Corporeità nell’uomo
L’uomo
“ha” oppure “è” un corpo? L’uomo “usa” o “vive” il corpo?
Sono due domande essenziali per capire chi sia l’uomo e come
debba essere intesa la sua corporeità e la sua sessualità. Le
moderne scienze umane (antropologia, psicologia, pedagogia…)
hanno ormai superato il concetto figlio dell’antica filosofia
greca del dualismo anima e corpo (cioè l’uomo è la sua anima e
possiede un corpo) per concludere che l’uomo è e vive il
corpo (fatto che coincide anche con la tradizione ebraica
che vede l’uomo radicato al corpo e la fede cristiana sulla
risurrezione della carne). Ovviamente l’uomo non è solo corpo. È
anche intelligenza, affettività e volontà. Ma queste ultime tre
realtà dell’uomo non sono contenute nel corpo così come una
bottiglia può contenere l’acqua ma tutte le mie facoltà
psicologiche, affettive, intellettuali, biologiche,
fisiologiche, spirituali costituiscono un tutt’uno che è
l’uomo stesso. Questa si chiama tecnicamente Unità
Psico-Somatica (da psiche: facoltà psicologico spirituali e
da soma: corpo). A confermare questa unità tra psiche e soma
sono le reazioni psicosomatiche alle emozioni e sentimenti
(batticuore, sudorazione, tremore, rossore, ecc.) e le malattie
psicosomatiche (ulcere, gastriti, cefalee e altro dovuti a
stress e tensioni emotive…). Rispetto a questa unità
psico-somatica la persona si può dire adulta e matura quando i
diversi elementi tra di loro sono in relazione armonica, senza
eccessi o sudditanze dell’una sull’altra, o comunque capace di
gestire possibili interferenze tra loro. Quando ci sono
squilibri tra aspetto psicologico-spirituale e
biologico-somatico allora è a rischio lo sviluppo della persona
e quindi a rischio di patologie (malfunzionamenti della propria
personalità).
Identificazione sessuale
Questa
unità psico-somatica è per sua natura sessuale, cioè ha una
indicazione di genere maschile o femminile. Cioè non è maschio o
femmina solo il corpo e tanto meno solo l’aspetto genitale ma
l’intera unità della persona: è maschio o femmina l’armonia fra
corpo, psiche e spirito. È maschile o femminile il modo di
sentire, di ragionare, di comunicare, di pregare… Ogni aspetto
della vita personale esprime la propria identità sessuale.
Qui andrebbe chiarito poi che questa identificazione di genere
dell’unità psico-somatica non esiste già fatta, ne è automatica
ma, come tutto il processo di crescita umano, è frutto di una
graduale assunzione personale. È uno sviluppo che ha la
possibilità di realizzarsi in pieno, in parte o, in casi estremi
anche fallire.
Ruolo del corpo nella persona
È importante ora
chiarire quale sia il ruolo del corpo all’interno di questa
unità psico-somatica. Prima di tutto il corpo dà la base
biologica alla realtà personale. Senza cuore, polmoni, cervello,
ecc. non ci sarebbe la vita e non ci sarebbe la persona. Questo
era ovvio ma meno ovvio ma altrettanto essenziale è il secondo
aspetto del corpo: funziona come “interfaccia” tra la realtà
interiore dell’uomo e la realtà esterna che lo circonda. Senza
il corpo e i suoi cinque sensi l’uomo non potrebbe venire a
contatto col mondo e quindi conoscerlo (mediazione tra l’esterno
della persona verso l’interno). L’uomo ha bisogno delle mani e
del tatto per percepire la durezza, il calore, degli oggetti,
dell’acqua. Ha bisogno degli occhi per percepire i colori, le
dimensioni… Ma senza il corpo l’uomo non potrebbe neppure
comunicare col mondo (mediazione dall’interno della persona
verso l’esterno). Senza la lingua come potrebbe parlare, senza
le mani come potrebbe costruire e modificare la realtà, senza
gli occhi come potrebbe esprimere i sentimenti… Il corpo risulta
perciò l’anello che congiunge e mette in relazione l’uomo col
mondo e il mondo con l’uomo. Anzi, l’uomo comunica con gli altri
uomini più con l’espressione del viso, il movimento delle mani,
la posizione del corpo che con tutte le parole che può usare… E
tutto questo senza che l’uomo abbia la consapevolezza che questo
accada, perché il corpo senza costrizioni volontarie comunica
immancabilmente ed automaticamente quanto si muove
nell’interiorità della persona.
