i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Tentazione.  

Sono entrato durante i saldi in un negozio di abbigliamento. Mentre guardavo alcuni articoli una ragazza chiede alla commessa di mostrarle un dato maglione. Dopo averne tastato la lana mostra un certo disappunto riguardo alla qualità. A quella reazione la commessa le propone un'altro maglione simile ma più pregiato, solo con il prezzo un po' più alto. La risposta della ragazza mi incuriosisce: "Sai che sono proprio tentata...".

Perché mi ha incuriosito? Quando ero piccolo mi avevano insegnato che la tentazione riguardava una spinta a scegliere qualcosa di cattivo che mi avrebbe portato a peccare. Mentre in quel momento mi rendevo conto che ormai nel linguaggio comune "essere tentati" è divenuto qualcosa di neutro: è trovarsi di fronte alla decisione verso qualcosa che mi piace ma non necessariamente cattivo, anzi. Mi sembrava di intuire allora che ormai la "tentazione" si è un po' diluita e poi non c'è niente di male "caderci dentro".

Sarà forse per questo che la percezione del peccato diminuisce sino al punto da svanire? In fondo scelgo ciò che mi piace: non è anche questo un valore? Si può forse scegliere qualcosa che non ci piace?

Ma il punto cruciale della tentazione sta proprio qui. Mi sono riletto le tentazioni di Gesù come le descrive il Vangelo (Lc 4,1-13). In definitiva il diavolo non chiese a Gesù cose cattive, anzi... Gesù ha fame, è il Figlio di Dio, è stato modello della Creazione per il Padre: perciò, se ha fame, perché non tramutare le pietre in sassi. Dov'è il problema? Poi, se veramente il Padre lo ama, qual'è il problema nel farsi dare una dimostrazione della sua premura? Mentre veniva battezzato nel Giordano la Voce che si udì non disse forse che era il suo figlio prediletto? E poi, tutti i regni della terra non erano forse già suoi? Che problema c'era? Non c'erano proposte di violenza, o perversioni sessuali o truffe, eppure Gesù rispose di no. In cosa consisteva allora la tentazione?

In fondo è semplice, che tutte quelle proposte, che pure potevano essere nella sua possibilità e nel suo diritto, mettevano Gesù al centro del suo "universo" e il resto era "usato" per sé. La tentazione non sta tanto nelle cose buone o nelle cose cattive ma nel fatto che, buone e cattive, le "uso" per me, per il mio egoismo, per salvare me stesso e non per amare o, come dice Gesù, per servire ("Non sono venuto per essere servito ma per servire"). Infatti il brano delle tentazioni nel Vangelo di Luca si conclude con dicendo che "il diavolo si allontanò da Lui per tornare nel tempo fissato". E sarà poi sulla croce dove, non più dal demonio ma dalla folla, dai farisei da uno dei ladroni, sentirà nuovamente la triplice tentazione: "se tu sei il Figlio di Dio salva te stesso, scendi dalla croce e noi ti crederemo". Ma anche lì Gesù non cede, non "salva sé stesso" ma noi e per amore rimane sulla croce. 

Sta qui la mia perpetua tentazione: salvare me stesso a continuo danno degli altri, glissando quella voce che da dentro mi chiede di compromettermi nell'amore.

Roberto Frau

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