati.
Anche questo è un mistero: il mistero dell'incontro di un'anima con Dio
e con la sua misericordia. E' mettere Dio al primo posto in maniera
visibile senza mediazioni, in cui Dio non è solo il primo ma è anche tutto.
Questo
non perché la persona chiamata sia più virtuosa di un'altra, anzi...
forse è piena dei miserie e contraddizioni più di altre ma, come dice
S. Paolo, Dio spesso sceglie ciò che è debole per confondere i forti.
E'
mettersi in contatto con un'esperienza d'amore dove una persona sola non
basta, perché è un amore che ti apre a tutti e a ciascuno aperti ad
una fecondità spirituale verso ogni persona.
Se
il matrimonio si fa canale per portare il Cielo in terra, la vita
consacrata si fa canale per portare la terra in Cielo, e da testimone
della nostalgia d'eterno insita nel cuore di ogni uomo, cerca di
inzuppare ogni cosa di quell'Amore per ricordare a tutti che il
compimento di ogni sforzo compiuto qua si compirà nel Padre e che la
vita non si conclude affatto il giorno in cui moriremo.
Ad
entrambe rimane l'unico terreno in cui si cresce e si matura:
"Siamo stati chiamati prima della creazione del mondo ad essere
santi e immacolati nell'amore". Senza questa base ogni vita, in
qualsiasi vocazione si esprima, è destinata irrimediabilmente ad
inaridirsi e a morire su sé stessa. (continua)
Roberto Frau
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