i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Elogio della debolezza.  

Mi ha fatto impressione scoprire che nonostante l'enorme disoccupazione in Italia ci siano settori dove esiste un'enorme domanda di addetti ma che nessuno risponda : nelle campagne, nelle officine, in fabbrica, come operatori ecologici...

Anche se diciamo che non è vero, se ci guardiamo a fondo dobbiamo dirci una verità: anche noi, come in tutto il mondo occidentale, viviamo nel mito dell'uomo di successo, sicuro di sé, bello, attraente, pieno di fascino, dal corpo perfetto e dal carisma trascinante. Insomma, roba da modella/o da sfilata parigina o milanese.

Continuamente ci si sforza di rientrare nei canoni di perfezione patinata di riviste di tendenza o di stereotipi da celluloide, facendo la gioia dei produttori di cosmetici e delle griffe della mode. Così si oscilla tra distinti manager con la 24 ore e i calciatori di successo; tra possessori di auto di lusso e borghesi no-global che ascoltano Manu Chao ma camminano su scarpe Reebook cucite da bimbi cambogiani sfruttati e sottopagati.

In realtà quegli uomini e quelle donne non esistono, frutto mitologico dell'economia di mercato, che stuzzica la vanità di uomini e donne per farne dei perfetti consumatori.

In realtà ogni uomo e ogni donna è pieno di difetti e imperfezioni: si è sempre o troppo bassi o troppo alti; o troppo grasse o troppo magre; o troppo timidi o troppo insicuri... E cosa facciamo di fronte a ciò? Si ha fretta di superare queste imperfezioni e si finge di non averle: si finge di essere sicuri ma non lo si è; si finge di non essere timidi ma lo si è; si finge di non avere problemi mentre magari si è sommersi dai casini; si finge di essere brillanti per non essere esclusi ma alla fine si rimane soli dentro. O addirittura si decide che i propri difetti sono cose belle, perché fanno tendenza, perché fanno "trasgressivo", per nascondere la propria pigrizia di affrontare la responsabilità di crescere.

E' per questo che faccio l'elogio alla debolezza: perché "Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti". Sì, perché Dio non si vergogna dei miei difetti, della mia fragilità: mi ama così come sono, mi chiama per nome indipendentemente dal fatto che io risponda o meno ai canoni di bellezza o di successo. Con lui posso essere me stesso, senza maschere, senza nevrosi, consapevole dei miei limiti e dei miei peccati perché mi vuole bene. E perché mi ama mi permette di essere migliore: sempre me stesso ma migliore. Perché Gesù è sceso nella debolezza degli uomini e con loro e per loro è salito in croce, come un idiota: "Scendi dalla croce, salva te stesso, e noi ti crederemo!". E lui, come uno stolto è rimasto in croce ed è morto per me, perché mi vuol bene.

Con questa sua idiozia è smascherata la finzione di chi mostra perfetto e forte ma in realtà è una scatola vuota, come un pacchettino ben incartato col fiocco ma senza regalo dentro. Così rende vana la fatica di chi si crede il migliore ma ha rinnegato se stesso perché ha rinnegato la sua immagine e somiglianza con Dio.

Elogio alla debolezza dunque, perché in questa debolezza posso accogliere la potenza immane dell'amore di Dio, di cui io ho uno sconfinato bisogno.

Roberto Frau

Se vuoi puoi scriverci cliccando il logo