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La
Pace. Quando usiamo questa parola per contrasto è spontaneo vengano in
mente il susseguirsi delle notizie dei telegiornali, autentici
bollettini di guerra: si aprono davanti a noi gli agghiaccianti scenari
del Kosovo, degli attentati in Israele, delle guerre etniche in
Africa…
Lì sì che ci vorrebbe la pace! Ci viene in mente l’ O.N.U., le sue
carenze, le sue lentezze. Il pensiero innescato va ormai in concatenazioni di
idee che s'allontanano dal nostro vivere quotidiano, facendoci dimenticare
che i conflitti attraversano continuamente anche le nostre giornate. Certo non
ci sono mortai, tute mimetiche, ma assistiamo a più di una di queste
piccole guerre e spesso ne siamo coinvolti.
È magari qualche dissapore fra parenti, per cui i nostri genitori non
rivolgono più la parola agli zii; magari siamo noi a non
riuscire a comunicare con i nostri familiari, e il tono di voce si fa spesso brusco, l’ accento ironico. Magari l’ ambiente che
frequentiamo è minato da una sorta di guerriglia velata da sorrisi e
parole di cortesia: nel lavoro rivalità tra colleghi, a scuola c’è
lo sbruffone o l’attaccabrighe e forse ci scappa la battuta che
semina zizzania o si ordisce un progetto per fare le scarpe all’altro.
Insomma, ci vorrebbero una sorta di “caschi blu” anche in tanti
ambienti molto più vicini e giornalieri della Macedonia.
Ma
c’è un altro ambiente ricco di conflitti, vicinissimo a noi più di
ogni altro, dove
nessun “casco blu” può fare niente: siamo noi stessi, la nostra
interiorità!
Se rientriamo in noi stessi, quando abbiamo il coraggio di guardarci con
disincanto, scopriamo spesso che la nostra anima è un campo di battaglia. E se a volte ci
sembra una distesa tranquilla e rigogliosa, quante mine antiuomo vi sono
nascoste: basta una leggera pressione per cui esplodono, con nostre
reazioni esterne più o meno controllate.
Quanti giudizi, quanta rigidità, quante antipatie e qualche volta anche
piccoli o grandi odi pronti a scattare verso ogni minaccia esterna…
Questo perché, spesso, in noi ci sono dei nodi irrisolti: non siamo
soddisfatti di noi stessi; ci sono ambiti del nostro carattere che
abbiamo scoperto fragili e tentiamo di camuffarli a noi e agli altri; ci
sono frammenti della nostra storia che rifiutiamo. Forse è il rapporto
con i nostri genitori, che inconsciamente vediamo come origine
ancestrale di ciò che non ci piace di noi, o lo spauracchio di un
nostro futuro che non vorremmo si realizzasse; forse è un desiderio di
affetto o di amore continuamente disilluso e più o meno ben mascherato...
Sono vere mine anti-vita e ogni situazione esterna che le sfiora può
farle scattare: il tono di voce con cui si rivolgono a noi,
l’atteggiamento di qualcuno, il tic nervoso del nostro vicino, che
scatenano il rincorrersi di sentimenti interiori, di ricordi affettivi,
di reazioni incontrollate che spesso si riversano all’esterno causando
ulteriori micro conflitti.
No, la guerra non è fuori di noi: è in noi, siamo noi!
È una visione esagerata? Voi che ne pensate?
Ma
a questo riguardo cosa ci dice il Vangalo? Che risposte ci dà?
Ho trovato questa che mi piace: “Beati gli operatori di pace perché
saranno chiamati figli di dio“.
È
la settima beatitudine. Le altre beatitudini sono costruite su un
paradosso in cui si parla di una felicità già presente
(dice infatti:” Beati…“ e non:
“ Sarete beati…“) in contraddizione con una presente
situazione di indigenza (Felici
sono i poveri; gli affitti; i perseguitati). Al contrario questa beatitudine
non è costituita su una opposizione: felicità e pace sono due idee
che si rincorrono e si completano spontaneamente.
Ma qui, Gesù non parla dei pacifici, quelle persone cioè che si
limitano ad evitare la violenza ed ogni genere di conflitto. Gesù parla degli
operatori di pace, di quelle persone cioè che si
impegnano a costruirla, diventando così essi stessi gli artefici quella
pace in cui desiderano vivere.
Questa beatitudine esprime quindi la realtà di qualcuno che si dà
da fare, che non se ne sta semplicemente in pace ma che entra
nei conflitti per portarvi la pace. Pensate a
grandi costruttori di pace come Ghandi, Luther King, Madre Teresa: hanno
avuto una vita tutt’altro che pacifica.
I "costruttori " di pace, sono persone che creano
legami, stabiliscono rapporti, appianano
tensioni.
Ma rimane una domanda: come si fa, se non si ha la pace dentro? Chi fa
da “casco blu“ dentro di noi?
Mi pare lo spieghi
la stessa
beatitudine. Fate caso: è costruita con una logica circolare.
GLI OPERATORI DI PACE SONO FIGLI DI DIO. Ma anche vero il contrario: I
FIGLI DI DIO SONO OPERATORI DI PACE.
Essi possono costruire la pace perché i conflitti interiori sono sanati
dall’esperienza di scoprirsi “figli di dio“.
Qui sta il punto! Provate a rispondere a questa domanda: chi è Dio per me
?
Non chi dovrebbe essere, né chi vorrei che fosse, ma ciò che
esistenzialmente è per me in questo momento, mentre sto leggendo questo
domanda.
Quando mi venne rivolta questa domanda andai in crisi perché
non avevo una risposta, perché l'avevo lasciata per scontata per tanti
anni. Fu però lo spunto per la grande scoperta della mia
vita: DIO MI AMA IMMENSAMENTE! Mi ama così come sono, con i miei
conflitti ed incoerenze, i miei errori e le mie solitudini: sono suo
figlio!!! È stata forse questa la grande luce anche per S. Girolamo,
nello scoprirsi figlio, perciò con una dignità altissima, “non
giudicato ma salvato”.
Questa scoperta è all’origine
di ogni pace, è il primo mattone per costruirla.
Perché Qualcuno mi ama così che posso intessere
rapporti di sincero amore: senza falsità e inganno
perché non ho più nulla da nascondere; senza forme di falsità, di
implicita violenza e rivalità, di più o
meno velato egocentrismo. Esprimo così all’esterno una
realtà interiore: sono amato. Allora posso fare il primo passo;
intervenire con prudenza e dare spazio all’ascolto; risolvere in me la
tensione esterna mettendomi nella pelle dell’altro; trasformare
l’ironia in humor sdrammatizzando le situazioni… Insomma, non
mi darmi pace per… la pace.
Roberto Frau
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