i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Il vero bene: la relazione.

 

Chi avesse già scorso le altre "icone" aperte da "doppio clic" avrà notato lo scorrere di questi argomenti: la sofferenza innocente, il male frantumazione dei rapporti, il rimedio come perdono verso sé e gli altri. Nel filo intessuto fin qui è arrivato il turno di entrare dentro il "bene": la relazione.

Come ci immaginiamo sia un rapporto che possa esprimere il "Bene"? Come sogniamo un rapporto ideale? Penso che tutti sperimentiamo la fatica nel costruire e mantenere rapporti positivi, chiari, veri. Quando arrivi a sentirti soddisfatto e sicuro di qualcuno di questi basta così poco per incrinarlo o sbiadirlo...

Personalmente sono rimasto sempre fortemente affascinato da una "icona" della relazione presentata nel vangelo di Luca: i discepoli di Emmaus (Lc 24,13). Provate a leggere il brano e "osservare" gli atteggiamenti dei due discepoli e quelli di Gesù: sono di una estrema ricchezza.

Prendiamo i due discepoli:

Per loro la morte di Gesù è stato un avvenimento deflagrante e distruttivo: per lui avevano lasciato tutto ed ora si ritrovano con le mani vuote e loro "ritornare a casa" è simbolo del fallimento. Eppure quell'insegnamento dato da Gesù ai "72 discepoli" di andare a due a due è rimasto, e nella difficoltà si sostengono a vicenda. Ed anche il messaggio di accoglienza del loro maestro rimane nel loro stile e benché nell'amarezza fanno spazio all'estraneo che si avvicina loro condividendo con lui la loro vita, così com'è, senza maschere.

Vediamo ora Gesù:

"Di cosa state discorrendo?". Gesù prende l'iniziativa, si sporge verso i due per primo, interessandosi di ciò che sta a loro a cuore. E poi tace, si tira indietro e ascolta, lasciando quello spazio dentro cui i due viandanti hanno la possibilità di svuotare la piena del loro cuore.

"Tardi e duri di cuore...". Un rapporto vero non è necessariamente accondiscendente, non condivide l'errore, anzi, amante della verità spiega, distingue e se necessario rimprovera.

"Entrò per rimanere con loro...". Condivide tutto di sé, rimane con loro, "spezza il pane", l'Eucaristia, cioè tutto sé stesso: dà la vita!

Il risultato? "Non ti bruciava il cuore di gioia mentre lui conversava con noi?". I due discepoli sperimentano quel "cuore caldo" a cui ciascuno di noi anela: non semplice allegria ma gioia vera, profonda. Ma questo non li chiude in un sentimentale quanto sterile intimismo: corrono a Gerusalemme a dare la notizia agli altri seguaci del Signore cambiando i loro progetti. Un rapporto vero non chiude mai, non separa, non allontana ma apre e lancia verso tutti. 

Proviamo a riassumere le caratteristiche di un rapporto vero in 6 punti?

  1. Iniziativa: ama per primo, s'interessa all'altro

  2. Accoglienza: d° prima spazio perché l'altro possa esprimere sé stesso

  3. Contro corrente: prende le distanze dall'errore senza scandalizzarsi delle persone

  4. Dona tutto: dona sé stesso senza misurare

  5. Gioia profonda: non solo allegria

  6. Apre: non separa ma avvicina gli altri.

Direi che è una splendida fotografia del rapporto vero con cui potersi confrontare e, perché no, da cui ripartire per migliorarsi.

Continua 

Roberto Frau

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