i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Psicologia

Dossier

     
Affettività. 
Che ruolo ha nell'uomo.
 
 
 

Gli "ingredienti" dell'uomo.
Non è possibile capire che ruolo possa avere l'affettività nell'uomo senza prima chiarire anche sommariamente chi sia l'uomo e soprattutto come sia fatto. Proviamo perciò ad usare un'immagine banale ma chiarificatrice.
Se dovessimo fare una torta dovremmo prendere della farina, dello zucchero, delle uova, del latte, impastando tutto senza dimenticare il lievito. Di cosa è impastato l'uomo? Quali sono, per così dire, i suoi "ingredienti"? Il primo che sicuramente vediamo è il corpo. Ma se facciamo attenzione non è solo corpo, altrimenti sarebbe un animale come altri. Nell'uomo c'è anche l'intelligenza, la sua capacità di ragionare sulle cose e su se stesso. Ma anche l'intelligenza non è sufficiente a fare la "torta" dell'uomo, perché non si riduca ad una sorta di computer che si muove. L'uomo sente le cose che fa, ne rimane coinvolto perché è intriso di sentimento, di affettività. Ma anche questo non basta perché l'uomo sia se stesso: ci vuole una sorta di volante che gli permetta di dirigere la sua vita: la volontà. Questi sono fondamentalmente i quattro "ingredienti" dell'uomo:
- corpo
- intelligenza
- affettività
- volontà.
E l'uomo e uomo se questi 4 "ingredienti" non prevaricano l'uno su l'altro ma sono armonicamente in relazione fra di loro. Per questo si potrebbe dire che il "lievito" che permette all'uomo di essere uomo è proprio la relazione.


L'affettività.
La cultura contemporanea la mette esageratamente in rilievo l'affettività facendone quasi unico criterio di scelta e di decisione. Spesso si dice: "lo faccio se mi sento", "non mi sento". Cos'è questo "sentire"? Il "sentimento" è un aspetto della nostra realtà affettiva insieme agli umori e alle emozioni. Ma se non si ha chiaro cosa sia e a cosa serva l'affettività rischiamo di svuotarla di quanto più prezioso ha da dare alla nostra umanità.

La definizione dell'affettività è piuttosto complessa. Per semplicità la si può esporre sotto due aspetti:
1. La risonanza (l'effetto)che si produce in noi sul piano del piacere e del dolore riguardo la soddisfazione o meno dei bisogni di una persona (fame, sete, bisogno di amicizia, di conoscere...).
2. L'aspetto energetico (come una sorta di carburante psicologico) che spinge e sostiene un'azione o un comportamento utile a soddisfare un bisogno.
Il n° 1 segnala se l'obbiettivo è stato raggiunto, mentre il n° 2 è l'energia per raggiungere l'obbiettivo.
Ora possiamo passare in rassegna le tre espressioni tipiche dell'affettività umana: emozioni, umori e sentimenti.

Le emozioni.
L'emozione è uno stato affettivo molto intenso che si prova trovandosi di fronte ad un fatto nuovo e diverso rispetto a ciò che per una persona costituisce la "normalità". 
Nell'emozione si riconoscono due livelli:
A. Reazione di sorpresa (che è sempre presente);
B. Reazione specifica che dipende dal tipo di fatto inatteso e dal bisogno che viene coinvolto: spavento, paura, collera, gioia.
Presenta poi due componenti esterne:
1. Fisiologica, cioè una reazione sul nostro corpo:
- sudorazione;
- aumento della pressione sanguigna;
- aumento del battito cardiaco;
- alterazione della respirazione;
- dilatazione della pupilla e altra che variano da emozione ad emozione.
2. Comportamentale, in seguito ad una emozione, specie se forte mettiamo in atto dei
- movimenti del corpo
- espressioni del viso
- esclamazioni
- comportamenti,
sono normalmente esagerati e non adeguati alla situazione, per questo anche pericolose (le persone prese dal panico per un incendio si accalcano alle uscite rischiando di morire soffocate o schiacciate; una persona che per un'impeto di gioia si distrae mentre attraversa la strada...).

Gli umori.
Rispetto alle emozioni, in genere forti e legati ad una causa ben precisa, gli umori sono degli stati affettivi durevoli, poco coscienti, senza un oggetto a cui si rivolgono e senza uno stimolo chiaro che li ha causati. Si è tristi, malinconici, nervosi o gioiosi senza sapere bene il perché. Corrisponde a quel che si dice "avere le lune" o "alzarsi con la luna storta". Si definiscono come piacevoli o spiacevoli di bassa o alta tensione:

Piacevoli Spiacevoli:
esaltato  depresso
gaio  malinconico
lieto  triste
contento  scontento
calmo  teso

I motivi che li fanno emergere sono i più svariati:
- alterazioni fisiologiche (a livello ormonale e chimico-nervose, ecc.)
- situazioni fisiche (tasso di ossigeno nell'aria, pressione atmosferica, rumori, ecc.)
- situazioni sociali (non essere accettato dagli altri, non accettare gli altri...)
- situazioni personali (alto o basso concetto di sé).

