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Dicono
che certe domande sono retoriche e quindi non si fanno mai perché la
risposta è scontata. Ma in questo modo non si danno mai risposte a
domande che invece sono importanti. Proviamo?
Ti
capita mai di sbagliare? Le cose ti vanno sempre bene o qualcosa ti va
storta? Come reagisci? Hai paura dei fallimenti o non te ne importa
niente? Se
ci pensate un attimo, nella nostra società del successo a tutti costi,
dove un allenatore non vice un paio di partite rischia di essere
esonerato e poi vince lo scudetto, queste sono domande tabù. Però,
pur in quest'atmosfera di onnipotenza che ci circonda, l'illusione di
non sbagliare mai, di non fallire mai sia comunque una delle prime a
scomparire, sebbene poi ci si nasconda dietro l'immagine di persone di
successo, felici e giocose. Sbagliare
e fallire fanno parte della vita, sia umana che cristiana: non possiamo
ne eliminarli ne evitarli. Anche Gesù ha fallito: dopo 3 anni di
predicazione e di bagni di folla tutti lo hanno abbandonato ed è morto
crocifisso al posto di un delinquente. E' essenziale: per vivere è
necessario correre il rischio del fallimento. Ma
come reagire ai propri errori o ai fallimenti che subiamo? Solitamente
si usano 3 modi:
1.
Far finta di non vedere, usando ragionamenti del tipo: "Ma
io avevo ragione; è colpa degli altri; è colpa della sfortuna",
tirandosi fuori da qualsiasi responsabilità.
2.
Abbattersi, facendosi dei complessi e montando la paura di
prendere nuove responsabilità e fare nuove scelte.
3.
Lasciarsi vivere, vivendo alla giornata e infischiandosene delle
conseguenze delle proprie azioni.
Sarebbe
inutile dire che questi 3 modi di reagire sono sbagliati se non fosse
inevitabile invece riconoscersi ora nell'uno ora nell'altro. M a perché
sono sbagliati? Rischiano di relegarci in un limbo di eterno
infantilismo chiudendoci in 3 atteggiamenti sbagliati: cocciutaggine,
paura e menefreghismo. Ci bloccano e ci portano allo sfascio.
Esiste
un 4° modo di affrontare i propri errori e i propri fallimenti: quello
di considerarlo per ciò che sono, interruzioni, tappe del
nostro cammino. Se uno si trova ad interrompere una cosa, per portarla a
termine cosa fa? Ricomincia!
"Ah,
ah, è la scoperta dell'acqua calda!", verrebbe da dire. Proviamo a
farlo però, senza addossare inutilmente le responsabilità a terzi
(siano persone o situazioni o il fato), consapevoli che la vita
continua...
Ricominciare
sempre, dopo ogni nostro sbaglio o fallimento è una legge
cardinale della vita. Guardiamo la natura: ogni volta viene autunno,
sembra che ogni cosa muoia ma sempre a primavera rinasce; il chicco di
grano che seminato nei campi sembra marcire e invece rinasce
moltiplicato come spiga... E' una legge cardinale della vita perché è
una legge cardinale dell'amore: chi ama ricomincia sempre perché
nell'amore non è proibito sbagliare ma chiudersi.
Certo
si potrebbe fare la moralina che s'impara dai propri errori, che i
fallimenti rafforzano il carattere, che è così che si diventa persone
mature... Sarebbe tutto vero ma mancherebbe la cosa più importante,
come una potente automobile consegnata senza benzina. Se il ricominciare
è la legge cardine dell'amore è amore che va messo nel serbatoio della
vita e bisogna andare dall'unico distributore che non inganna: Dio.
Il
punto è questo: Dio mi ama immensamente. Non mi ama perché sono buono,
perché sono uno di successo che non sbaglia mai e me lo merito. L'unico
motivo per cui mi ama è perché esisto, ci sono e sono io, con i miei
limiti, i miei errori. Con Lui non ho bisogno di maschere per rendermi
accettabile... Se anche quando sbagliamo, quando appariamo falliti siamo
amabili per Dio, allora possiamo amare, vivere... ricominciare!
Una
piccola sintesi finale? Eccola.
Ricominciare
è:
1.
Essere sinceri con sé stessi e con gli altri: "è vero, ho
sbagliato, ho fallito...".
2.
Accettare che sia accaduto: questo non rende minore la mia dignità
visto che Dio continua a ritenermi amabile.
3.
Buttarmi a vivere il presente: perché è l'unica vita che possiedo
realmente visto che il passato non l'ho più e il futuro non l'ho
ancora.
In
bocca al lupo.
Roberto Frau
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