i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La voce nella piazza.  

Il mondo massmediatico normalmente ci propone persone ben decise nelle loro scelte, che sentono quello vogliono veramente e sanno cosa fare. Confrontandomi con simili modelli non dico che mi sento handicappato ma certamente non mi ci riconosco facilmente. Di fronte ad una scelta spesso ho l'impressione che quella che prendo sia la più adatta ma raramente che sia quella giusta. Se mi confronto con la mia interiorità - ma credo di non essere l'unico - mi ritrovo di fronte ad un via vai di voci ed annunci. E' come una grande piazza dove s'intersecano tendenze diverse, che spingono a fare cose diverse: razionalità, emozioni, pigrizia, desiderio di rivalsa, buon senso... Questo groviglio di realtà è compresente e non sempre è facile dargli un nome. A volte mi sembra una stazione con tanti binari e nella confusione rischi di prendere il treno sbagliato. E gli "annunci" di partenza, provenienti dalla nostra cultura, dai condizionamenti sociali, dal nostro egoismo e dalle nostre paure si sovrappongono e qualche volta ci lacerano.

Eppure, son sicuro che lo avete sperimentato, in quel caos a volte ci sfiora una voce, un annuncio, che percepiamo diverso dagli altri ma che se non prendiamo subito in considerazione viene sommerso dalle altre. Arriva da "più in là", è più in profondità. Come farla emergere sopra le altre? Bisogna "tacere", fare silenzio e "fermare il mondo", almeno per qualche istante della giornata. Svuotarsi dai pensieri, dalle preoccupazioni, dalle ansie, dai progetti. E nel silenzio "quella voce" parla e noi possiamo ascoltarla.

Ma come riconoscerla tra le mille che ci popolano? Se siamo onesti con noi stessi non è poi così difficile perché in genere quello che ci propone è scomodo, ci toglie dalla "tranquillità" e dalla stasi, ci scalza dalle paure e dalle pigrizie. E' una voce controcorrente che mi spinge alla solidarietà con chi soffre e ad impegnarmi non solo per me ma anche per gli altri, mi spinge alla coerenza e alla verità anche se costa.

Forse non è un caso che tutte le grandi religioni che puntano sull'interiorità dell'uomo, dall'induismo all'islamismo, dal cristianesimo al confucianesimo, e lo stesso buddismo (che in senso originario religione non è) giungono ad una conclusione comune: fare il bene, vivere la compassione, "fare al prossimo ciò che si vorrebbe fatto a sé".

Ma per chi è cristiano questa è più che una voce. Il Concilio Vaticano II parlava di "semi del Verbo" e quel Verbo sappiamo che è Gesù. Lui stesso abita nell'intimo della nostra coscienza e con Lui possiamo dialogare, possiamo ascoltare la sua voce e seguirla

Se è così allora una possibilità in più per riconoscere quella Voce tra le voci: la sua corrispondenza col Vangelo, che contiene il pensiero di quel Gesù che abita in noi.

Proviamo a prendere quel libro, a leggere quelle pagine e a fare silenzio, quel silenzio a cui abbiamo fatto riferimento sopra, lasciando che quelle parole scritte 2000 anni fa ci risuoni dentro. Sarà inevitabile sentirne l'eco che arriva dal profondo di noi che ci scomoderà per agire in un solo modo: amando. Ma con una differenza e una novità: sentiremo la forza di attuare quella verità scomoda e proveremo una gioia speciale nell'attuarla benché ci possa costare... Provare per credere!

Roberto Frau

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