I problemi della comunicazione
A
questo punto è possibile dire che i problemi della corporeità
sono essenzialmente i problemi della comunicazione. Il fatto che
il corpo sia una sorta di pennello che immancabilmente s’intinge
nei nostri sentimenti per dipingere le tonalità dei nostri
rapporti infatti richiamo certi rischi in cui incorriamo nel
comunicare. Infatti possiamo esprimere certe cose con le parole
e contemporaneamente contraddirle con il tono di voce, o con la
postura del corpo, o con l’espressione degli occhi… È quello che
nelle scienze umane viene chiamato col nome di “coerenza dei
metamessaggi” (cioè dei messaggi indiretti ed involontari
che possono essere difformi con i messaggi espliciti e verbali)
e del rapporto “segnale-rumore” nella comunicazione.
Si chiama “rumore” (tradotto dall’inglese “noise”) tutto quanto
crea disturbo nella comunicazione, e viene usato il rapporto
segnale/rumore per indicare la quantità reale di messaggio che
arriva senza essere impedito, disturbato o falsato dal “rumore”
(signal/noise). Il rumore nella comunicazione tra due persone
può essere un disturbo
-
interno a chi comunica
-
dell’ambiente circostante in cui si comunica
- nella
persona che riceve la comunicazione
1.
Il rumore interno a chi comunica è legato ai sentimenti
che può provare (ad esempio la paura impedisce di formulare
correttamente il pensiero o induce delle espressioni corporee
involontarie che contraddicono quanto detto verbalmente). Oppure
può essere dovuto alla superficialità di contenuto che si dà a
certe idee o concetti, per cui si può dire “ti amo” ad uno
persona ma in realtà si da a quella parola un contenuto povero,
che riguarda eventualmente solo simpatia, affetto…Oppure può
essere legato a preconcetti che condizionano l’espressione delle
proprie idee.
2.
Il rumore esterno, legato all’ambiente può essere un
rumore fisico (chiasso, suoni forti…), un rumore sociale, dovuto
cioè a condizionamenti di gruppo (ad esempio in quell’ambiente
una parola che per chi parla è assolutamente innocente può avere
un significato ambiguo, oppure ci si sente osservati o giudicati
e nella comunicazione non si riesce ad essere liberi,
trasparenti…).
3.
Il rumore presente in chi riceve la comunicazione che
dipende anche lì dalla sua situazione emotiva e dalla sua mappa
mentale e culturale.
Questo ci spiega come arrivare ad una comunicazione trasparente,
vera, è più complesso di quello che possa sembrare, rendendo più
difficile l’autenticità dei rapporti. Una persona matura
dovrebbe essere in grado di saper gestire sia l’armonia tra
metamessaggio e messaggio diretto, sia il complesso rapporto tra
segnale che si vuol comunicare e i vari “rumori” che impediscono
di farlo arrivare nella sua interezza all’altro. Questo
significa creare sintonia tra le intenzioni di chi
comunica, il messaggio comunicato e la capacità di
comprensione del ricevente.
In questo intreccio si aggiunge l’intenzionalità della persona
che comunica, ed in base che esista o no la sintonia tra questi
elementi il segno (parola o gesto che sia) che viene utilizzato
per comunicare può essere
1.
vero: esprime e comunica con trasparenza una
realtà interiore
2.
vuoto: è privo di un contenuto interiore autentico
o completo (come gli attori in un film)
3.
falso: ha un contenuto esterno diverso da quello
interiore.
Tutto quanto detto finora sulla corporeità e sulla comunicazione
dovrebbero farci comprendere che le espressioni corporee in una
persona matura dovrebbero sempre tenere conto di questa sintonia
tra contenuto interiore e gesto, perché sia orientato alla
verità evitando ciò che può essere vuoto, o peggio, falso. E che
quindi l’esercizio della sessualità trova la sua comprensione
all’interno di questa dimensione della comunicazione. |