Prima conclusione.
Per comprendere meglio la terza espressione dell'affettività (il sentimento), tiriamo subito una prima conclusione sul mondo affettivo che emerge dalla breve analisi delle emozioni e degli umori che vale anche per il sentimento: il mondo affettivo si dimostra pre-libero. In altre parole le reazioni affettive non sono ancora libere, perché riflessi condizionati da fattori esterni alla persona che provocano delle reazioni automatiche. Emozioni, umori e quindi sentimenti, nascono senza la consapevolezza della persona e senza la sua decisione. Perciò una persona che si muove e decide solo in base ad emozioni, umori e sentimenti non è libera e se non è capace di gestire l'affettività può rischiare l'autodistruzione come testimoniano le frequenti depressioni ed esaurimenti delle persone nella società moderna. L'affettività è una realtà non solo positiva ma essenziale ed irrinunciabile nella vita umana ma nella misura in cui è vissuta insieme alle altre componenti della persona. Essa va conosciuta, incanalata ed integrata attraverso l'intelligenza (aspetto conoscitivo) e la volontà (aspetto decisionale). Solo così nasce un comportamento ed un agire libero, e non condizionato da fattori esterni che provocano emozioni ed umori. E questo vale anche per i sentimenti.

I sentimenti.
I sentimenti altro non sono che emozioni diluite nel tempo. Perciò la paura diventa angoscia, la collera diventa odio, la simpatia-infatuazione diventa innamoramento. Esaminiamo ora il sentimento-emozione "principe", quello più discusso e meno capito: l'innamoramento.

L'innamoramento.
Come ogni sentimento l'innamoramento nasce da un'emozione forte o graduale che nasce spontanea (non può essere imposta a se stessi né pretesa dagli altri) nella quale si proiettano nell'altro aspettative, bisogni desideri. Per usare un'immagine, è come contemplare la propria immagine riflessa negli occhi dell'altro. In fondo l'altro di cui ci si innamora è solo un'occasione esterna che suscita il sentimento ma che in realtà non c'entra, perché l'innamoramento è una fatto ancora soggettivo e tendenzialmente narcisistico.

Come nasce.
Dentro di noi c'è un naturale bisogno di completezza. Senza che noi ci accorgiamo durante la nostra crescita, fin da piccoli, ci costruiamo un io ideale che è la somma delle cose che in noi ci piacciono e delle cose che ci mancano. Durante l'adolescenza (che è la vostra fase), che inizia dai 11 anni sino ai 22, 25, 30 anni (a seconda delle persone e delle loro situazioni) nasce spontaneo questo fenomeno affettivo, che chiamiamo innamoramento. Quando si incontra un ragazzo (per lei) o una ragazza (per lui) che ci colpisce perché dimostra di avere uno degli elementi che compongono il nostro "io ideale" (che è dentro di noi), lo fa un po' come esplodere all'esterno (così come avviene per l'airbag di una macchina dopo un urto). Questo nostro "io ideale", che è "esploso" all'esterno, riveste la persona esterna che l'ha involontariamente provocato della nostra immagine interna.

I sintomi.
Come ogni espressione affettiva anche l'innamoramento ha dei sintomi che sono di due tipi: fisiologici (che riguardano il nostro corpo) e psicologici (che riguardano la nostra interiorità).
FISIOLOGICI:
- accelerazione del battito cardiaco
- alterazione del ritmo respiratorio
- sudorazione
- leggerezza alla testa e a volte vertigine
PSICOLOGICI:
- costante presenza mentale della persona di cui si è innamorati
- scomparsa delle tensioni e ansie per le preoccupazioni quotidiane
- atteggiamenti entusiastici (un po' "folli")

Non è ancora amore.
Quello dell'innamoramento è un sentimento bellissimo ma non è ancora amore. Infatti sono due esperienze completamente distinte anche se legate fra loro. Infatti, mentre l'innamoramento e un fenomeno affettivo (pre-libero) in cui il soggetto siamo ancora noi (e non l'altro di cui ci siamo innamorati), l'amore e una realtà pienamente umana che non comprende solo l'affettività ma tutta la persona con la sua intelligenza (conosce l'altro nella sua realtà e non nella mia immagine) e la sua volontà (scelgo l'altro perché l'altro è importante per me al di là dei suoi limiti che ora conosco). Inoltre è chiaro che il soggetto non sono più io ma siamo in due: un "io" che si apre ad un "tu" che ricambia.

Concludendo bisogna tener ben chiaro che l'innamoramento può anche diventare poi amore ma non è amore. Perché lo diventi deve essere reciproco e deve innescarsi un processo interamente umano che coinvolga anche gli altri aspetti della persona.
Soprattutto le prime esperienze di innamoramento (quelle adolescenziali) per quanto siano forti ed intense (proprio perché sono le prime e non si erano mai sperimentate prima), sono ancora da lasciar maturare. Perché? Il motivo sta che nei primi anni dell'adolescenza la nostra "macchina umana" è ancora in formazione, si sta ancora bene "assemblando": non si è più bambini ma non si è ancora adulti. Allora evitiamo di spingere l'acceleratore ad una macchina a cui mancano ancora dei pezzi o dei bulloni per non sfasciarla subito. In questi primi tempi è invece più importante preparare bene il terreno all'amore, togliendo erbacce, pietre, concimandolo e innaffiandolo. Si tratta di crescere come persone capaci di rapporto, di dono, di amicizia, con tutti gli aspetti di lealtà, generosità, sincerità che saranno gli strumenti affinché un sentimento possa diventare un vero atto umano, un atto di una persona libera e responsabile.
 
 

 
Vai agli articoli precedenti