i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Psicologia

a cura di Cinzia Riassetto

     
Paura: psicosi da guerra
 
 
 

E' ormai da una settimana che si sente nominare ovunque la parola "guerra", parola che inevitabilmente provoca ad ognuno di noi delle reazioni con quelli che sono i nostri fantasmi e immaginari.
Come fare per non negare ciò che sta succedendo nel mondo e allo stesso tempo non cadere ai confini di ciò che viene definita "psicosi da guerra"?
Parliamo tra noi ragazzi! Confrontiamoci, permettiamoci di liberare i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, le paure che ci provoca questa guerra. La condivisione degli stati d'animo è sempre possibilità di sentirsi capiti, soprattutto nei casi in cui c'è alla base un vissuto comune, come questo.
Ma attenzione! Sempre con uno scenario di fondo che è l'unico che non porti al disorientamento profondo nei casi migliori o all'ansia generalizzata in quelli peggiori. Qual è questo scenario? E' la speranza.
La spinta motrice dei nostri discorsi sulla situazione internazionale attuale deve essere la speranza per il futuro e l'atteggiamento di non vendetta: facciamo una riflessione al proposito. Non pensiamo che i nostri sentimenti di odio, di rancore, supportati da quella che viene definita giustizia, (ma è una falsa giustizia!) provati a migliaia di chilometri da dove la guerra ha luogo, siano meno dannosi!
Lo conoscete il principio per cui "uno battito di ali di farfalla a Tokio provoca un tornado a New York"? Significa semplicemente che dal piccolo nascono le cose grandi, nel bene e nel male. E allora cominciamo a lavorare nel nostro piccolo.
L'uomo di fronte a queste cose si sente impotente, si sente vittima di decisioni e prese di posizione fatte da qualcuno che non pensa al suo benessere, al suo futuro e il sentimento che ne deriva è un miscuglio tra rabbia e paura. La mente umana ha bisogno di sentirsi, anche in questi casi, non lasciata in mano altrui, ovvero in grado di essere, in un certo modo, padrona del proprio destino. Come può l'uomo assumersi la responsabilità della propria vita in queste situazioni al limite della libera scelta? 
Semplicemente promuovendo e rappresentando in prima persona una società civile che vuole la pace, nei piccoli gesti e negli ambienti quotidiani.
Creiamola questa predisposizione alla pace, all'uguaglianza, alla tolleranza, non nascondiamoci dietro la scusa della poca incidenza che da soli possiamo avere, nella convinzione che il principio di prima non vale solo per le reazioni negative!!!
 

 
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