|

Un'altra
risposta per capire il dolore è quella che parte dall'uomo guardando
Dio.
L'uomo cosa può capire?
Il punto di partenza sta nel fatto che Dio si è rivelato come
"Amore" (1Gv 8) ed ha creato il mondo per amore, e l'uomo
perché lo amasse.
L'amore
è una realtà meravigliosa ma allo stesso tempo "terribile". Perché?
Perché
l'amore non si può pretendere, non lo puoi costringere né
condizionare, altrimenti diventa un'altra cosa che amore poi non è.
Come reagiremmo se arrivasse uno a dirmi: "Mi devi amare!"?
L'amore
invece nasce da un requisito fondamentale: la libertà, la possibilità
di scegliere e quindi, anche con la possibilità di rifiutare l'amore.

È
un rischio che non si poteva evitare: l'uomo deve avere la possibilità
di sbagliare. E Dio non può impedirlo, altrimenti annienterebbe l'uomo
ed ogni sua possibilità di amare.
Ma
l'uomo spesso sceglie di non amare, sceglie il "Male" (il
"non-amore"). È come la parabola del figliol prodigo: chiede
al padre l'eredità, perciò lo considera morto. Dio permette di
ucciderlo, di prendere il suo e di sperperarlo. Ma il Padre attende e lo
vede da lontano. Non solo: Gesù ripercorre la stessa strada del figliol
prodigo, e sta con lui in mezzo ai porci per ritornare con lui indietro
nella casa del Padre.
Così
Dio non vuole assolutamente il male ma, proprio per questo, non può
impedirlo. Può però aiutare l'uomo a trasformarlo, compiendo qualcosa
di miracoloso che De André definirebbe così: "dal letame nascono
i fiori".
E
sull'imparare ad usare la nostra libertà che si gioca la qualità del
nostro amore e della nostra vita. La vita è sulle nostre spalle e non
nei fili di un Dio burattinaio che fortunatamente non esiste. Non
possiamo de-responsabilizzarci. possiamo
essere artefici dell'inferno e del paradiso non solo dopo la morte ma
già nelle nostre giornate. Se avessimo il coraggio e la responsabilità
di guardare i nostri fratelli che soffrono per stare
accanto a loro scopriremo lo stesso cammino di Gesù che ha scelto di
stare in mezzo alle nostre miserie per portarci alla Risurrezione.
Roberto Frau |