i Giovani con i Padri Somaschi     

 

 Se dico di avere fede...  

L’altro giorno è venuta una signora per parlarmi. Ad un certo punto mi ha attirato l’attenzione una frase detta forse senza pensarci troppo: «Sa, sono una persona di fede: sono stata a scuola dalle suore…». E’ strano rendersi conto con quali criteri arriviamo a dirci che siamo uomini di fede. Io sono religioso ma spesso mi rendo conto che non basta a dirmi se ho fede o no. 
Se pensiamo bene però esistono delle “spie” che ci aiutano a portare a alla coscienza la misura della nostra fede. Eccone alcune.
Le preoccupazioni.
Quante volte ci assalgono togliendoci la pace. Significa che c’è qualcosa che oscura la fede nell’amore di Dio per noi: riteniamo la fonte di preoccupazione non solo più forte di noi (cosa che poi è probabile) ma anche di Dio. Ci dimentichiamo che Gesù ci dice: “Non state con l’animo in ansia: ad ogni giorno basta la sua pena” (Mt 6,34). E San Pietro esorta nella sua lettera: “Gettate in Lui ogni preoccupazione” (1Pt 5,7).
Il senso di solitudine.
Ci sembra che nessuno ci capisca, che siamo abbandonati a noi stessi nell’affrontare certe situazioni… come se Dio non ci fosse. Eppure Dio ci ha assicurato: “Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi per il frutto delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,14s).
Sentirsi in preda all’impotenza.
E’ come sentirsi in balia del “Caso”. Le cose ci sembrano che non vadano mai per il verso giusto, che la sfortuna si accanisca contro di noi… Ma il caso e la sfortuna non esistono: Lui conta persino i capelli del nostro capo e S. Paolo ci assicura che “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” (Rom 8,28).
La paura.
E’ forse la spia più rossa. Dove c’è Dio non può esserci paura, e se c’è la paura in un certo senso Dio “scompare”: ci impedisce di vederlo. Non a caso S. Giovanni nella sua lettera dice che “l’amore perfetto – quello di Dio - scaccia il timore” (1Gv 4,18). Non è forse “Non temere” il ritornello degli angeli messaggeri nella Bibbia?

Di fronte a queste spie che spesso si accendono, con varia intensità, durante le mie giornate viene da chiedermi: dov’è la mia fede?
Ho come un’impressione: facciamo difficoltà a sintonizzarci con l’amore di Dio per noi perché in fondo noi siamo troppo complicati. Non è Gesù stesso a ricordarci che “chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino non entrerà in esso” (Mc 10,15)?
Il fatto è che Dio è semplice e solo i semplici l’incontrano: “Ti ringrazio o Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai semplici” (Mt 11,25).
Un proverbio dice: “ciò che fa soffrire non sono le cose che succedono ma i giudizi con cui li valutiamo”. Infatti:
- se siamo insicuri ogni persona e ogni situazione è una minaccia
- se siamo bloccati, ogni esperienza è sotto l’ombra di un fallimento definitivo
- se siamo frammentati dentro, la realtà attorno sarà sempre dispersiva.
Di fatto proiettiamo nella realtà, e quindi anche su Dio, le complicazioni che abbiamo dentro.
Ma come essere semplici?
Dio è semplice perché non fa tante cose ma ne fa solo una: ama. E non potrebbe essere altrimenti perché lui è Amore.
Noi invece al mattino quando ci alziamo abbiamo in testa: che dobbiamo lavorare, che presto ci sposeremo, che c’è la tesi da finire, che ho quel collega da affrontare, che c’è quel problema da risolvere… Sono tutte cose giuste, che vanno fatte, ma non sono l’essenziale.
Come dovremmo alzarci? Avendo in testa una sola cosa: amare! Come? Amare lavorando; amare preparandomi al matrimonio; amando finendo la tesi; amare affrontando il collega…
Non sono le cose in sé ad essere sbagliate ma il metterle come punto di partenza, frammentando la nostra attenzione e le nostre energie. Abbiamo una sola cosa da fare: amare e amando facciamo tutto il resto. Sarà questa la condizione perché possano attuarsi le parole di Gesù: “ a chi mi ama mi manifesterò… e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,21-23)
Che sia questa la fede?

Roberto Frau

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