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Il 2 giugno 1536 papa Paolo II
aveva convocato a mantova un Concilio ecumenico per il 23 maggio
dell'anno successivo. Chiamò a Roma Giampietro Carafa, Matteo
Giberti, Reginaldo Pole, Gregorio Cortese perché facessero
parte di una commissione preparatoria. Carafa aveva fissato
Verona come punto d'incontro per unirsi a Giberti e Pole e
salutare gli amici. Tra essi c'era anche Girolamo Miani:
"Essendo chiamato il vescovo
Reginaldo Polo Inglese dalla santità di Paolo III Farnese,
monsignor Stefano Bertazuolo, messer Bartolomeo Scaino suo zio e
messer Giovanni Scaino, fratello del suddetto messer Bartolomeo,
andarono a Verona per visitare monsignor reverendissimo vescovo
di Chieti, del quale erano amici e famigliari, e alloggiarono in
vescovato, dove erano alloggiati il vescovo di Chieti e il
Signor Reginaldo Polo, che fu poi cardinale, vivendo allora
monsignor illustrissimo Giberto vescovo di Verona"
In una delle conversazioni che
scaturirono da questo incontro il Bertazzoli ricorda un
intervento di Girolamo:
"Egli,
come pieno di Spirito Santo e come dotato del dono della
profezia, disse che il Signore Gesù Cristo aveva avuto i suoi
martiri, e che il tempo s'approssimava che la santa chiesa sua
sposa avrebbe avuto i suoi, ed in gran numero. Ciò disse mentre
si ragionava della setta luterana, che in Germania cominciava a
dilatarsi"
(Processo ordinario di Pavia,
Fonti per la Storia dei Somaschi 5, pp 3-5)
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