i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Noi due

a cura di Dorina e Nicolino

     
QUANDO IL PROSSIMO E' TROPPO VICINO
meditando Ef.4,20-29
 
 
 

Aprendo la home del computer leggo che nel presente non c'è né lontano né vicino ma solo il prossimo.
Riflettendo sul brano proposto ci siamo chiesti: ma se sono innamorato/a, chi è il mio prossimo?
La famiglia d'origine c'è stata donata a volte ce la sentiamo anche imposta dall'alto ma il nostro ragazzo/a ce lo siamo scelto.

Chi è più prossimo di colui con il quale "non sarà un'avventura" come direbbe una canzone ma potrebbe nascere se Dio vuole una famiglia, un'unione sacramentale?
Chi è più prossimo di chi potrebbe diventare prossimamente il più prossimo a me?

Ef 4,25 leggiamolo e poi riflettiamo. Posso dire la verità solo se riesco a comunicare in pienezza e realizzo una comunione vera solo se mi sento membra dell'altro perché siamo figli dello stesso padre, perché siamo sulla stessa strada,quella che porta alla felicità. Grazie a Dio ci arriveremo con sensibilità, passioni, dubbi, amici differenti ma questa diversità diventa seme di felicità solo se fa nascere ricchezza per il nostro rapporto di coppia. "Non tramonti mai il sole sulla vostra ira". Non chiudiamo la porta dell'auto per tornare a casa senza aver concluso un discorso, non lasciamo che l'ultima parola sia detta nell'ira, nella cattiveria e se proprio l'uomo vecchio oggi ha preso il sopravvento devo perdonarmi. Posso ancora scrivere un sms di pace, telefonare... chiedere scusa. Allora comunicare non è dire bene ma dire con... con tutto me stesso e ogni volta che sbaglio sono chiamato all'uomo nuovo, continuamente, con lui/lei per la nostra unione.