i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Superare il male! 1.

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Nell'ultimo clic ci siamo resi conto che la radice del male è la divisione, l'interruzione del rapporto che l'uomo ha con sé stesso e con ciò che lo circonda: l'ambiente,gli altri, Dio stesso. E questa frantumazione dei rapporti è qualcosa che è dentro di noi.

Qual'è il rimedio al "male", a questa "frattura" nelle nostre relazioni?

La risposta spontanea è anche scontata: l'amore. Ma rischia di rimanere generica. Da dove cominciare?

Dal perdono!

Diciamoci la verità: in fondo l'errore più difficile da perdonare non è quello degli altri bensì il proprio. E' vero che è facilissimo per noi commettere degli errori e far finta di niente, proseguendo tutto tranquilli e pacifici, magari scaricando la responsabilità sugli altri. Ma quello non è perdono. Quello allontana me dalla verità, mi "divide", mi "frantuma" di più. Il primo rapporto da recuperare è con sé stessi, proprio perché la la frantumazione è dentro di noi. Perdonare sé stessi significa riconoscersi con sincerità in quel difetto, in quella mancanza che si ferisce il mio orgoglio ma che di fatto mi appartiene: sono io.Si tratta di riavvicinarsi a ciò che sono e che non scompare semplicemente ignorandolo. Da questa sincerità con sé stessi che diventiamo migliori. Ma riavvicinarsi a sé stessi, senza cadere nel cinismo o nella disillusione, spesso è un'impresa che appare sovraumana. Riesco a farlo se mi guardo con gli occhi dell'amore di Dio per me. 

Si tratta di scoprirsi che vivo perché sono "perdonato", perché accolto nel mio limite, nei miei errori, da qualcuno che continuamente mi rinnova la sua stima, la sua fiducia. Questo è quanto Dio ha fatto e continua a fare con me. "Non sono venuto a cercare i giusti ma i peccatori" dice Gesù. E S. Paolo gli fa eco: "A stento si trova uno che sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio per una persona per bene. Ma Dio dimostra il suo amore per noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,7-8)

Come ci ha amati ancora: "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo ha trattato da peccato in nostro favore, perché noi potessimo riacquistare la giustizia per suo mezzo" (1Cor 5,21). Gesù è sceso dentro le nostre divisioni per colmare la distanza della separazione che era venuta a crearsi. E' sceso nella meschinità delle mie bugie, nella grettezza della mia ipocrisia, nella piccineria dei miei egoismi. E' sceso nel buio dei miei sensi di colpa, della mia insoddisfazione, della mia solitudine, per amarmi dal di dentro, proprio dove soffro e fuggirei da me stesso.     - Continua -

Roberto Frau

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