i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Un’immagine: il mouse e il doppio clic che si fa col pulsante sinistro. Alle volte il rapporto con la nostra vita è un po’ così: ci sono delle nostre esperienze, dei nostri modi di essere che rimangono come certe icone in un angolo dello schermo del computer. Sono lì, come in standby e non sappiamo cosa c’è dentro o, se lo sappiamo ne temiamo il contenuto ed evitiamo di aprirlo. Eppure è importante ogni tanto avere il coraggio di arrivare lì, su quell’icona e cliccarci sopra, per vedere cosa c’è dentro, come funziona e, magari, fermarsi a fare un po’ d’ordine

 Essere giovani... 2  vai alla 1a parte

 Nell'appuntamento precedente  è emersa l'affascinante (e spesso sofferta) ricerca di sé che anima i sogni, le ribellioni, le trasgressioni di chi vive la giovinezza. Se nel viverla si viene assaliti dal dubbio che non siamo frutti del caso può aprirsi un orizzonte nuovo che viene definito da una parola che ormai è stata svuotata di significato: la vocazione. Potrebbe essere tradotta con la frase "sentirsi chiamare per nome": riconoscere me stesso in un "nome" che descrive ciò che nell'intimo di me sento e desidero.

Questa volta proviamo (pur semplificando moltissimo) a dare qualche tratto a due ceppi fondamentali del "sentirsi chiamare per nome". Sono due modi diversi e complementari per esprimere sulla terra la parola "Amore" detta da Dio in Cielo: il matrimonio e la consacrazione (sacerdotale e/o religiosa).

Sono due forme di chiamata al primato di Dio, alla comunione e alla fecondità, come due volti di una stessa medaglia.

Il matrimonio.

E' il mistero dell'incontro di due anime e due corpi (cioè due persone) che si fondono in un'unica realtà d'amore e si aprono alla fecondità della vita. E' il rapporto umanamente più forte che si possa pensare, che diventa rappresentazione concreta sulla terra dell'amore che Cristo ha dimostrato all'umanità.

Si tratta di seguire Dio (perché questo è il cristianesimo) attraverso la mediazione di quel "tu" concreto con cui ti sei legato e dei figli che questo legame ha generato. Certo la famiglia cristiana è per sua natura aperta agli altri e al servizio, ma il 1° amore per Dio passa attraverso il coniuge e si rende visibile al mondo attraverso l'amore dei primi prossimi che sono i membri della propria famiglia.

Questa comunione ha lo scopo di portare sulla terra il regno dei Cieli promesso da Gesù, di incarnare e concretizzare nel tessuto sociale l'Amore del Padre.

La consacrazione.

Il termine è improprio perché ogni battezzato è consacrato nello Spirito Santo e incorporato a Cristo. Oggi si sente anche usare la definizione di "speciale consacrazione" per sottolineare una decisione di unirsi più visibilmente a quel Gesù a cui tutti siamo consacrati. Anche questo è un mistero: il mistero dell'incontro di un'anima con Dio e con la sua misericordia. E' mettere Dio al primo posto in maniera visibile senza mediazioni, in cui Dio non è solo il primo ma è anche tutto.

Questo non perché la persona chiamata sia più virtuosa di un'altra, anzi... forse è piena dei miserie e contraddizioni più di altre ma, come dice S. Paolo, Dio spesso sceglie ciò che è debole per confondere i forti.

E' mettersi in contatto con un'esperienza d'amore dove una persona sola non basta, perché è un amore che ti apre a tutti e a ciascuno aperti ad una fecondità spirituale verso ogni persona.

Se il matrimonio si fa canale per portare il Cielo in terra, la vita consacrata si fa canale per portare la terra in Cielo, e da testimone della nostalgia d'eterno insita nel cuore di ogni uomo, cerca di inzuppare ogni cosa di quell'Amore per ricordare a tutti che il compimento di ogni sforzo compiuto qua si compirà nel Padre e che la vita non si conclude affatto il giorno in cui moriremo.

Ad entrambe rimane l'unico terreno in cui si cresce e si matura: "Siamo stati chiamati prima della creazione del mondo ad essere santi e immacolati nell'amore". Senza questa base ogni vita, in qualsiasi vocazione si esprima, è destinata irrimediabilmente ad inaridirsi e a morire su sé stessa. (continua)

Roberto Frau

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