i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Perché il dolore innocente... 1

Una volta una persona che aveva un tragico passato alle spalle mi confidò tutta l'angoscia di pensare che Dio avesse potuto permettere un simile scempio nella sua vita e che la tentazione all'ateismo era forte. A questa persona risposi che aveva ragione e che anch'io al suo posto sarei ateo. Ma essere ateo di un dio che permette delle crudeltà - conclusi - non è vero ateismo, perché quel dio non esiste! E' normale, sopraffatti dalla rabbia, cercare un capro espiatorio del nostro male in un dio che se non ne è causa diretta almeno non è intervenuto. Ma il vero volto di Dio non è quello del "deus ex machina" o del "motore immobile" che muove tutte le cose quasi fosse un burattinaio e noi docili burattini.

Alla domanda sul dolore innocente si possono dare due risposte: una vista dall'alto, da Dio, e una vista dal basso, dall'uomo.

Cominciamo dalla prima.

La risposta di Dio non è un'argomentazione filosofica: non ha spiegato né argomentato: ha fatto e vissuto. Ha rinunciato al Cielo e si è fatto uomo. In questo modo ha sofferto e tra tutte le sofferenze ha attraversato quelle più pesanti: lo strazio fisico della croce e il macigno del fallimento, del tradimento, della solitudine. Ma ha raggiunto il colmo sperimentando in qualche modo la stessa distanza da Dio che tutti sperimentiamo quando ci troviamo confusi in mezzo al dolore gridando nel suo dialetto: "Dio mio perché mi hai abbandonato?", così come farebbe ogni uomo che soffre ingiustamente. 

Questa è la risposta di Dio: entrare dentro il nostro male e condividerlo soffrendo lo stesso male che l'uomo soffre. Nella sofferenza umana è nascosta quella di Dio che viene recuperato misteriosamente verso un fine di bene, di resurrezione: "Tutto coopera al bene di coloro che amano Dio" dice S. Paolo. Tutto!

Ovvio, qui la ragione non basta: è un'esperienza e solo con l'esperienza si può capire perché l'amore non si può spiegare ma solo vivere. E in chi lo sperimenta non ci si chiede più il perché l'uomo soffra ma come può condividerlo e alleviarlo. 

Penso a Madre Teresa. Non so se lei si sia mai chiesto il "perché" ma di certo si è chiesta il "come" e la sua risposta è davanti agli occhi di tutti. Così fece Girolamo e così tutti i santi che non hanno avuto paura della sofferenza ma l'hanno affrontata.

Riguardo alla risposta dal basso, a partire dall'uomo... Sarà per la prossima volta!

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Roberto Frau

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