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Una
volta una persona che aveva un tragico passato alle spalle mi confidò
tutta l'angoscia di pensare che Dio avesse potuto permettere un simile
scempio nella sua vita e che la tentazione all'ateismo era forte. A
questa persona risposi che aveva ragione e che anch'io al suo posto
sarei ateo. Ma essere ateo di un dio che permette delle crudeltà -
conclusi - non è vero ateismo, perché quel dio non esiste! E' normale,
sopraffatti dalla rabbia, cercare un capro espiatorio del nostro male in
un dio che se non ne è causa diretta almeno non è intervenuto. Ma il
vero volto di Dio non è quello del "deus ex machina" o del
"motore immobile" che muove tutte le cose quasi fosse un
burattinaio e noi docili burattini.
Alla
domanda sul dolore innocente si possono dare due risposte: una vista
dall'alto, da Dio, e una vista dal basso, dall'uomo.
Cominciamo
dalla prima.
La
risposta di Dio non è un'argomentazione filosofica: non ha spiegato né
argomentato: ha fatto e vissuto. Ha rinunciato al Cielo e si è fatto
uomo. In questo modo ha sofferto e tra tutte le sofferenze ha
attraversato quelle più pesanti: lo strazio fisico della croce e il
macigno del fallimento, del tradimento, della solitudine. Ma ha
raggiunto il colmo sperimentando in qualche modo la stessa distanza da
Dio che tutti sperimentiamo quando ci troviamo confusi in mezzo al
dolore gridando nel suo dialetto: "Dio mio perché mi hai
abbandonato?", così come farebbe ogni uomo che soffre
ingiustamente.
Questa
è la risposta di Dio: entrare dentro il nostro male e condividerlo
soffrendo lo stesso male che l'uomo soffre. Nella sofferenza umana è
nascosta quella di Dio che viene recuperato misteriosamente verso un
fine di bene, di resurrezione: "Tutto coopera al bene di coloro che
amano Dio" dice S. Paolo. Tutto!
Ovvio,
qui la ragione non basta: è un'esperienza e solo con l'esperienza si
può capire perché l'amore non si può spiegare ma solo vivere. E in
chi lo sperimenta non ci si chiede più il perché l'uomo soffra ma come
può condividerlo e alleviarlo.
Penso
a Madre Teresa. Non so se lei si sia mai chiesto il "perché"
ma di certo si è chiesta il "come" e la sua risposta è davanti
agli occhi di tutti. Così fece Girolamo e così tutti i santi che non
hanno avuto paura della sofferenza ma l'hanno affrontata.
Riguardo
alla risposta dal basso, a partire dall'uomo... Sarà per la prossima
volta!
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Roberto Frau |