|
"Baciando
loro il capo affettuosamente"
Inizio dell'attività
caritativa
Messer
Girolamo Miani era in grandissima reputazione presso i veneziani, che lo
chiamavano: la savia tesa del Miani. Si mise sotto la direzione del
Vescovo di Chieti, che divenne poi Papa Paolo IV. Egli, pieno di carità,
raccoglieva insieme i poveri orfanelli di Venezia e, raccolti in una casa,
ne aveva cura diligentissima, credendo fermamente di fare un grande
guadagno, se, liberando quei meschini dalle cattive compagnie e da molti
pericoli dell'anima e del corpo, con ogni impegno li avesse allevati nel
timor di Dio.
Rinunciò agli onori e dignità della sua Repubblica e desideroso di
mantenere gli orfani che aveva raccolti, sapendo che era scritto:
"chi non lavora non mangi", per sostentare più facilmente gli
orfanelli, vestitosi poveramente, col batter lana, quotidianamente li
sosteneva e molti gentiluomini veneziani accorrevano a vedere quello
spettacolo e ne rimanevano meravigliati.
Non potendo supplire a tutti quei bisogni con le proprie facoltà e
fatiche, fu costretto a mandare gli orfani alla questua e si pensa che
probabilmente anche egli andava a mendicare.
Nel distribuire il pane, sempre dava quello migliore agli orfani e il
peggiore lo teneva per sé.
Con le proprie mani, con amore, carità e prontezza grandissima mendicava
e lavava i rognosi e tignosi, baciando loro il capo affettuosamente e chi
lo vedeva si stupiva e tutta Venezia ne rimaneva edificata.
|