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Questa volta quale icona cliccare, quale aspetto
della nostra vita aprire per vederci dentro?
Ho pensato che una cosa
accomuna ogni persona, piccola o grande che sia: gli obbiettivi!
Possono essere grandi sogni o piccole cose: dal fumarsi una sigaretta al
passare una bella serata in compagnia; dal prendere dei voti dignitosi a
scuola a diventare medico; dal riuscire come animatore a uscire con
quella ragazza… Nessuno può dire di non avere almeno un obbiettivo
minimo.
Proviamo ora, nella ambientazione informatica, di “scaricare la
posta” e tentiamo di stilare un elenco di quali sono i nostri
obbiettivi. Possono essere a breve, medio o lungo termine. Uno può
averne di un solo o di tutti e tre i tipi.
Sicuramente ciascuno di
noi ha almeno qualche obbiettivo o sogno nella sua vita. Ma ci siamo mai
chiesti perché ci poniamo degli obbiettivi? Perché, in un modo o
nell’altro, speriamo che raggiungerli ci renda più contenti, ci
faccia sentire felici. Ecco, se clicchiamo “obbiettivi” esce dallo
standby la
felicità.
Essere felice!
È l’aspirazione più profonda che ciascuno nasconde nel
suo intimo. Ma cosa ci rende
felici?
Quando eravamo bambini
in fondo ci bastava poco: prima di tutto l’affetto dei genitori. Era come un mare in cui riuscivamo ad
annegare ansie e paure. Poi arriva l’età in cui quell’affetto più
che darci gioia ci dà noia: una sorta di cappa a cui, sì, ci teniamo
ma da cui preferiamo liberarci. “Fai così… Fai colà… Ti ho
insegnato in questo modo… Torna a casa presto… Dove sei stato…
Quanto hai preso di matematica… Stasera non esci… Quel viaggio non
lo fai…”.
Magari percepiamo che non si fidano di noi e sempre più spesso siamo
tentati di raccontare qualche storia…
Insomma, l’affetto dei genitori aiuta la felicità ma non è la
felicità.
La felicità è
sicuramente legata all’avere
un ragazzo, una ragazza con cui stare, volersi bene, amarsi. Ma,
mamma mia, quanto è doloroso l’amore! Ad un certo punto ti pigli una
sbandata per il tipo o la tipa e quella, in tutta risposta, non ti
calcola neanche un grammo. Poi magari scocca la passione, e poi
t’accorgi che non è sincero/a, che alla prima ti molla per un altro/a.
Magari t’accorgi che più che interessato/a a te è interessato/a ad
andare a letto con qualcuno con poca spesa se non quella di un po’ di
parole dolci.
È felicità amarsi, ma quanto è difficile trovare chi ci creda: il
rapporto di coppia aiuta la felicità ma non è la felicità.
Sicuramente è felicità
divertirsi in
compagnia, un po’ come “Rotta per casa di Dio” di Max
Pezzali. Spari 4 stupidaggini, ti scoli una birra o qualche drink, tiri
tardi in discoteca e, perché no, ti fai una “canna” o almeno
qualche tiro…
Però arrivi a sera, torni a casa, ti metti a letto e spegni la luce.
Quante volte è capitato di sentire quel senso di vuoto e di solitudine
che non sai afferrare, né catalogare… Quante volte, nonostante le
risate ti senti triste, perché in fondo c’è un alone di falsità nei
tuoi compagni, anche percé magari ti costringono a certi atteggiamenti
per essere accolti dalla loro compagnia, perché magari non ti cercano
se non sei su di giri e ti lasciano nel tuo brodo se non fai tu il primo
passo…
Perciò divertirsi in compagnia aiuta la felicità ma non è la felicità.
E così di seguito per
tante altre cose: fare sport, suonare, avere il motorino o l’ultimo
cellulare… Ogni cosa può dare il suo contributo ma niente si può
identificare con la felicità. Esiste qualcosa che possa veramente
renderci felici? Voi che ne dite?
Ora fermiamoci a
riflettere su un'immagine. E
come mettersi di fronte a due bicchieri d’acqua. A guardarli
sono identici. Proviamo ad assaggiarli. Una è salata l’altra è
dolce. Cosa vuol dire? Al senso della vista sembrano uguali ma per
scoprirli dentro ci vuole un altro senso: il gusto. Ecco, per scoprire
il “gusto” della vita, la felicità, più delle cose forse ci
vuole un altro “senso”, un senso più profondo.
Roberto Frau |